Moglie intollerante dopo 20 anni: come gestire i malumori?
Salve sono sposato da 20 anni e negli ultimi 5 mia moglie ha manifestato una evidente intolleranza alla vita di coppia: si spazientisce subito, ogni cosa le dà fastidio, anche solo se ritiro un oggetto che ha lasciato in giro.
Cerco di essere più accomodante possibile ma lei lo confonde per insensibilità o menefreghismo ai suoi malumori.
Come posso uscirne?
Cerco di essere più accomodante possibile ma lei lo confonde per insensibilità o menefreghismo ai suoi malumori.
Come posso uscirne?
Gentile utente,
da quello che racconta sembra stia cercando in tutti i modi di non peggiorare le cose. Adattandosi ed evitando il conflitto. quando questo atteggiamento dura anni, rischia di diventare pesante dover da solo trainare la coppia.
Cinque anni non sono pochi. In cinque anni non si sta semplicemente aspettando che passi un momento no , probabilmente sta imparando a vivere in una relazione dove vige lo stato di allerta costante. E questo, alla lunga, logora. Non per nulla ci sta scrivendo. Lei probabilmente si è abituato a fare un passo indietro pur di non accendere tensioni. Ma dentro, inevitabilmente, qualcosa resta in sospeso.
In queste situazioni il punto non è tanto concentrarsi sugli oggetti o per i piccoli gesti quotidiani che non tollera. Sono la manifestazione di un malessere, comunicato con queste modalità. Non necessariamente c’è un colpevole, una causa, ma tra voi due qualcosa non sta più circolando come prima e come dovrebbe in una relazione equilibrata.
Scrive una frase molto significativa: lei lo confonde per insensibilità o menefreghismo . Questo fa pensare che il suo silenzio, il suo trattenersi, vengano letti come distanza. Dove lei pensa di essere rispettoso, lei forse vede qualcuno che non reagisce, non si espone, non dice come sta. E così entrambi vi sentite fraintesi, ma in direzioni opposte.
Provi a spostare la domanda da come faccio a farla calmare? a dove sono io in questa relazione? . Perché per cinque anni ha tollerato? Per amore, certo. Ma forse anche per paura del conflitto, che parlare apertamente potesse far crollare un equilibrio già precario.
La direzione non è diventare più accomodante di così, ma comunicare senza timore in modo aperto. Dire, con calma e senza accuse: Io sto cercando di venirti incontro, ma mi sento frainteso e solo. Ho bisogno di capire cosa ti succede e di dirti come sto io .
Dopo tanto tempo, farlo da soli può essere molto difficile. Un percorso di coppia potrebbe esserci di supporto, a volte serve una terza voce proprio per ridare parole a cose che, tra due persone, sono rimaste ferme in gola troppo a lungo.
Cordialità
da quello che racconta sembra stia cercando in tutti i modi di non peggiorare le cose. Adattandosi ed evitando il conflitto. quando questo atteggiamento dura anni, rischia di diventare pesante dover da solo trainare la coppia.
Cinque anni non sono pochi. In cinque anni non si sta semplicemente aspettando che passi un momento no , probabilmente sta imparando a vivere in una relazione dove vige lo stato di allerta costante. E questo, alla lunga, logora. Non per nulla ci sta scrivendo. Lei probabilmente si è abituato a fare un passo indietro pur di non accendere tensioni. Ma dentro, inevitabilmente, qualcosa resta in sospeso.
In queste situazioni il punto non è tanto concentrarsi sugli oggetti o per i piccoli gesti quotidiani che non tollera. Sono la manifestazione di un malessere, comunicato con queste modalità. Non necessariamente c’è un colpevole, una causa, ma tra voi due qualcosa non sta più circolando come prima e come dovrebbe in una relazione equilibrata.
Scrive una frase molto significativa: lei lo confonde per insensibilità o menefreghismo . Questo fa pensare che il suo silenzio, il suo trattenersi, vengano letti come distanza. Dove lei pensa di essere rispettoso, lei forse vede qualcuno che non reagisce, non si espone, non dice come sta. E così entrambi vi sentite fraintesi, ma in direzioni opposte.
Provi a spostare la domanda da come faccio a farla calmare? a dove sono io in questa relazione? . Perché per cinque anni ha tollerato? Per amore, certo. Ma forse anche per paura del conflitto, che parlare apertamente potesse far crollare un equilibrio già precario.
