Utente 481XXX
Salve,
sono una studentessa di 22 anni e ultimamente sto avendo dei problemi all'università/tirocinio, perciò ho deciso di provare a contattarvi.

Sono stata una bambina emotiva: avevo paura delle maestre, ansia da prestazione, episodi di vomito mattutino fino ad arrivare a uno svenimento in classe per essere stata chiamata alla lavagna impreparata; non riesco a ricordarmi episodi traumatici che possano aver scatenato questi disturbi, avevo una famiglia tranquilla, dei voti più che buoni e andavo d'accordo con i miei compagni.
Gli episodi sono comunque finiti prima della fine delle scuole medie.
Durante il liceo i miei genitori si sono separati e ho attraversato un periodo di forte stress (ero giù di morale, mi curavo poco, ho iniziato a balbettare sporadicamente); le relazioni con i miei coetanei all'epoca non erano pienamente soddisfacenti, ma avevo ancora una vita normale, un gruppo di conoscenti/amiche a scuola con cui qualche volta uscivo.
Dopo il liceo ho passato un anno a casa perché avrei voluto lavorare, ma non riuscivo a trovare un impiego; la solitudine forzata (ho perso i contatti con le mie poche amicizie perché non erano particolarmente strette) e l'inattività mi hanno portato ad avere quelli che credo fossero degli attacchi di panico (sensazione improvvisa che stia per succedere qualcosa di brutto senza motivo, paura, nodo in gola, sensazione di freddo ecc) che sono durati 9 mesi andando a scemare e poi scomparire quando ho ricominciato a studiare.

La situazione negli ultimi anni è peggiorata: non ho amici, né una relazione sentimentale. Non sono riuscita a stringere amicizia con i miei colleghi di università (siamo una classe molto piccola), anche se so che alcuni di loro si frequentano anche nel tempo libero. In qualsiasi ambiente mi inserisco ho l'impressione di non piacere a nessuno, non riesco a formare relazioni significative anche se le desidero.
Ultimamente sono stanca, demotivata, vorrei solo starmene chiusa in casa; sul lavoro faccio errori continui e la cosa più strana è che non mi rendo conto/ non mi ricordo di farli. Sono arrivata a pensare che siano gli altri a manomettere quello che faccio, ma non ha senso, non posso avere tutto il mondo contro. Confondo la destra con la sinistra (è una cosa importante nel mio lavoro), lascio in sospeso le frasi e a volte balbetto, mi isolo perché le persone intorno a me mi fanno sentire indesiderata.

Credo di essere depressa da anni e inizio a sospettare di avere la sindrome di Asperger o qualcosa di simile per via delle mie difficoltà relazionali, il confondere destra/sinistra e la difficoltà a leggere l'orologio, il non guardare spesso le persone negli occhi; mi è stato detto di avere uno strano senso dell'umorismo e di fare espressioni facciali "strane", faccio fatica a interessarmi ai discorsi spiccioli della gente e quando mi esprimo mi sento poco ascoltata.
Inizio a odiare tutti inclusa me stessa, vado avanti solo perché ho una famiglia che mi ama e che amo a mia volta.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Carbonetti

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Perchè pensare all'Asperger? Quello che lei descrive è un temperamento ansioso-introverso; forse ora si è aggiunta una deflessione dell'umore. La confusione destra-sinistra e la difficoltà a leggere l'orologio rimandano a disfunzioni neurologiche minime (se esistesse il termine, direi meglio "minimissime") che non hanno rilevanza.
Si gioverebbe sicuramente di una psicoterapia e di una cura farmacologica, che nel suo caso sarebbe semplice.
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
Specialista in Psichiatria Forense
Viterbo-Terni-