Utente 458XXX
Gent. prof., scrivo x la mia sig.ra che mi è molto cara. 70 anni, e in buona salute. il titolo introduce al problema che si trascina da molti anni. nn so cosa fare, e leggendo molti interventi al forum ho visto che vi sono casi simili, ed anche peggiori. in sintesi fino a qlc anno fà lavoravo e lei era anche impegnata, i problemi si mischiavano con quelli contingenti e così sono andato avanti perdendo i contatti con amici e parenti, ovviamente. ora che sono in pensione la questione si propone in tutta la sua gravità. il medico di famiglia contattato x gli incubi notturni -unico sintomo da lei ammesso- consigliò il prozac, letto il bugiardino, e su intervento improvvido della farmacista, venne subito cestinato. a parte questo episodio lei rifiuta di ammettere il problema e quindi niente medici, e medicine. premetto che nei miei confronti nutre fiducia e tutto l'amore possibile, x cui tendo a nn esasperare gli scontri sui fenomeni allucinatori. la frequenza è molto variabile intensità e tipologia, e si traduce in pianti disperati e invettive fra se e se. nn vi sono fenomeni violenti verso nn, ne se stessa. anche nei momenti di calma lo stato persecutorio nei suoi confronti permane sempre. le scrivo xchè o letto di un caso simile nel forum risolto da un marito, nei confronti della moglie, con l'introduzione -all'insaputa della stessa- di risperdal gocce anche in dosi minime 0'5 mg die. questo farmaco ho visto si prescrive anche ai bambini x lunghi periodi, senza contrindicazioni. posso provare? c'è un farmaco similare -sempre in gocce, lo metterei nel vino- meno invasivo? chiedo scusa x la lunghezza della domanda, e ringrazio anticipatamente x il consiglio che vorrà darmi.

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Qui non è possibile dare indicazioni terapeutiche, figuriamoci poi per terze persone e all'insaputa delle stesse.

Sì, certo, quell'espediente lo conosco, ma ha anche i suoi limiti oggettivi, e cioè per esempio che i controlli medici indicati poi per chi prende determinate medicine non possono essere eseguiti, e che il dosaggio del farmaco stesso non sempre è regolato bene.

Uno psichiatra può valutare, anche ascoltando la sua versione, il problema, e prescrivere un medicinale che magari la persona accetta in rapporto alla parte dei sintomi che riconosce.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 458XXX

purtroppo è + facile a dirsi che a farsi. se "l'espediente" è praticato vuol dire che a volte è necessario ed anche positivo, certo capisco la sua posizione , ma nn aiuta. pensi portare la persona dallo psichiatra x un sonnifero. mi odierebbe x tutta la vita solo alla proposta, peggiorerei le cose senza ottenere nulla. lei odia i medici ed i farmaci le fanno tutti male a prescindere, sono parte della persecuzione. ci vogliono metodi "atipici" x affrontare il problema. in alcuni casi ho letto che una volta ridotti i sintomi con farmaci somministrati il malato può + facilmente riconoscere il problema ed avvicinarsi ad una terapia. cmq grazie

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Capisco bene il discorso che fa, però se i sintomi sono ridotti, il malato come fa ad attribuire questo ad una medicina che non sa di prendere, e allora si pone il problema di dirglielo, cosa che i familiari poi in genere non vogliono assolutamente fare.

Vede, non sempre è possibile trovare il modo, e purtroppo in alcuni casi se si vuole ottenere un risultato non è un modo piacevole, semplice, che non comporta contrapposizione.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 458XXX

Mi permetto sommessamente, il bene del malato dovrebbe essere sempre messo in primo piano, informato o nn, è un fatto burocratico. è sempre meglio affrontare un'informativa in una situazione di stress attenuato che in una situazione esasperata. cmq capisco e rispetto il punto di vista del professionista e delle istituzioni, ma è distante dalla realtà e dal bene dell'individuo, anche familiare del malato che rischia di ammalarsi anche lui. grazie

[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Ma la legge non prevede questo, né prevede misure per queste situazioni, salvo nello stato di necessità, che non si configura per la semplice presenza di una psicosi. Inoltre, in quel caso si può attivare la asl per ottenere un trattamento obbligatorio, ma non chiedere che siano date indicazioni per somministrazioni "nascoste".

Quindi queste considerazioni non considerano l'esistenza di un sistema di leggi e di responsabilità.
Dr.Matteo Pacini
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