Utente 279XXX
Buonasera. Sono un paziente molto ansioso di natura, ed ho una storia familiare ed ambientale che ha favorito molto il crescere di questo mio lato. A 15 anni ho sofferto di attacchi d'ansia e di panico, e da quel momento ho alternato delle fasi di terapia con una neuropsichiatra infantile, e assunzione di Zoloft 25 mg in quanto in quel periodo soffrivo di agorafobia. Da settembre 2011 ho ripreso la psicoterapia con la neuropsichiatra in quanto avevo delle "nuance depressive" associate appunto alla mia base ansiosa, e ho assunto Zoloft 50 mg da settembre 2011 a dicembre 2012. Recentemente, da settembre, ho sofferto di un periodo di forte stress, più o meno ininterrottamente fino ad adesso, e da metà ottobre ho ripreso a prendere Zoloft 50 mg associato a Xanax 25 mg la sera, che da avant'ieri ho cominciato a diminuire a metà compressa. Inoltre, in questo periodo attendo di fare un passaggio dalla neuropsichiatra infantile ad uno psichiatra dell'adulto, con cui avrò un colloquio presto. Il problema è che, in tutti questi mesi, quasi ogni giorno mi son sentito peggio, l'ambiente non è molto d'aiuto e mi sento la testa totalmente vuota, molte delle sinapsi o degli stati mentali che avevo non riesco più a raggiungerli, e mi sento ovattato. La notte ho un sonno molto leggero, e in alcuni momenti ho degli scatti e comincio a tremare senza potermi fermare, ma non sono attacchi di panico ma credo solo degli sfoghi a livello neurologico. Oggi avverto un prurito diffuso più o meno in tutto il corpo, non ho l'impulso di grattarmi ma è veramente fastidioso, lo avverto a livello superficiale e in certe occasioni se mi toccano salto come un gatto. Cosa devo fare? Devo attendere la visita con la psichiatra o devo consultare un neurologo e/o neuropsichiatra?
Aggiungo che in certe occasioni mentre scrivo al computer o degli sms, scambio delle lettere o delle parole in modo più frequente

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Dr. Michele Patat

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Gentile utente,
mi sembra che, nonostante la giovane età, lei abbia già maturato una discreta esperienza di cura riguardo al suo problema.
Il fatto che l'andamento sia stato fluttuante nel corso di questi anni immagino le renda ancora più fastidiosa la sintomatologia e scoraggianti le prospettive future. Tenga presente però che non è poi così raro che un problema come il suo si possa ripresentare ad intervalli di tempo con sintomi apparentemente molto diversi tra loro (compresi quelli descritti nell'ultimo periodo).
A mio parere varrebbe la pena di effettuare la visita psichiatrica (da quanto ho capito non dovrebbe mancare molto) e con lo specialista valutare se sono necessarie altre analisi o un aggiustamento della terapia.
Cordiali saluti,
Dr. Michele Patat
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[#2] dopo  
Utente 279XXX

Gentile dott. Patat,
La ringrazio per la risposta. Non mi scoraggio poiché le mie dinamiche sono collegate alla mia natura ansiosa piuttosto che ad altro. Inoltre trovandomi al momento a non fare nulla e non avere prospettive di studio o lavorative, può ben capire che queste mie dinamiche e anche il vivere i miei disagi si amplifica parecchio. Immagino ci sia molto di psicologico oltre che di biochimico/ereditario, essendo stato un bambino molto legato alla madre con un padre poco presente e ritenendomi secondo la concezione freudiana un nevrotico ossessivo con una fissazione nella fase anale ritentiva. In ogni caso, quanto la psichiatria e la terapia farmacologic apuò aiutarmi rispetto a un eventuale psicoterapia o una serie di sedute di ipnosi?

[#3]  
Dr. Michele Patat

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Gentile utente,
generalmente la psicoterapia e la farmacoterapia sono complementari, cioè affrontano la situazione da prospettive diverse e quindi permettono di ottenere risultati migliori se utilizzate insieme.
Semplificando un po', si potrebbe dire che la terapia farmacologica ha il compito di ridurre il sintomo (ed in alcuni casi risolverlo) e migliorare la qualità di vita. La psicoterapia invece si occupa di modificare l'approccio personale nei confronti del problema (indagandone ad esempio le cause).
Nella sua condizione particolare si potrebbe supporre che i farmaci possano metterla nelle condizioni migliori per affrontare la psicoterapia.
Cordiali saluti,
Dr. Michele Patat
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