Vivere in autonomia aiuta?

Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni. Alle spalle (così giusto per riassumere) ho una storia di 5 anni di ansia e attacchi di panico.
Mi sono laureata solo 2 mesi fa e adesso avrò il piacere di iniziare un tirocinio di 6 mesi attinente al mio percorso di studi.
Questo tirocinio lo dovrò svolgere in città, per cui dovrò (finalmente) vivere da sola (o meglio con dei nuovi coinquilini che ancora non conosco) e quindi stare lontano da casa.
Dico finalmente perché secondo il mio psicologo (e anche secondo me) la causa della mia ansia e dei miei attacchi di panico hanno proprio origine dalla mia famiglia.
Io ovviamente sono felice di provare questa nuova esperienza, sia del vivere da sola e quindi fare tutto con i miei soldi e senza dover essere controllata dai miei, sia questa nuova esperienza lavorativa. (Non ho mai lavorato in vita mia, solo studiato.)
Oltre alla felicità e alla curiosità di provare però ho anche tanta ansia... Paura della solitudine, paura di non riuscire, paura di non sentirmi all'altezza, paura di deludermi, d Non piacere al datore di lavoro, paura di sentirmi scoperta, senza una protezione. Insomma, mi porto dentro tante paure e parecchia ansia.
Vi volevo chiedere, un vostro parer.e sui pro e i contro del vivere lontano da casa, da soli..
È un momento delicato per me. Ed il nuovo a a volte spaventa! Vi ringrazio tanto!
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 134
Cara Utente,

dal momento che è già seguita da un nostro collega è bene e che si riferisca principalmente a lui per porre domande di questo tipo, dal momento che conosce direttamente sia lei che la sua storia e situazione familiare.

In linea di massima la prima esperienza di autonomia può essere positiva perché accelera la crescita psicologica individuale, ma anche difficoltosa perché porta con sé tutti i dubbi e le paure che lei ha elencato:

"paura della solitudine, paura di non riuscire, paura di non sentirmi all'altezza, paura di deludermi, di non piacere al datore di lavoro, paura di sentirmi scoperta, senza una protezione".

Soprattutto se queste paure sono parte integrante del suo disturbo d'ansia, e quindi del suo quadro clinico, è importante che lavori nell'ambito del percorso psicologico che sta effettuando per rinforzarsi psicologicamente e vivere positivamente questo cambiamento, senza timori eccessivi nè sentimenti ambivalenti nei confronti dei suoi genitori.

In bocca al lupo per questa nuova esperienza!

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

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Utente
Utente
Gentile dottoressa, purtroppo in questi ultimi mesi sto vedendo molto di rado il mio psicologo, proprio perché non avendo un lavoro non riesco a pagarmi le sedute. Quindi si può dire che non sto seguendo un percorso psicologico. Purtroppo!
Io comunque spero che questa esperienza mi aiuti e mi rafforzi.
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 134
Per quanto vi siete visti?
In generale si sente migliorata rispetto alla situazione iniziale?
Aveva ricevuto una diagnosi precisa?
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Dr. Magda Muscarà Fregonese Psicologo, Psicoterapeuta 3,7k 146 11
Gentile ragazza,ci sono le paure, comprendo, ma ci deve essere anche l'orgoglio di avercela fatta.. a laurearsi, trovare un lavoro, imparare via via come mettere in atto tutto quello che ha studiato, è bello fidarsi e ogni giorno notare un passo avanti.. non sia troppo critica verso sè stessa, certamente il percorso fatto l'avrà resa un pò più solida , niente è facile ma sentirsi autonoma sarà sempre più motivo di conferma della strada che ha scelto..
Le faccio molti auguri, niente " persecutori interni, " ma ogni giorno la soddisfazione di stare in pista.. all'inizio qualche paura è normale..ma la motivazione le darà coraggio ogni giorno di più..
Aspettiamo notizie.. buone !

MAGDA MUSCARA FREGONESE
Psicologo, Psicoterapeuta psicodinamico per problemi familiari, adolescenza, depressione - magda_fregonese@libero.it

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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 495 46
Gentile ragazza,

hai ben descritto quello è tipico di una problematica ansiosa, non tanto per quanto riguarda il sintomo, ma il funzionamento psicologico di chi soffre di un disturbo ansioso.

Quindi, il mio suggerimento è quello di affrontare questa nuova esperienza, ma anche continuare le sedute di psicoterapia, per imparare ad affrontare le situazioni per te critiche.

