Utente 344XXX
Salve, nelle ultime settimane di gravidanza, dopo circa un mese di trombosi emorroidarie e difficoltà nell'evacuazione (mai capitato prima) che attribuivo a indebolimento degli addominali e alla paura dovuta al dolore che mi procuravano le emorroidi, mi è stato diagnosticato un prolasso rettale. Dato il mio stato non erano possibili indagini per approfondire i dettagli per cui tutti gli esami del caso sono stati rimandati a dopo il parto, un cesareo programmato. Ora sono passate alcune settimane dal parto e ho riscontrato qualche miglioramento nei problemi di evacuazione, facilitata da una dieta ricca di fibre (che comunque ho sempre fatto ma che nelle ultime settimane di gravidanza non aveva granché effetto). Non so se soffro di defecazione incompleta, sono sempre andata in bagno almeno tre volte al giorno, che ora sono diventate 4 di cui almeno tre la mattina. Ogni volta che devo andare in bagno avverto del dolore all'interno del retto sul lato sinistro. Ho inoltre un forte dolore sul lato sinistro del retto che scompare se mi sdraio ma ritorna se mi rimetto in piedi, e si allevia se cammino. Sempre sul lato sinistro durante la gravidanza avevo una emorroide trombizzata più volte che ora non lo è più, il problema è che durante la defecazione esce sotto la pressione delle feci (e portandosi appresso l'emorroide) una specie di emorroide interna attaccata a quella esterna (quindi che si trova più in alto dell'emorroide) rossa che, scusate il termine, si incastra al di fuori dello sfintere al termine della defecazione e che devo respingere dentro con un dolore allucinante che io avverto come un risucchio, e solo con un bidet di acqua calda che mi aiuti a rilassarmi. Quando per la prima volta ho visto quest'oggetto non meglio identificato nell'ultima settimana di gravidanza sono corsa al pronto soccorso due volte, dove un chirurgo in seguito a anoscopia ha indicato la presenza di un tessuto peduncolato e irregolare, forse un polipo, mentre un altro chirurgo con seconda anoscopia ha parlato di prolasso rettale, forse a tutto spessore, e a riguardo del tessuto che fuoriesce ha detto "si tratta di mucosa emorroidaria prolassata". Nell'ipotesi che si tratti di un prolasso rettale, è possibile che la situazione possa migliorare nelle prossime settimane oppure il miglioramento che ho avuto finora nella defecazione è il massimo che posso sperare? Se dovesse essere necessaria un'operazione, è possibile fare qualcosa, qualsiasi cosa, per eliminare l'oggetto non identificato che credo ormai non abbia più nessuna funzionalità se non quella di provocarmi dolor? Se possibile vorrei rimandare l'operazione al termine dell'allattamento, ma non posso farlo se non posso stare in piedi per dieci minuti di fila e se devo andare in bagno 4 volte al giorno con in dotazione un bidet. Vi ringrazio per qualsiasi consiglio possiate darmi.

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Dr. Sergio Sforza

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Gentile utente se il prolasso di mucosa rettale è concretizzato solo un trattamento chirurgico potrà risolverle definitivamente il problema, la manovra di riduzione dopo la defecazione è giusta, eventualmente si faccia comunque dare una terapia per la patologia emorroidaria per prendere un pò di tempo. Solitamente i prodotti più comuni non sono particolarmente controindicati per il periodo del puerperio, se presi per il periodo strettamente necessario e sotto il controllo dello specialista.
Saluti
Dr. sergio sforza
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[#2] dopo  
Utente 344XXX

Grazie della risposta. Volevo aggiungere che negli ultimi giorni il dolore associato alla manovra di riduzione è diventato sempre più forte e dura anche tutta la giornata. E' un dolore acuto, come di una lama e dura anche tutta la giornata. Ma è normale che un prolasso causi un dolore del genere o devo pensare che ci sia qualcosaltro? Il dolore si irradia fino al gluteo, quasi come se avessi la nevralgia del trigemino. Cosa ne pensa? Grazie ancora.

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Dr. Sergio Sforza

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Gentile utente è necessaria una valutazione proctologica alla luce del peggioramento della sintomatologia. Siamo comunque, da quello che riferisce, nell'ambito di patologie benigne risolvibili con la giusta terapia.
Saluti
Dr. sergio sforza
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