Negazionismo scientifico e fake news: demenze e false credenze hanno meccanismi cerebrali comuni?

Dr. Alessandro RotondoData pubblicazione: 13 novembre 2020

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I possibili meccanismi cerebrali alla base dello sviluppo di false credenze e teorie complottiste sono stati oggetto dell’editoriale - della rivista Jama il 2 novembre - del prof. Bruce l. Miller, neurologo dell’Istituto di neuroscienze dell’Università della California.

Negazionismo e fake news

Le notizie false hanno contribuito alla diffusione del virus

La pandemia da coronavirus è accompagnata da notizie false e teorie complottiste sulle origini del virus amplificate anche dai social media.

Il Prof. Miller mette in evidenza come la retorica antiscientifica, favorita dalle scarse conoscenze scientifiche, abbia vanificato le raccomandazioni delle autorità sanitarie sulla prevenzione del contagio e contribuito alla diffusione del virus.

I dati relativi al Covid-19, alla sua diffusione e alla sua terapia, vengono presentati da virologi e medici con opinioni divergenti e con strumenti poco comprensibili per le persone con insufficiente cultura scientifica.

Possono la carenza di nozioni scientifiche e il basso livello culturale essere sufficienti per giustificare la diffusione di teorie e dati falsi?

Miller individua nelle carenze del sistema educativo la fonte della tendenza a credere alle fake news, in quanto lo sviluppo nell’adolescenza dei circuiti frontali, che presiedono ai processi cognitivi e consentono ragionamenti validi, è anche conseguenza di un corretto processo educativo che include l’alfabetizzazione scientifica.

Senza stimolare la capacità di ragionare razionalmente, senza monitorare e valutare la validità delle informazioni scientifiche, è più facile credere a informazioni false.

Fake news

Il cervello è organizzato per creare e alimentare le nostre opinioni, valutando l’affidabilità delle informazioni e mettendole in relazione con le esperienze acquisite.

Alla base delle false credenze ci sono gli stessi meccanismi delle demenze?

In base a questo principio, sostiene Miller, i meccanismi neurali alla base delle false credenze sono analoghi ai processi neurodegenerativi delle demenze, si presenta, cioè, un’alterazione del funzionamento dei circuiti cerebrali.

A sostegno di questa tesi, ricerche recenti hanno ipotizzato che le false credenze emergano in presenza di disfunzioni della corteccia frontale, che permette di distinguere i pensieri falsi da quelli veri. Le informazioni non vengono elaborate correttamente, per cui percezioni e pensieri falsi sono accettati come veri.

Partendo da questi presupposti, Miller riporta il caso di due tipi di demenza, quello “a corpi di Lewy” e quella fronto-temporale. In questi pazienti, i circuiti che elaborano la veridicità delle informazioni sono alterati e il cervello riceve informazioni sensoriali distorte, che interferiscono con l’interpretazione del mondo esterno.

 Bollino bufala o verità

Miller ipotizza un’analogia fra le persone senza adeguate conoscenze scientifiche, che non riescono a elaborare le informazioni e i dati scientifici sul COVID-19, e quelle affette da demenza da corpi di Lewy, che, ad esempio, non sono in grado di riconoscere un volto familiare e lo scambiano per un impostore. Non riuscendo a elaborare correttamente i dati, scambiano per vere le informazioni false, e si convincono della loro veridicità.

Credere alla fake news esorcizza la paura

Inoltre credere nelle fake news permette di esorcizzare i sentimenti di paura e angoscia nei momenti difficili, come una pandemia, e permettono di credere che i problemi non esistano o siano molto meno gravi.

Come si può contrastare la diffusione delle fake news?

Nell’editoriale Miller lancia un appello alle istituzioni, alla comunità scientifica e ai mezzi di comunicazione, affinché facciano uno sforzo comune per semplificare e rendere comprensibili le notizie legate alla scienza.

Solo in questo modo si può fa vincere la scienza, e se la scienza vince, vincono tutti.

 

Fonte:

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2772693

Autore

arotondo
Dr. Alessandro Rotondo Psichiatra

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 presso universita di pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 3886.

7 commenti

#2
Dr. Alessandro Rotondo
Dr. Alessandro Rotondo

Cara Collega, grazie per il tuo prezioso commento. In realtà, l’interpretazione psicotica degli eventi, anche se favorita dal basso livello culturale, può interessare anche fasce culturalmente elevate della popolazione, proprio perché è frutto di un vulnus delle capacità di discriminazione fra falso e vero. E questo spiega anche la resistenza di questi soggetti alle evidenze più... evidenti. Pensa soltanto ai recenti ricoveri di negazionisti per Covid: neanche davanti alla malattia ammettono l’esistenza del virus! I miei più cordiali saluti

#3
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Molto interessante e utile per spiegare il fenomeno del negazionismo associare demenza e credulità dei boccaloni ignoranti.

