Sviluppo resistenza terapia

Salve gentili dottori, avrei la curiosità di sapere se esiste la possibilità di sviluppare resistenza ad una terapia antidepressiva che per un buon periodo di tempo ha fatto effetto e ha mandato in remissione il disturbo ed eventualmente i meccanismi alla base dell’insorgenza della resistenza
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Dr. Gianluca Rosso Psichiatra 17 1
Buonasera,
il problema della resistenza alle terapie antidepressive è un argomento molto complesso ed ancora non del tutto compreso.
In sintesi è possibile che si verifichino ricadute depressive anche in corso di trattamenti sino a quel momento efficaci.
Questo però non significa che non si possano trovare alternative terapeutiche altrettanto efficaci per ottenere nuovamente la remissione dei sintomi depressivi.
E' possibile adottare varie strategie (ottimizzazione del dosaggio della terapia in corso, potenziamento con altri antidepressivi, switch ad antidepressivi di diversa classe, ....) che vanno valutate, a seconda del caso specifico, dallo specialista curante.
cordiali saluti

Prof. Gianluca Rosso

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dopo
Utente
Utente
Quindi i meccanismi alla base delle resistenze che insorgono nei confronti delle terapie che per lungo tempo sono state efficaci non si conoscono ancora sostanzialmente?
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Dr. Gianluca Rosso Psichiatra 17 1
E' verosimile che una parte dei casi (circa 1/3) di sviluppo di resistenza a un trattamento antidepressivo per lungo tempo efficace sia imputabile a meccanismi di adattamento del sistema neurotrasmettitoriale bersaglio dell' antidepressivo stesso (una sorta di fenomeno di tolleranza).
Per questo può essere utile cambiare o potenziare l' antidepressivo scegliendone uno con diverso meccanismo d'azione.
In altri casi tuttavia la resistenza può essere spiegata da altri fattori. Ad esempio l'aver effettuato un elevato numero di cicli di antidepressivi nel corso degli anni sembra ridurre le probabilità di rispondere a un nuovo trattamento antidepressivo.
Inoltre la resistenza a un farmaco può essere dovuta a un cambiamento o un aggravamento della psicopatologia sottostante.
Occorre quindi valutare altre opzioni farmacologiche (ad esempio l'uso di stabilizzatori dell'umore, specie se la depressione è di tipo bipolare o a elevata ricorrenza) o non farmacologiche (psicoterapia o terapie somatiche come la stimolazione magnetica transcranica).
Ma ripeto, la strategia più corretta può essere stabilita solo dallo specialista dopo aver valutato approfonditamente il caso specifico.
cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Per cambiamento della psicopatologia sottostante che intende ? Che ha cambiato la sua struttura neurobiologica e quindi nn risponde più a quel determinato farmaco ?
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Dr. Gianluca Rosso Psichiatra 17 1
Esatto. Nella schizofrenia è già stato dimostrato con studi di neuroimaging. Sono in corso studi anche su pazienti con i disturbi dell' umore. Ad esempio recenti evidenze indicano che il disturbo bipolare potrebbe in un prossimo futuro essere 'stadiato' in modo simile a come avviene per le neoplasie, sulla base di esami di neuroimaging e anche su analisi di altri parametri neurobiologici: fattori neurotrofici (es. BDNF), mediatori dell'infiammazione come interleuchine, markers di stress ossidativo, ecc... Tutti parametri che cambiano a seconda della gravità e della durata della patologia.
Un ragionamento analogo si può applicare alle forme di depressione maggiore ricorrenti o croniche.
In altre parole i disturbi dell'umore possono evolvere, specie se non ben curati, sulla base di un substrato neurobiologico che va modificandosi.
Anche per questo motivo, i trattamenti in corso possono perdere efficacia e devono essere rivalutati nel tempo alla ricerca di nuove strategie per controllare i sintomi.
Cordiali saluti.

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