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Spinaci per la prevenzione dell'Alzheimer? Braccio di Ferro l'aveva già capito

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 01 febbraio 2020Ultimo aggiornamento: 03 dicembre 2020

Per illustrare gli effetti di una dieta ricca di spinaci (famiglia dei flavonoidi) nella prevenzione della malattia di Alzheimer, è stata condotta una specifica ricerca [1] che ne ha evidenziato il ruolo benefico. Ecco perché nella prevenzione dell'Alzheimer è importante seguire una corretta alimentazione ricca di vegetali a foglia verde.

spinaci prevenzione declino cognitivo

L'importanza di spinaci nell'alimentazione

Le piante producono una gran varietà di fenoli vegetali (che contengono un gruppo ossidrilico legato ad un anello aromatico), i quali entrano nella costituzione dei flavonoidi (flavus: biondo) che sono i pigmenti che conferiscono la colorazione ai fiori ed a tutte le altre parti della pianta.

Alla classe dei flavonoidi appartengono i flavonoli che si accumulano principalmente nelle foglie di frutta e verdura e che chimicamente sono 3-idrossiflavoni cui può legarsi uno zucchero, diventando così derivati glicosilati.

I flavonoli esercitano un effetto benefico grazie alla loro capacità di agire come agenti antiossidanti ed antiinfiammatori e come fattori di protezione nei confronti del colesterolo LDL.

Quali sono le verdure più indicate per la prevenzione di AD?

Di seguito i quattro flavonoli più importanti per la salute e i cibi ne sono particolarmente ricchi.

  • Quercetina: la fonte più ricca è rappresentata dai capperi (490 mg% g. peso fresco), seguita da cipolle, cavolo, broccoli, porri, mirtilli, cacao, the verde e nero, vino rosso.
  • Kempferolo: presente in ortaggi come indivia, cavolo e spinaci e in spezie come erba cipollina, dragoncello e finocchio.
  • Miricetina: si rinviene in spezie come prezzemolo ed origano e nei frutti di bosco.
  • Isoramnetina: è il flavonolo meno rappresentato rispetto ai precedenti; si trova in basse quantità in pere, cipolle, finocchio ed è più abbondante solo nell’olio d’oliva e nelle mandorle.

Lo studio sui flavonoli

Lo studio è stato condotto su una coorte di 921 partecipanti al MAP [Rush Memory and Aging Project] dell’età media di anni 81,2 (SD 7.2), in maggioranza (n = 691, 75%) di sesso femminile, senza segni clinici di demenza e sottoposti a valutazione neuro-psicologica annuale e ad accertamento delle abitudini dietetiche mediante un questionario validato.

La popolazione in studio è stata divisa in 5 parti eguali, per cui ciascun quintile ne rappresenta il 20%. Su un follow-up medio di 6 anni, un totale di 220 soggetti hanno sviluppato malattia di Alzheimer.

Aggiustando i dati per età, sesso, livello culturale, positività all’APOE-ε4, attività cognitiva nell’età avanzata e attività fisica i risultati hanno mostrato che i soggetti nel quintile più elevato di consumatori di flavonoli (15,3 mg/giorno) avevano un’incidenza di Alzheimer del 48% più basso rispetto a quelli situati nel quintile più basso (5,3 mg/die).

Il rapporto di rischio (HR) relativamente all’effetto dell’uso dei flavonoli fra il primo ed il quinto quintile è stato il seguente:

  • per consumo totale di flavonoli: 0.52 (intervallo di confidenza [CI] 95%, 0.33–0.84),
  • per il Kempferolo 0.49 (95% CI, 0.31–0.77);
  • per Miricetina, 0.62 (95% CI, 0.4–0.97);
  • e per Isoramnetina, 0.62 (95% CI, 0.39–0.98).
  • Quercetina non è mai stata associata alla demenza di Alzheimer (HR, 0.69; 95% CI, 0.43–1.09).

Prevenire l'Alzheimer con gli spinaci

Da questo studio prospettico basato su una comunità di persone anziane emerge che un consumo più elevato di flavonoli attraverso fonti alimentari, e in particolare di kemferolo, presente soprattutto negli spinaci, e isoramnetina potrebbe essere protettivo per la demenza di Alzheimer.

Secondo Gunter Kuhnle, Professore di Scienza dell’alimentazione all’Università di Reading (UK), questi reperti sono solo indicativi di un’associazione ma non spiegano le cause del fenomeno, pur tuttavia una riduzione del rischio di Alzheimer di circa il 50% rafforza il messaggio che viene lanciato da anni di mangiare sano e di fare attività fisica.

[1] Thomas M. Holland, dell’Institute for Healthy Aging - Rush University, Chicago, Illinois - ha pubblicato il 29 gennaio 2020 su Neurology il lavoro Dietary flavonols and risk of Alzheimer dementia.


Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

4 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

La ringrazio Doc. Per il suo nuovo articolo su un argomento particolarmente delicato e, purtroppo, troppo poco oggetto di chiarimenti per i pazienti. Da sempre una più corretta alimentazione, nonché una vita "equilibrata", sono propedeutiche ad uno stato di salute ottimale.A maggior ragione,avere notizie "confortanti" sulle favorevoli incidenze degli spinaci su una patologia che, purtroppo, coinvolge sempre più persone in età avanzata, di certo sarà di gran conforto per chi ne è affetto. La ringrazio perché,con i suoi articoli, talvolta anche dallo stampo umoristico,Lei riesce sempre a dare ,alle persone affette da patologie "delicate", uno stimolo all'ottimismo ed alla fiducia che, nella vita, non sempre è tutto perduto. Grazie davvero.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie del suo graditissimo commento e della sensata osservazione.
Cordialmente

#3
Ex utente
Ex utente

Io penso che il rischio demenza sia molto legato al come si organizzano le parole.Molte persone ormai quasi tutte e vi invito a vedere i colleghi della sezione Psicologia e Psichiatria,Non sanno argomentare scientificamente ma usano cicli di allarme.L'Altro e'un contenitore di un Oggetto Disgregante e lo distruggono con l'arcinoto schema Idealizzazione(Del Medico)Svalutazione(Paziente)Distruzione e Scarto e poi Gaslighting Il problema di questo modo primario di comunicare e'che e'neurotossico.Esistono persone neurotossiche?Si e presentano sempre lo stesso identico modo di parlare(Bipolare 1 e Bipolare 2).Sicuramente questa malattia trova spunto da Nietzche che mori'demente e presentava Up and Down con grosse alterazioni maniacali(SuperUomo).In questo quadro sicuramente aiutano gli antiossidanti ma bisogna chiarire che esistono persone neurotossiche per la irrecivibilita'delle informazioni(Lacan).In queste famiglie bipolari essenzialmente non si parla tra persone ma ci si aggredisce reciprocamente percependo l'Altro da Se`il Contenitore della Bomba distruttiva.Per info basta andare nella sezione Psicologia e Psichiatria e leggere come scrivono queste persone in evidente Stadio maniacale.Sanno tutto loro senza avere basi in nessuna scienza.Spero che in questo spazio verranno inseriti psicologi e psichiatri di livello superiore ma a parte la scarsita'linguistica dei colleghi,essi sno molto utili per capire quali sono le persone neurotossiche e quali coping utilizzano per dare fastidio psichico a chi legge.E'il pensiero terroristico a danneggiare la mente.

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Egregio Utente,
anche se la sua osservazione non ha alcuna attinenza con il contenuto della news, tuttavia la ringrazio di averla letta ed a suo modo commentata.
Cordialmente

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