Utente
Gentilissimo Dottore
Temo di avere contratto la Giardia dal mio nuovo cucciolo.
Sto aspettando i risultati dell’esame delle feci. Il problema è che sono al 2° mese di gravidanza.
Se dovesse risultare positivo possono esserci rischi per il feto?
Come potrò curarmi se gli antibiotici in gravidanza non possono essere assunti?

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Prof. Ivanoe Santoro

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La malattia di cui parla consiste in una infestazione dell'intestino tenue da parte di un protozoo flagellato, la Giardia lamblia, capace di determinare un quadro molto vasto di sintomi (che possono anche mancare del tutto) che vanno dal meteorismo, alla flatulenza intermittente, alla diarrea con anomalie dell'assorbimento intestinale. Le forme trofozoarie (trofozoiti) di Giardia si legano alla mucosa duodenale ed alla mucosa digiunale moltiplicandosi in loco e formando cisti resistenti all'ambiente enterico e che vengono rilasciate con le feci, inquinando, eventualmente, terreni (superficialmente), acque ed alimenti trasmettendo l'infestazione. L'infestazione può anche trasmettersi per via locale per rapporti sessuali o per stretta intimità interpersonale.Oltre all'uomo, possono fungere da ospiti intermedi del parassita anche animali domestici o selvatici. L'infestazione da Giardia costituisce una delle più comuni infestazioni intestinali.
In molti casi la malattia è senza sintomi; quando questi compaiono (in genere da 1 a 3 settimane dal contatto col parassita), possono essere molto differenti per tipologia e gravità: crampi addominali, meterosimo, diarrea acquosa molto maleodorante, nausea, flatulenza, eruttazioni, dolori crampiformi epigastrici ed addominali. In alcuni soggetti a questo corteo di sintomi può associarsi febbre, brividi, cefalea. Il malassorbimento dei grassi e degli zuccheri può portare a una significativa perdita di peso nei casi gravi. Le feci, di solito, non presentano nè sangue nè muco. Alla fase acuta, può residuare una condizione cronica dove il malassorbimento predomina e dove il quadro si caratterizza, oltre che per i sintomi da carenza, anche per scarsa emissione di feci, flatulenza e notevole distensione dell'addome. Nei bimbi, la giardiasi cronica è una delle cause di ridotta crescita staturo-ponderale. La diagnosi di basa sull'evidenza dei trofozoiti o delle cisti nel materiale fecale; facilmente riconoscibili nelle fasi acute, queste formazioni risultano meno evidenti nelle forme croniche, dove la diagnosi può richiedere ripetuti esami delle feci o l'esame del contenuto duodenale per via endoscopica. L'evidenziazione antigenica del parassita è alla base dei test sierologici con metodo dell'immunofluorescenza e dell'immunoassorbenza (ELISA). I test con sonde a materiale genetico (PCR) specifiche per il parassita sono in fase di sviluppo.
La scrupolosa igiene personale può prevenire la trasmissione. L'acqua può essere disinfestata per ebollizione o per riscaldamento ad almeno 70°C per 10 min. Le cisti di Giardia resistono all'ordinaria clorazione pura e semplice dell'acqua.
Nessun rischio per la trasmissione materno-fetale, dal momento che il parassita infesta l'intestino nel quale giunge con il vettore infetto (acqua, cibo), non discostandosene. La terapia prevede l'uso del metronidazolo orale (250 mg al giorno per 5 giorni) o della paromomicina, un aminoglicoside non assorbibile (25-35 mg/kg/ die per via orale in 3 dosi frazionate per 7 giorni).
Il periodo cui iniziare la terapia, prudenzialmente, viene ritardato, per il metronidazolo, al quarto mese, anche se il farmaco, si è dimostrato sicuro e privo di effetti teratogeni qualora utilizzato in gravidanza misconosciute nel primo trimestre. La paromomicina, non essendo assorbibile, viene utilizzata con maggiore tranquillità.
Cordialmente.
Prof.Dr.Ivanoe Santoro
Spec.Ostetrico/Ginecologo
Resp. UOS di P.S.OST/GIN e Med.Perinatale Ospedale di Solofra(AV) Prof. Anatomia Umana Univ. Napoli