Se l'impedimento è legato a difficoltà economiche, potresti sempre rivolgerti ad un servizio ospedaliero.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

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Utente
Utente
Salve dottori, grazie per le vostre risposte! LA psicoterapia purtroppo non sta facendo effetto, nonostante il mio psicologo sia bravo, in gamba e ci sia feeling tra noi. Forse non sta facendo effetto perché non la sto seguendo con costanza? (Tipo a volte non posso andare per un mese intero... Non so se sia quello il motivo o se sia a causa di questo ultimo anno veramente stressante per me. Infatti in questo ultimo anno sto soffrendo spesso di derealizzazione, e ne soffro specialmente tra le mie mura domestiche, mentre invece quando sono con le amiche in giro per la città va molto meglio solitamente.
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Dr. Magda Muscarà Fregonese Psicologo, Psicoterapeuta 3,7k 146 11
Un mese intero è troppo tempo , veramente..La vostra.. alleanza terapeutica.. ne risente , ? perchè la cosa fondamentale è questa ! Comunque insista con uscire con le amiche , magari intanto , scriva un diario in cui riflettere e fermare i suoi pensieri e le sue emozioni ed anche le sue paure.. i pensieri del suo .. persecutore interno.. certo a vivere ci vuole coraggio, ogni giorno un pò di più.. Auguri affettuosi..
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 134
Se questo è stato un anno stressante la frequenza troppo bassa delle sedute ha probabilmente reso meno efficace il lavoro.

Che diagnosi ha ricevuto?
Cosa dice il suo psicologo del fatto che la derealizzazione si presenta solo quando è a casa?
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,8k 298 205
Affinché abbia effetto, una terapia all'inizio è meglio che abbia sedute più ravvicinate. Quanto ravvicinate, dipende dall'approccio utilizzato dal terapeuta.

Da un punto di vista strategico l'ansia si batte ricevendo istruzioni e iniziando a fare cose diverse, interrompendo le tentate soluzioni che il paziente, sull'onda dell'ansia, adotta. Una delle più comuni tentate soluzioni sono i comportamenti di evitamento. Continuando a evitare ciò che lo spaventa, l'ansioso non fa altro che rafforzare e alimentare la propria ansia.

Da questo punto di vista andare a vivere in autonomia potrebbe andare proprio nella direzione che le serve: renderla più autonoma e meno paurosa. Magari sarebbe meglio concordare le varie mosse da fare, soprattutto quelle intermedie, con un terapeuta. Oppure se se la sente potrebbe buttarsi e fare tutto da sola.

In ogni caso non sarebbe certo né la prima né l'ultima persona che va a vivere lontano dalla casa di origine.

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta Coach
Consulti online e in presenza
www.giuseppesantonocito.com

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Utente
Utente
Salve dottori. Sinceramente il mio psicologo non mi ha dato nessuna diagnosi!! Lui mi piace ma non parla... più che altro mi lascia sfogare. Una volta mi aveva detto che il suo approccio si chiama "approccio statico". Mi dice solo qualche volta cosa fare... la cosa che mi ha sempre consigliato è quello di "stare lontana"da casa., quindi di vivere per i fatti miei e fare tutto da sola. Dice che tutta la mia ansia ha origine dalla pressione dei miei genitori. Però se così fosse, allora perché mi capita di avere attacchi di panico o derealizzazione fuori dall' ambiente familiare? A volte quando sto male mi verrebbe da gettare la spugna, ma non voglio darla vinta all ansia, sono giovane e tolta l'ansia vorrei fare tante cose. Una di queste è proprio vivere lontano dal controllo dei miei. Allo stesso tempo però questo mi mette ansia, tipo ho paura di avere un attacco di panico da sola e non
Poter ricevere aiuto nel caso mi sentissi male. (Perfare un esempio). Il momento della mia indipendenza lo desideravo così tanto (e lo desidero tuttora) ma ora che è arrivato "me la faccio sotto" . Scusate il termine :)
Certe vostre parole mi danno un Po di forza. Spero tanto in questo supporto psicologico, spero mi aiuti tanto
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,8k 298 205
>>> Spero tanto in questo supporto psicologico, spero mi aiuti tanto
>>>

Se ti riferisci a questi consulti online, fai male a sperare che ti aiutino (sperare è controproducente in generale, dal mio punto di vista, se non è accompagnato dall'azione).

Da un punto di vista prettamente strategico le rassicurazioni fanno male all'ansioso, perché sono come la droga per il drogato. Quando ne riceve, sul momento crede di stare meglio ma alla lunga alimentano il problema.

Il modo più veloce per uscire dall'ansia è FARE delle cose in modo diverso. Non serve a nulla chiedersi "perché" e "da dove viene il mio problema". Serve invece iniziare a comportarsi in modo diverso.

