Pensieri ossessivi: mi immagino di uccidere i miei cari

Buonasera,
Sono una donna di 44 anni, sposata e mamma di due bambine.
Ansiosa, ho a volte crisi di ansia e ho le extrasistole che mi spaventano tanto (ho fatto 3 ecg Holter ed è tutto ok).

Purtroppo a causa del CoVid ho interrotto il percorso con la psicologa iniziato a febbraio, (avevo già fatto un percorso in passato, che comunque mi è stato utile) però il percorso precedente non è bastato.
Stavamo ricominciando una terapia di tipo cognitivo comportamentale perché ogni tanto ho questi pensieri intrusive ossessivi: mi immagino (proprio mi faccio un film e vedo nella mia mente le scene) che stermino la mia famiglia, a seconda della situazione di quel momento ad es.
se sono in cucina mi vedo che prendo un coltello e che li pugnalo, oppure come adesso che sono a letto e che tutti dormono che mi alzo e vado in cucina a prendere un coltello e pugnalo nel sonno o li soffoco.
Non mi vedo se porto a termine il compito.
Perché il pensiero da subito mi inorridisce, mi spaventa e mi agita... Magari mi vedo con il coltello in mano, bloccata perché non sono capace di farlo, perché che non ho la forza e la volontà.
E poi, ipotizzando di averlo fatto, mi vedo direttamente in carcere, odiata da tutti, giudicata per una cosa che io NON ho voluto fare... Già perché io NON voglio uccidere nessuno, vorrei essere e vivere serena con la mia famiglia.
Ma ho paura che una forza più forte di me mi faccia fare queste cose, come se qualcuno avesse un joystick e mi controllasse e mi facesse fare le cose contro la mia volontà.
Ecco io ho paura di questo.

Quando ho ricominciato il percorso (quello che poi si è interrotto) la psicologa mi ha rassicurata che questi sono pensieri che non si trasformano in realtà.
E se sbagliasse?
E se io invece vado fuori di testa e li faccio?
Mi ha detto che mi devo concentrare sul presente, su quello che ho, sul qui e ora, uscire di più e vedere le amiche e fare qualcosa per me.
Il problema è che le mie amiche non sono mai libere: lavorano e quando non lavorano hanno i figli perché non hanno nessuno che li tiene.
E io son sempre sola.
Non parlo con nessuno al di fuori di mia madre che è anziana (e ansiosa) o di mio marito.

Ho anche delle crisi di ansia a volte.
Domani ho un EEG e l'ultima volta che l'ho fatto ho avuto proprio una crisi durante l'esame.
Dovrei dormire ma non ci riesco e ho già preso 10 gocce di lexotan.
Ci ho provato, ma come mi sono messa a dormire, mi stava riprendendo il pensiero ossessivo e mi stava venendo una crisi di ansia, ho cominciato ad avere palpitazioni.

È scontato che domani ritelefono alla psicologa, ma mi rivedrà ormai dopo le feste.

Quindi sono qui a chiedere un consiglio a voi.
Grazie.
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Dr. Andres Rivera Garcia Psicologo, Psicoterapeuta 86 2
Salve,
quello che lei presenta è un sintomo: pensieri di stampo ossessivo che hanno come tema centrale la morte della sua famiglia per mano sua.
Il sintomo, generalmente, nasce proprio per difendere il soggetto da qualcosa che non va, ma anche per assicurargli - come direbbe Freud - un ''tornaconto personale''. Per essere più semplici: il sintomo è una sorta di compromesso tra ciò che le fa bene e ciò che le fa male.
Il consiglio migliore lo ha già seguito senza che nessuno gliel'abbia dato: ricontattare la sua terapeuta.
Vedrà che se aderisce alla terapia il miglioramento arriverà.

Cordialmente,

Dr Rivera Garcia Andrès,
San Benedetto del Tronto
Psicologo clinico, specializzando in psicoterapia

[#2]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno, ma non ho compreso bene. A me è un pensiero che fa star male e basta, non c'è nulla dentro a questi pensieri che mi fa stare bene. Più li ho, più immagino questi "film mentali" più sto male, vorrei scacciati, vorrei non averli, vorrei averne di belli, di positivi. Io ho paura che tutto questo possa diventare realtà perché perdo il controllo, come se fossi ipotizzata, come se agissi senza l'intenzione.

