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Il miglioramento della qualità dell’aria comporta rischio ridotto di demenza

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 08 agosto 2021

Un proverbio latino dice: Repetita juvant, ossia le cose ripetute aiutano a comprendere, per cui ritengo utile questa news per ribadire il concetto che l'inquinamento atmosferico aumenta il rischio di Alzheimer.

Quale relazione tra aria inquinata e funzioni cognitive?

Nel corso della Alzheimer's Association International Conference® (AAIC®) svoltasi a Denver, Colorado (USA), il 26 Luglio 2021 è stato presentato da Xinhui Wang, professore di ricerca neurologica alla University of Southern California, uno studio che ribadisce come a una buona qualità dell’aria corrisponda un miglioramento delle funzioni cognitive e una riduzione del rischio di demenza, essendo stato dimostrato da studi precedenti che una prolungata esposizione al particolato atmosferico e, in particolare, a quello fine (polveri di dimensioni attorno ai 2,5 micron, ovvero le PM2.5), proveniente dalla combustione dei carburanti, sia responsabile della deposizione di placche di beta-amiloide nel cervello.

Considerando quanto la polluzione dell’aria e il progressivo incremento della demenza costituiscano un problema mondiale, dai nuovi dati presentati alla AAIC 2021 emerge che una riduzione del 10% rispetto allo standard corrente stabilito dall’EPA (Environmental Protection Agency) delle PM2.5 e del biossido di azoto (NO2), prodotti dal traffico veicolare, è associato ad una diminuzione dal 14% al 26% del rischio di demenza nonché ad un rallentamento del declino cognitivo.

Impatto dell'inquinamento e salute del cervello: cosa dicono i dati?

Questo impatto considerevole nel lungo termine sulla salute del cervello è stato rilevato in soggetti anziani, a prescindere dall’età, dal livello culturale, dalla regione geografica di appartenenza e se avessero o meno patologie cardio-vascolari.

In particolare è stato segnalato che per riduzione di ogni microgrammo per metro cubo (μg/m3) della concentrazione di PM2.5 si è associata, nel corso di 10 anni, una riduzione del 15% di tutte le forme di demenza e del 17% dell’Alzheimer.

Diversamente, la prolungata esposizione ad inquinanti atmosferici ha causato, in una larga coorte di soggetti indagati, livelli ematici di beta amiloide più elevati, esprimendo una connessione biologica fra qualità dell’aria e alterazioni fisiche del cervello tipiche della Malattia di Alzheimer.

Gli effetti dell'inquinamento dell'aria

Sulla scorta di questi risultati Claire Sexton, direttore dei programmi scientifici della Alzheimer's Association, sottolinea l’importanza della politica dei governi nell’indirizzare la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Per investigare se la qualità migliore dell’aria influisca, oltre che nel garantire il benessere respiratorio, anche nel rallentare il declino cognitivo, Xinhui Wang e colleghi dal 2008 al 2018 hanno annualmente sottoposto a dettagliati test delle funzioni cognitive un gruppo di donne (età: 74-92) incluse nel gruppo WHIMS-ECHO (Women's Health Initiative Memory Study-Epidemiology of Cognitive Health Outcomes), essendo nota di ciascuna partecipante la località di provenienza il cui livello di inquinamento dell’aria è stato stimato con modelli matematici.

I ricercatori hanno tratto quindi le conclusioni riferite all'AAIC® ossia che per le partecipanti provenienti da località con riduzione maggiore del 10% dello standard EPA per PM2.5 e NO2 si rilevava una diminuzione dal 14% al 26% del rischio di demenza ed un rallentamento nel declino nelle funzioni cognitive globali ai test specifici per working memory, memoria episodica, attenzione e funzioni esecutive.

Risultati alquanto sovrapponibili sono stati ottenuti in uno studio analogo condotto da Noemie Letellier su 7.000 partecipanti (età >65 anni) fra il 1990 e 2000 presso la University of California di San Diego, la quale enfatizza i benefici effetti della riduzione dell’inquinamento dell’aria in un contesto di variazioni climatiche, di urbanizzazione massiva e di invecchiamento generale della popolazione.

Infine, lo studio Ginkgo Evaluation of Memory Study condotto presso il Department of Epidemiology alla University of Washington ha evidenziato che tra i 3.000 partecipanti coloro che risiedevano da almeno 8 anni in località con maggiore esposizione a PM2.5, PM10 e NO2 avevano incremento dei livelli di Aβ1-40, uno dei maggiori componenti proteici delle placche amiloidi.

In conclusione, l’inquinamento dell’aria costituisce un fattore importante nello sviluppo della demenza che tuttavia, diversamente da molti altri fattori che la causano, può essere considerato una causa modificabile.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

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