La direzione non è diventare più accomodante di così, ma comunicare senza timore in modo aperto. Dire, con calma e senza accuse: Io sto cercando di venirti incontro, ma mi sento frainteso e solo. Ho bisogno di capire cosa ti succede e di dirti come sto io .
Dopo tanto tempo, farlo da soli può essere molto difficile. Un percorso di coppia potrebbe esserci di supporto, a volte serve una terza voce proprio per ridare parole a cose che, tra due persone, sono rimaste ferme in gola troppo a lungo.
Cordialità
Utente
Dott.ssa, grazie tante per la sua dettagliata e rapida risposta.
Credo abbia centrato il punto: mi trovo in uno stato di "sopravvivenza", dove per evitare di accendere ulteriori litigi (abbiamo anche due bambini che immagino siano altrettanto esausti), taccio o mi limito ad accettare ogni cosa, dal lasciarle la totale gestione dei figli stessi, alla frequentazione dei rispettivi genitori, alla gestione della quotidianità in casa.
La sua critica è che non sono presente come padre, ma non si rende conto che spesso è lei stessa a non lasciarmi lo spazio per esserlo.
Le divergenze credo siano normali, ma il problema sono le reazioni, a mio avviso esagerate, come bloccarmi il contatto sul telefono, chiudersi a chiave in camera o prendere decisioni familiari in maniera del tutto indipendente escludendomi, e alle mie manifestazioni di malumore la sua prima soluzione è suggerirmi di andarmene, se non mi sta bene.
Non vorrei solo giustificarmi, ho senza dubbio molte colpe, ma vorrei trovare un punto di armonia e di serenità comune, ma mi rendo conto che la sua serenità inizia dove non ci sono io.
Credo abbia centrato il punto: mi trovo in uno stato di "sopravvivenza", dove per evitare di accendere ulteriori litigi (abbiamo anche due bambini che immagino siano altrettanto esausti), taccio o mi limito ad accettare ogni cosa, dal lasciarle la totale gestione dei figli stessi, alla frequentazione dei rispettivi genitori, alla gestione della quotidianità in casa.
La sua critica è che non sono presente come padre, ma non si rende conto che spesso è lei stessa a non lasciarmi lo spazio per esserlo.
Le divergenze credo siano normali, ma il problema sono le reazioni, a mio avviso esagerate, come bloccarmi il contatto sul telefono, chiudersi a chiave in camera o prendere decisioni familiari in maniera del tutto indipendente escludendomi, e alle mie manifestazioni di malumore la sua prima soluzione è suggerirmi di andarmene, se non mi sta bene.
Non vorrei solo giustificarmi, ho senza dubbio molte colpe, ma vorrei trovare un punto di armonia e di serenità comune, ma mi rendo conto che la sua serenità inizia dove non ci sono io.
Gentile utente,
ringrazio per aver aggiunto ulteriori dettagli. Come le suggerivo sopra, un percorso di coppia potrebbe rivelarsi un momento molto utile di confronto, e dove potrà portare anche la sua frase di chiusura la sua serenità inizia dove non ci sono io . É un’affermazione molto forte e sembra sentenziare in maniera rassegnata. Un confronto professionale é occasione di migliore conoscenze reciproca, consapevolezza circa lo stato attuale della vostra coppia e come imparare a comunicare meglio e senza fraintendimenti. Se non ha già tentato questa strada, ne vale sicuramente la pena. Anche per riscrivere il finale. Potrebbe essere anche questa una prospettiva. Ne parli con sua moglie ed eventualmente affidatevi ad un professionista con esperienza in terapia di coppia.
Cordialmente
ringrazio per aver aggiunto ulteriori dettagli. Come le suggerivo sopra, un percorso di coppia potrebbe rivelarsi un momento molto utile di confronto, e dove potrà portare anche la sua frase di chiusura la sua serenità inizia dove non ci sono io . É un’affermazione molto forte e sembra sentenziare in maniera rassegnata. Un confronto professionale é occasione di migliore conoscenze reciproca, consapevolezza circa lo stato attuale della vostra coppia e come imparare a comunicare meglio e senza fraintendimenti. Se non ha già tentato questa strada, ne vale sicuramente la pena. Anche per riscrivere il finale. Potrebbe essere anche questa una prospettiva. Ne parli con sua moglie ed eventualmente affidatevi ad un professionista con esperienza in terapia di coppia.
Cordialmente
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 126 visite dal 27/01/2026.
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