Utente 474XXX
A mio padre circa tre anni fa è stato diagnosticato un tumore. Inizialmente ha affrontato un ciclo di chemioterapia che ha permesso, insieme ad altri fattori, l'operazione chirurgica di rimozione del tumore vera e propria. L'operazione ha avuto un ruolo salvifico, infatti, mio padre se non per la convalescenza dolorosa è stato bene per oltre 7 mesi. Purtroppo, dopo 7 mesi, le analisi abituali di controllo hanno evidenziato una ripresa di malattia e, conseguentemente, mio padre ha ripreso la chemioterapia abbinata alla radioterapia. Nel frattempo sono successe una infinità di cose(perdita di peso, collaterali della chemio).Per farla breve, nonostante tutte queste nefaste conseguenze mio padre è riuscito di nuovo a garantirsi un periodo di serenità ( durato circa 5 mesi con ripresa di peso, appetito, voglia di vivere). Il dramma inizia a Maggio, iniziano dei dolori alla schiena, lievi, con il passare del tempo questi dolori diventano sempre più insopportabili e l'antidolorifico non basta più. A questo si aggiunge l'ascite che si riformava subito dopo il drenaggio.Tutto questo non permetteva a mio padre di effettuare ancora la chemio. Inoltre, le analisi rilevavano valori sballati (ma non ho numeri precisi) di creatinina (più alta), azotemia, concentrazioni basse di potassio e non erano buoni nemmeno i valori della funzionalità epatica. Questa era la situazione generale per cui i medici hanno ritenuto necessario ricoverarlo in un centro di cure palliative. Mio padre è morto dopo circa 10 giorni in questa struttura... io mi sento tremendamente in colpa perché, gli ultimi tempi che mio padre è stato a casa prima di essere ricoverato, io avevo una infezione vaginale da Gardnerella, e, nonostante a casa mia si rispettino le comuni norme igieniche (ognuno il suo asciugamano, il bagno viene pulito regolarmente), ho paura che, inavvertitamente mio padre in qualche frangente abbia potuto scambiare gli asciugamani. A questa paura si è aggiunto il fatto che le ultime analisi di mio padre avevano rilevato un numero più alto di granulociti neutrofili, e che, una ecografia addominale aveva evidenziato che la prostata fosse un po' ingrossata (l'urologo aveva parlato di iperplasia prostatica benigna, diceva che era fisiologico per la sua età) ma , quando hanno avuto necessità di mettere il catetere non ci sono riusciti tanto era ingrossata questa prostata. Inoltre, il giorno prima di morire, mio padre ha avuto un picco di febbre e poi si è ripristinata una temperatura corporea normale. io vorrei sapere se IO ,con la mia infezione, abbia potuto causargli qualcosa. Se sia possibile che lui l'abbia contratta da me e questo gli abbia arrecato un danno di queste proporzioni.( ho letto su internet che questo batterio nei maschi può dare prostatite). Vi chiedo scusa se mi sono dilungata,vorrei avere una risposta sincera in modo da fugare questi dubbi e avere una visione chiara delle cose che purtroppo in questa situazione è mancata a tutta la mia famiglia. Grazie

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Dr. Paolo Piana

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Le informazioni che ci fornisce sono necessariamente troppo sommarie per poter esprimere un giudizio dettagliato, tra l'altro non ci riferisce neanche da che tipo di tumore fosse affetto suo padre. D'ogni modo, comprendiamo certamente le sue ansie, ma riteniamo francamente inverosimile che il precipitare delle condizioni di suo padre sia da collegare con una ipotetica infezione da Gardnerella, che oltre ad essere rara nel maschio, è nota per essere perlopiù priva di sintomi. La malattia tumorale avanzata, verosimilmente metastatica era certamente di per sè sufficiente a minare anche il fisico più robusto e determinarne una fragilità tale da portare di per se stessa all'esito fatale, senza andare a cercare necessariamente altre concause.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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