Utente 484XXX
Salve, da circa due anni all'età di 64 anni ,il mio papà ha avuto una diagnosi di demenza fronto temporale su base semantica dopo esami approfonditi e specialistici. Avevamo osservato cambiamenti nel suo comportamento e manie ossessive, come quella del gioco dei gratta e vinci, oltre che perdita di memoria legata al significato e ai nomi di oggetti e persone. Attualmente in cura con EbiXA, sinemet, glialia brintellix, ma come ci hanno spiegato e in base a ricerche fatte, queste sono cure palliative e non risolutive di malattie neurodegenerative. Ultimamente abbiamo sentito parlare di uno studio eseguito congiuntamente dall'Istituto Buck per la Ricerca sull'Invecchiamento e dagli Easton Laboratories for Neurodegenerative Disease Research dell'UCLA che dimostra oggettivamente che la perdita di memoria può essere invertita. Si tratta di un protocollo che prende il nome dal professore che ha condotto tale studio. Inoltre ho anche letto di casi di Alzheimer in cura con la vitamina D.Sapreste darmi informazioni a tal proposito? E' davvero frustante non poter far niente per aiutare il proprio genitore e assistere passivamente al suo declino. Se c'è una possibile via da seguire, vorremmo tentarla. Grazie per la vostra attenzione.

[#1] dopo  
Dr. Mauro Colangelo

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Egregio Utente,
le domande che lei pone presuppongono una discussione lunga che può difficilmente trovare domicilio nel contesto di una richiesta di consulto. Mi limito però a sottolineare che nella demenza frontotemporale (FTD), in cui il tratto predominante è il cambiamento caratteriale e il crollo nella condotta sociale, le funzioni strumentali del linguaggio rimangono relativamente intatte. Diversamente nella demenza semantica, il paziente ha difficoltà di denominazione e fa errori a base semantica, come chiamare elefante un leone ed analogamente trova difficoltà nel comprendere il significato delle parole. Per quel che attiene al Suo quesito sulla Vit. D, i ricercatori dell'Alzheimer’s Disease Center della University of California di Davis e della Rutgers University hanno già da tempo evidenziato che i soggetti con livelli bassi di vitamina D sono predisposti ad un declino cognitivo tre volte maggiore di quelli che hanno livelli adeguati di vitamina D. Ma purtroppo la terapia sostitutiva non si è dimostrata in grado di influenzare questa predisposizione. Gli studi clinici controllati sulle demenze attualmente sono condotti universalmente, con risultati tuttavia ancora modesti sulle possibilità che Lei indica di terapia e di recupero della memoria (si parla piuttosto di riabilitazione della memoria con tecniche di ri-orientamento). I molteplici articoli pubblicati da me sul mio blog di Medicitalia qualcosa illustrano su queste ricerche.
Spero di aver contribuito a chiarire almeno in parte le Sue più che legittime perplessità.
Cordialmente
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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[#2] dopo  
Utente 484XXX

Nel caso in questione ci sono le manifestazioni di entrambe le patologie : perdita del significato delle parole o confusione di termini e cambiamento caratteriale, crollo nella condotta sociale. A proposito della vitamina D, mi chiedo se potremmo somministrarla comunque alla luce di quanto da lei detto, nella speranza di un seppur minimo progresso o tentare questa strada potrebbe peggiorare la situazione?
La ringrazio cortesemente

[#3] dopo  
Dr. Mauro Colangelo

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La può somministrare senza timore.
Cordialmente, Le auguro buona Pasqua
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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