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Depressione maggiore

Uomo, 49 anni, coniugato, un figlio di 4 anni, libero professionista; esattamente tre anni fa sono stato colpito da un episodio di depressione maggiore resistente ai farmaci che ha comportato anche un ricovero, infine ne sono uscito e ho seguito alla lettera tutte le terapie prescritte, che tuttavia mi hanno dato molti effetti collaterali sgradevoli. Attuamente (dopo cambaimenti di dosi e di farmaci :es. prima assumevo Anafranil e Valdoxan) assumo Elontril 150 mg; lamictal 200 mg; sereupin 50 mg oltre a Minias perchè soffro di disturbi del sonno. Sono sotto costante controllo dello psichiatra il quale tuttavia si manifesta molto poco propenso a diminuire le dosi. La mia domanda è : in generale dopo tre anni di trattamento senza che siano comparse ricadute, è possibile iniziare a diminuire in modo sostanziale la cura? Premetto che l' episodio depressivo si inseriva in una situazione personale oggettiva già difficile (problemi di lavoro, economici, con la moglie ) che non è cambiata negli anni ed anzi si è aggravata a causa della malattia.
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Dr. Alex Aleksey Gukov Psichiatra 2,8k 117 6
Gentile utente,
non esiste una regola generale per tutti su "quando" e "se" diminuire la dose del farmaco dopo il compenso raggiunto. Si decide in ogni caso individuale, seguendo la persona (il paziente) come specialista curante.

Inoltre, visto che la Sua storia di malattia è stata difficile, bisogna avere molta cautela.

Posso dirLe che le dosi dei farmaci che Lei ha citato non sono affatto esagerati, e possono intendersi anche come le dosi "di mantenimento", ed il mantenimento che nelle malattie di umore può durare più anni.

Se Lei scrive che

l' episodio depressivo si inseriva in una situazione personale oggettiva già difficile (problemi di lavoro, economici, con la moglie ) che non è cambiata negli anni ed anzi si è aggravata a causa della malattia,

allora l'obbiettivo della cura farmacologica non è solo la normalizzazione dell'umore, ma anche, che (secondariamente a tale normalizzazione), Lei riesca ad affrontare e ad occuparsi meglio di tutti questi problemi. Se è così, allora è logico discutere la rivalutazione dell'approccio di cura. Se è così solo parzialmente o se non è ancora così, allora non si può dire che la malattia è sufficientemente compensata, e dunque, piuttosto di pensare alla diminuzione o alla dismissione della cura farmacologica, conviene valutare se tale cura è abbastanza efficace e se, in aggiunta all'approccio farmacologico, sono necessari anche gli altri approcci.

I farmaci che assume attualmente (rispetto a quelli precedenti) sono ben tollerati ?

L'attuale terapia farmacologica è stata efficace sull'umore ?

Perché Lei pensa alla diminuzione delle dosi ?

Dr. Alex Aleksey Gukov

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