Oggi ho appuntamento con una nuova terapeuta (privata) perché la mia del consultorio è andata in pensione, e ancora non c'è la sostituta. Dovrò rifare tutto da capo.
[#3]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno, spero mi risponda ancora.
Sono andata al consulto una settimana fa da una nuova professionista. Mi sono trovata bene, ho proprio detto tutto senza tralasciare nulla. Abbiamo concluso col fatto che mi aiuterà a gestire la rabbia, che accumulo dentro di me e mi ha consigliato di ritagliare dei momenti per me stessa, ma in questi giorni non è facile. Ho due bimbe una di 7 e l'altra di 12 e non posso lasciarle sole. Ho trovato un app che è un diario e giornalmente scrivo i miei pensieri, e devo dire che mi aiuta a fare chiarezza.
Ma una cosa non capisco e le chiedo un consiglio (in attesa di ritornare dalla psicologa) : perché tutto questo si è trasformato proprio in quel tipo di pensiero ossessivo? Cioè la paura di uccidere le mie figlie? Non voglio avere questi pensieri, ho paura e mi agito quando li ho. E più non voglio, più mi agito, più li ho e più mi aumenta la paura che tutto potrebbe accadere veramente. Non posso avere l'ossessione che so io, ad es. di trovare un carabiniere e mandarlo a quel paese o rubare al supermercato? Per lo meno non uccidere i nessuno!! Spero mi risponda dottore, o lei o i suoi colleghi. Grazie e buone feste
[#4]
Dr. Andres Rivera Garcia Psicologo, Psicoterapeuta 86 2
Salve,
tenga presente che questo che lei definisce come pensiero ossessivo è un sintomo, un sintomo come può essere l'attacco di panico, la depressione eccetera eccetera. In quanto sintomo è lì per dire qualcosa che è mascherato nel suo contenuto. Questo significa che il pensare di uccidere i propri figli non vuol dire desiderare di farlo, ma intanto tale pensiero la martella affinché lei stia li ad interrogarsi su cosa c'è che non sta andando nella sua vita. A questo proposito nascono i sintomi, perché ci si desti da un torpore che verosimilmente non è un dolce dormire.

Cordialmente,

Dr Rivera Garcia Andrès,
San Benedetto del Tronto
Psicologo clinico, specializzando in psicoterapia

[#5]
dopo
Utente
Utente
Grazie mille.
Io credo che la mia rabbia nasca dall'invidia, perché penso sempre che gli altri abbiano una vita più soddisfacente della mia. Dalle piccole alle grandi cose. Dalla camminata insieme, dall'avere delle amiche per fare un weekend o un aperitivo, il lavoro.
In questi giorni, anche grazie a quel diario, sto facendo un po' di chiarezza tra i miei pensieri. Rimane il fatto che questo tipo di pensieri mi fa paura. E se mi capita di leggere o sentire una notizia di omicidio, vado in agitazione perché torno ancora a dirmi "e se un giorno dovesse capitare anche a me?".
So benissimo che ho bisogno di rifare un nuovo percorso, l'ho sempre saputo che ci sarei dovuta ritornare dalla psicologa.
Ho ricominciato, il 7 ho il secondo appuntamento e sto contando i giorni.
Se può, mi risponda ancora per cortesia, mi fa bene il suo sostegno...finché non imparerò a sostenermi da sola.
Grazie.
[#6]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 492 45
Gentile signora,

io la vedo in modo del tutto diverso, nel senso che potrebbe non esserci nulla che va male nella Sua vita, ma semplicemente basta essere un po' ansiosi per attribuire un peso maggiore ad alcuni pensieri che ci passano per la testa e che sono del tutto casuali.

Lei ha pensato di uccidere i Suoi cari, ma è un pensiero che (come tutti gli altri pensieri brutti) potrebbe passare per la mente di chiunque, oppure in un sogno. Qual è la differenza tra chi come Lei soffre d'ansia e chi non ne soffre? Che Lei si preoccupa e si dispera, arrivando a credere che un semplicissimo pensiero ( e NON un fatto!) possa trasformarsi effettivamente in un fatto. Chi, invece, non è ansioso, potrebbe al limite essere un po' sorpreso di questo pensiero o non farci neppure caso, oppure addirittura riderci sopra, raccontandolo come fosse una barzelletta, perchè di fatto è un pensiero e non un evento accaduto.

Chiaramente capisco il Suo punto di vista, anche perchè il livello d'ansia è tale da spaventarLa ogni volta che deve prendere in mano un coltello per cucinare, per mangiare, per lavarlo o anche solo se pensa ad un coltello!

Tuttavia, la terapia non consiste nell'uscire con le amiche, nè deve cercare ulteriori sensi di colpa, oltre a quelli che già la persona con ossessioni e ruminazioni mentali ha.

Nella psicoterapia cognitivo-comportamentale è essenziale comprendere come funziona il disturbo, capire quali sono le metacognizioni disfunzionali che danno vita al disturbo (ad esempio pensieri quali "I pensieri sono pericolosi", oppure "Se lo penso, arriverò a farlo", "Se lo penso allora è vero"; e conseguenze quali "Il rimuginio mi farà impazzire").

Successivamente è fondamentale lavorare sulle strategie disfunzionali che adesso usa, cioè il rimuginare per cercare di spaccare in quattro il capello e ridurre poi la paura di abbandonare tali strategie. In altre parole, imparerà a NON rimuginare più.

Un suggerimento: nonostante la nota emergenza sanitaria, Le consiglio di non interrompere la psicoterapia, anche perchè problematiche di questo tipo si trattano bene e in poco tempo, quindi La incoraggio a continuare il percorso di cura.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

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