L'aiuto che ti serve lo potrai trovare solo di persona, e saprai di essere uscita dall'ansia non quando riceverai molte rassicurazioni, ma quando non avrai più bisogno di chiederne.
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Utente
Utente
Gentile dottore, mi riferivo al mio psicoterapeuta o in generale agli incontri di persona. Per le rassicurazioni, ha fatto l'esempio della droga per il drogato. Si è vero, sicuramente è realmente così, però come farne a meno? A me piace esser in qualche modo rassicurata, una buona parola.Ma non credo sia solo io a provare piacere nel sentirmi rassicurata, credo siamo un Po' tutti così.
Riguardo al fare, al passare all'azione è vero, ma il mio psicoterapeuta per questo ho notato che non mi consiglia cosa fare, come agire. È questo che non capisco. Forse avrei bisogno di esser spronata ...
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 134
Probabilmente non si è resa conto che quanto le dice il suo psicologo è perfettamente coerente con quello che le succede:

"Dice che tutta la mia ansia ha origine dalla pressione dei miei genitori. Però se così fosse, allora perché mi capita di avere attacchi di panico o derealizzazione fuori dall' ambiente familiare?"

"vivere lontano dal controllo dei miei (...) mi mette ansia, tipo ho paura di avere un attacco di panico da sola"

Leggendo le sue stesse affermazioni in quest'ordine le è più chiaro?
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Utente
Utente
Salve dottoressa, no purtroppo non ho capito il senso dei miei attacchi di panico o derealizzazione fuori dall'ambiente familiare? Diciamo che a casa sto male ed i miei mi mettono sotto pressione per ogni cosa, anche in giro a volte sto male, ma è sempre meglio di stare a casa perché a volte invece sto molto bene e mi sento rinata. Diciamo che devo scegliere il male minore.
Voglio essere una persona indipendente e sicura di me stessa, (cosa che i miei genitori mi hanno sempre impedito). La strada sarà lunga, perché 26 anni in cui ho "covato" l'ansia non sono facili da demolire.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,8k 298 205
>>> A me piace esser in qualche modo rassicurata, una buona parola.Ma non credo sia solo io a provare piacere nel sentirmi rassicurata, credo siamo un Po' tutti così
>>>

No, non è così. A tutti piace ricevere una buona parola, MA non tutti sviluppano una patologia tanto da aver disperatamente bisogno di rassicurazioni e non riuscire a farne a meno. A tutti può piacere un bicchiere di buon vino, MA non tutti diventano alcolisti. A tutti può piacere comprare un gratta e vinci ogni tanto, MA non tutti diventano giocatori d'azzardo compulsivi.

Ciò che contraddistingue il normale dal patologico è una questione di misura. Nel suo caso, il bisogno di rassicurazioni dipende probabilmente dal tratto ansioso ed è per quello che ne ha così bisogno. È un bisogno patologico, anormale.

>>> Riguardo al fare, al passare all'azione è vero, ma il mio psicoterapeuta per questo ho notato che non mi consiglia cosa fare, come agire. È questo che non capisco. Forse avrei bisogno di esser spronata
>>>

Gli approcci psicoterapeutici si possono dividere in due grandi classi: quelli che dicono esattamente al paziente cosa fare, e quelli che non lo fanno. Il suo appartiene probabilmente al secondo tipo. Approcci del primo tipo sono ad esempio il comportamentale e lo strategico. Se sente di aver bisogno di essere meglio orientata, può pensare a cambiare terapeuta.
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Utente
Utente
A me ispira di più uno psicoterapeuta che mi sproni (specialmente nei periodi "neri" come questo), quindi Ho anche pensato all'eventualità di cambiare psicologo, anche se mi dispiace, perché alla fine con lui c'é feeling, è giovane, solo 7 anni più di me, mi piace, però vorrei che mi desse più consigli. Perché a volte mi sento un Po abbandonata a me stessa.
È quindi una scelta tutta mia, quella del cercare uno psicologo che utilizzi una tecnica di tipo cognitivo comportamentale? Mi spiego: per le persone che vivono (ahimè) nell' ansia come me, è più indicato un approccio psicologico piuttosto che un altro? O uno vale l'altro e posso buttarmi su uno qualsiasi? Il mio utilizza un approccio statico anche se sinceramente non conosco nemmeno il significato!
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,8k 298 205
La scelta è ovviamente tutta sua, ci mancherebbe.

Dal punto di vista dell'approccio io personalmente gliene suggerirei uno attivo, ma ovviamente sono di parte, come terapeuta strategico. Tuttavia gli approcci attivi e prescrittivi sembrano ricevere più riscontri empirici e conferme non solo dal punto di vista dell'efficacia, ma dell'efficienza (minor tempo per ottenere risultati), nel caso dei disturbi d'ansia.

Un approccio "statico" lo ha già provato. Può provarne uno diverso e vedere che cosa succede.
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Utente
Utente
Vedrò un po' come andranno prossimamente gli incontri con lui. Più che psicoterapeuta mi sa che dovrei cambiare genitori!! È una frase forte lo so, ma il carico negativo con il quale mi hanno cresciuto è molto più tagliente della mia frase...
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,8k 298 205
I genitori non ci si possono scegliere, i terapeuti sì.

Faccia buon uso di questo fatto e impari ad accettare i primi e a reperire i secondi.

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