Utente 328XXX
Gentili dottori,
Mio padre è un uomo di 71 anni. Ha fatto una visita con medico chirurgo specialista in urologia e gli ha diagnosticato una prostata aumentata di volume, di consistenza fibroperanchimatosa, non dolente, solco mediano spianato. Asta nella norma. Testicoli in sede non dolenti. Reni nella norma, pre entrambi presenza di microlitiasi. Vescica: normorepleta, si mette in evidenza presenza di litiasi di mm 16, inoltre le pareti vescicali si presentano ispessite ed irregolari come da vescica da sforzo. Prostata: aumentata di volume, ad ecostruttura disomogenea, echi capsulari continui. Presenza di 3 lobo (52 gr circa). Pratichi: si consiglia Turp e rimozione endoscopica della litiasi vescicale . Il suo PSA è 2,64 ng/ml a maggio 2018.
Seguiva terapia farmacologica con Omnic e da quando ha fatto la visita ha aggiunto Avodart e dal punto di vista della sintomatologia ha riscontrato significativi miglioramenti soprattutto nell’ultimo periodo.
Quello che volevo chiedere è: nonostante i miglioramenti significativi che ha riscontrato (oggi è pressoché normalizzato) deve comunque sottoporsi ad intervento Turp + rimozione endoscopica della litiasi vescicale? Quali complicanze sono connesse a questo tipo di intervento e che probabilità c’è che possa diventare incontinente? Com’è il decorso post-operatorio? Come reagiscono i pazienti a questa tipologia di intervento?
Ringrazio anticipatamente per le risposte che vorrete fornirmi.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Il calcolo vescicale è una complicazione dell'ingrossamento della prostata. Quasi sempre si tratta di piccoli calcoli o detriti che provengono dai reni, che giunti in vescica anche senza disturbi, non riescono poi a passare nell'uretra proprio perché questa nel suo primo tratto è ostruita parzialmente dalla prostata ingrossata. Pertanto col tempo tendono ad aumentare di volume in vescica, causando disturbi irritativi variabili, sanguinamento microscopico o talora visibile. Il calcolo è quindi certmente da rimuovere endoscopicamente, intervento di modestissima invasività, eseguito perlopù in anestesia periferica ed in ospedalizzazione diurna. Se però la prostata è molto ingrossata, il rischio che si formino altri calcoli, anche abbastanza velocemente, è piuttosto alto. Pertanto, speciae se vi sono comunque già dei disturbi evidenti ad urinare, lo specialsita può proporre di risolvere entrambi i probemi in tempo unico. Oggigiorno la disostruzione prostatica endoscopica è diventata un intervento molto più semplice del passato, specie facendo ricorso alle tecniche che utilizzano il laser. In mani esperte, il rischio di incontinenza è pressoché inesistente. In conclusione, per quanto riguarda la situazione di suo padre, visti i vantaggi ottenuti dalla terapia, si potrebbe trovare un compromesso rimuovendo solo il calcolo e stando poi a vedere come vanno le cose, riservando eventualmente l'intervento prostatico ad un tempo successivo.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Utente 328XXX

Gentile dottore,
l'intervento cui lei fa riferimento (disostruzione prostatica endoscopica) è una tecnica diversa rispetto alla Turp? A mio padre è stata consigliata la Turp, ritiene quest'ultima tecnica adeguata al caso? La Turp è una tecnica più invasiva rispetto a quella cui lei fa riferimento con particolare riguardo alle complicanze post-operatorie (es. incontinenza)?
Lei scrive: "Se però la prostata è molto ingrossata, il rischio che si formino altri calcoli, anche abbastanza velocemente, è piuttosto alto". Dall'ecografia risalente ad ottobre 2018 risulta prostata aumentata di volume, diametri 40,2x43x46 mm.
Grazie per la celere e puntuale risposta datami.

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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La prostata non è certo molto ingrossata, ma questo è relativo, poiché più importanti e decisivi sulle indicazioni sono i disturbi ad urinare, e non solo i diametri della ghiandola, di cui ci si deve sempre fidare con riserva.
Il risultato a distanza di qualsiasi dosostruzione prostatica è sostanzialmente uguale, indipendentemente dalla tecnica adottata. Ogni specialista fa come è abituato e - soprattutto - con gli strumenti che ha a disposizione. La elettro-resezione endoscopica (TURP) è stata per molti decenni l'unica tecnica disponibile ed è tuttora considerata lo standard di riferimento. Oggi sono sempre più diffuse le procedure che utilizzano vari tipi di laser. Con queste tecniche si ha una lieve riduzione dei tempi di cateterismo e dei tempi di ospedalizzazione (da 3-4 a 2 giorni). Comunque noi raccomandiamo sempre di scegliere lo specialista e non la tecnica, poiché sarà sempre meglio una buona TURP che un discutibile intervento laser.
Sulle reali indicazioni nel caso in esame confermiamo quanto espresso nel nostro precedente contributo.
Dr. Paolo Piana
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