Ci ho provato anche io recentemente da un punto di vista differente : incapacità a comunicare da parte di medici, politici e media.

https://www.medicitalia.it/news/senologia/8609-le-ragazze-fuori-di-seno-sul-corriere-della-sera.html

ed in tempi non sospetti quando il negazionismo manifestava i primi vagiti

https://www.medicitalia.it/blog/malattie-infettive/8585-coronavirus-inesistente-i-morti-colpa-loro.html

Per fortuna , se si guardano i 312 commenti in fondo a questo articolo, i benpensanti sono la maggioranza e non si fanno certo manipolare dai No Mask, No Vax e No Brain !
E non è una magra consolazione !

#5
Utente 424XXX
Utente 424XXX

Molto interessante, questo accostamento fra idee non allineate alle teorie dominanti e demenza. Ne deve sapere qualcosa Ignác Semmelweis, il medico che consigliò ai colleghi di lavare le mani prima di visitare i pazienti e venne a tal punto deriso da finire i suoi giorni in un manicomio.
Inoltre, nessuno sembra capire che le misure da prendere contro il coronavirus, riguardando la società nel suo complesso e non i processi biologici di singoli individui, non sono certo di competenza medica, ma politica, per cui non esiste in merito un "vero" o un "falso" oggettivi, ma semplicemente strategie più o meno adatte a raggiungere certi obiettivi, anch'essi in larga misura ufficiale. Solo per fare un esempio: molte persone muoiono ogni anno per incidenti stradali, ma nessuno propone di porre un limite di velocità universale 30 km/h, anche se, dal punto di vista strettamente tecnico, ciò permetterebbe di salvare molte vite. O ancora: indubbiamente il fumo fa male e, allora, perché non punire con la detenzione chi fuma per ridurre l'incidenza di malattie polmonari? Sembra che, al contrario, per combattere il coronavirus sia lecita qualunque misura, per quanto sproporozionata al reale pericolo e dannosa per la vita umana ( la quale, occorre ricordare, è un fatto sociale oltre che biologico).
Si potrebbe dunque ritorcere contro il prof. MIller il suo stesso argomento: nel mondo di oggi a dilagare non è la demenza, ma una patologia psichiatrica, cioé l'ipocondria.
Fare del dissenso politico una questione di psichiatria o neurologia porta ad aberrazioni che si sperava di aver superato una volta per tutte: a quando la proposta di un bel TSO per i disturbatori dell'ordine sociale?

#6
Dr. Vincenzo Scrivano
Dr. Vincenzo Scrivano

Purtroppo, ciò che questa teoria (così come altre) non spiega é come distinguere l'accettazione acritica di quello che viene propinato, dallo spirito critico che fa identificare come vere quelle che comunemente vengono definite "fake news" e come "fake" le notizie che vengono date per vere.

Specialmente in questa vicenda della COVID-19 l'assenza di qualunque criterio valido non consente di insultare nessuno, di etichettarlo come demente.

Coloro che ragionano, hanno avuto davanti la macroscopiche incongruenze scientifiche (e non) sulle quali le valutazioni sono state basate.

Coloro che evitano di ragionare ma si limitano alle evidenze, hanno avuto davnti il comportamento dell'OMS che ha detto tutto ed il contrario di tutto.

Coloro che non fanno neanche questo sforzo, ma si basane semplicemente sull'"Ipse dixit" hanno avuto la dimostrazione di come "Ipse" sia un genio degno del Nobel quando esprime teorie condivise, e divenga un perfetto imbecille quando non sia più "allineato".

In queste condizioni , che l'umanità resti divisa in due grandi gruppi é l'unica evidenza che rimane; ma se i due grandi gruppi siano costituiti da dementi ed intelligenti, oppure da intelligenti e creduloni, é impossibile da dire.

#7
Dr. Alessandro Rotondo
Dr. Alessandro Rotondo

Basterebbe che tutti, scienziati e non, seguissero le orme di Galileo che poneva le basi del metodo scientifico sulle "sensate esperienze" (cioè, l'osservazione mirata dei fenomeni) e "le necessarie dimostrazioni".
Purtroppo, come diceva Ennio Flaiano, in una minoranza di intelligenti si nasconde sempre una maggioranza di idioti . Ed è così che alcuni cosiddetti "uomini di scienza", alla ricerca di visibilità e provenienti da tutte le istituzioni, esprimono opinioni personali prive di solido fondamento scientifico (ma sensazionalistiche e spesso distorte da una stampa sempre più avida di audience a tutti i costi) che generano false credenze in eserciti di creduloni (in tal senso dementi, in quanto privi di giudizio critico) pronti a comprendere e diffondere quel che è più semplice e più conveniente comprendere, anche se completamente sbagliato.

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