Utente 255XXX
Buongiorno a tutti,
mi rivolgo in questa sezione nella speranza che un esperto possa darmi qualche consiglio. Sono una ragazza di 27 anni, sana, allegra e sempre molto impegnata. Da febbraio di quest'anno però ho iniziato ad accusare degli episodi che iniziavano con una forte sensazione di nodo alla gola che non mi faceva deglutire la saliva con conseguente ansia, panico, sudorazione delle mani e nausea. All'inizio si trattava di episodi sporadici e di breve durata ma sono poi diventati costanti, avevo tutti i giorni e tutto il giorno questo nodo alla gola, come se mi stessero premendo sul collo all'altezza del pomo d'adamo per intenderci e mi rendeva difficile deglutire la saliva ma non cibo e liquidi, anzi durante i pasti si allevviava e solo una volta a letto sdraiata su un fianco scompariva piano piano. Questo è durato fino alla metà di giugno, nonostante esami del sangue, urine, tiroide, ecografia collo tutti nella norma e psicoterapia. Mi sono poi rivolta ad uno specialista otorinolaringoiatra perchè nel frattempo cresceva la paura di un qualcosa di fisico, colpevole anche "il web". Dopo la prima visita mi è stato consigliato l'uso di Hipsyloheel per "bolo isterico e distonia" e devo dire che nel giro di pochi giorni la sesazione pressante è scemata ma a questa si è sostituita la sensazione di un corpo estraneo, come di uno scalino che va su e giù e che avverto anche quando mangio, non è costante ma diciamo molto frequeste durante la giornata e anche qui l'ansia cresce. Rivoltami ad un altro specialista otorino dopo un esame approfondito ho avuto la stessa diagnosi: ansia somatizzata, ma la mia testa non si vuole convincere e continuo a stare male: ansia generale, senso di nausea soprattutto al mattino, sudorazione fredda, difficoltà a deglutire. Non assumo nessun farmaco al momento anche se il medico mi ha consigliato xanax 0,25 al bisogno ma dopo 3/4 volte non ho riscontrato benefici se non un po' di sonnolenza. Cosa posso fare? come convincermi che tutto dipende dalla mia psiche? Mi sembra davvero tutto troppo "fisico" per poter essere classificato come somatizzazione. Premetto che prima di questo periodo non ero una persona molto ansiosa, solo un po' nei momenti di difficoltà (esami, appuntamenti di lavoro, visite, decisioni importanti etc.) ma mai con tali sintomi, giusto un po' di stomaco chiuso e mal di pancia. Non riesco a trovare il nesso tra quello che sento soprattutto alla gola, che è il disturbo più invalidante, e questa ansia generale nata da vari episodi precedenti a detta dell mia psicoterapeuta. Ritenete necessario un supporto farmacologico? Io sono un po' restia per dipendenze, sbalzi di umori etc. Grazie per l'attenzione.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

Se effettivamente sono escluse cause a carico degli organi interessati il trattamento farmacologico puó essere utile.

Il trattamento previsto comunque non puó considerarsi risolutivo con le sole benzodiazepine che vanno utilizzate per periodi limitati.
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[#2]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"Mi sembra davvero tutto troppo "fisico" per poter essere classificato come somatizzazione. "

Se non è fisico, che somatizzazione è ? Il tutto si svolge tra cervello e corpo, che poi le sensazioni non corrispondano a situazioni anatomiche è una caratteristica delle somatizzazioni, ma ciò che interessa è la modalità con cui si stabilisce il disturbo, per cui su questa si interviene.
La diagnosi si fa in base a ciò che lei esprime e come lo esprime, essendo l'espressione uno dei sintomi più importanti nel distinguere le varie ipotesi.

Se già la cosa è stata più o meno assegnata all'ambito psichiatrico, ne dovrebbe seguire a logica una cura. Non un "supporto", che non significa niente, semplicemente una cura. Se è somatizzazione come si stabilisce con una valutazione psichiatrica, la cura per la somatizzazione (che non significa per la gola, significa per il meccanismo che produce questo stato). La somatizzazione non è "dovuta alla psiche", se mai al cervello ed è parte della sua psiche, cioè di come la persona vive e pensa, concentrata sul corpo o su parte di esso.

Detto questo, procederei ad una visita psichiatrica, le cure di solito non sono complicate.
Dr.Matteo Pacini
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[#3] dopo  
Utente 255XXX

Vi ringrazio per le risposte siete stati molto gentili, posso chiedervi come ultima cosa come posso affrontare tutto questo? Mi avete detto che i farmaci sa soli non bastano, che altro posso fare? Continuare con la psicoterapia anche se non ho visto grandi risultati? E per quanto riguarda i farmaci è vero quello che si dice sulla loro dipendenza e incidenza sull'umore? Grazie ancora.

[#4]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

le benzodiazepine non sono utili, gli altri farmaci sono utilissimi non creano dipendenza e hanno effetti positivi sul ristabilimento di un tono dell'umore "normale".

Se vuole può continuare con la psicoterapia, sempre che essa abbia uno scopo specifico e chiarezza di trattamento nel disturbo lamentato.

Può eventualmente attendere la visita psichiatrica e stabilire con lo psichiatra una nuova strategia di trattamento che può comprendere il trattamento psicoterapeutico se ve ne è indicazione.
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[#5] dopo  
Utente 255XXX

Perfetto. La ringrazio per le risposte. Anche io ho notato che le benzodiazepine non sono affatto utili nel mio caso, proprio per questo le ho prese solo ogni tanto anche perchè il medico mi aveva detto di non prenderle ogni giorno ma solo "al bisogno" cioè quando sapevo di dover affrontare una situazione o un evento per me stressante o che mi dava ansia, ma posso dire che è stato come non prenderle. Mi rivolgerò quanto prima ad un vostro collega in modo da poter chiarire questa situazione e poter tornare a stare bene e serena come prima.

Grazie di tutto. Cordialmente.

[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

non è che i farmaci non possano bastare, posso anche bastare. Dicevamo delle benzodiazepine che sono soltanto una classe di farmaci utilizzati in psichiatria. Il concetto è quello di partire da una diagnosi, che dà un significato operativo all'insieme dei sintomi, compresa la scelta della cura.
Dr.Matteo Pacini
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