Crescita embrionale,fetale e datazione chiarimenti e spiegazioni

gentili dottori ho bisogni di avere dei chiarimenti sia per la mia situazione ma anche per informazione personale essendo anche farmacista.leggendo anche l'articolo del dott Sergio Marcello la cosa non mi risulta ancora chiara.
Spesso quando l'eta ecografica fetale o embrionale è diversa da quella anamnestica si imputa il tutto o a un ritardo o una ovulazione precoce ma se si sa con certezza l'ovulazione e le due datazioni nn coincidono?si deve supporre un anomalia?Spesso si riporta il caso di embrioni piccoli (che cmque nn cambiano il discorso)ma in caso di embrioni più grandi?a volte leggo che la madre è di costituzione robusta o mangia parecchio ma se prendiamo il mio caso
ETA 36
PESO 47 KG
ALTEZZA 1,65
U.M 27.7.10
OVULAZIONE 8-8 accertata ecograficamente
PRIMA ECOGRAFIA 6+5 CRL 0.57 CM + battito regolare
SECONDA EOGRAFIA 8+5 CRL 2,4 CM
TERZA ECOGRAFIA 10+2 CRL 4,7 CM TN 0,17 CM
Basandomi sulla prima ero giusta di 6+5 poi però risulto una settimana avanti.Le prime settimane devo dire avevo molta fame tant'è che ho preso un paio di kg ma da qlche giorno mi riempio subito e la fame è diminuita,non credo però che questo possa essere rilevante.Se andando avanti il tutto dovesse essere confermato c'è la possibilità di una anomalia?oppure il feto subisce delle variazioni di crescita devo aspettarmi cose brutte all'amnio?c'è qualche esame specifico da fare?Ho molta fiducia nella mia gine ma 1° chiedo sempre altri pareri 2°va sempre di corsa e spesso da per scontato che certe cose le sappia già di mio quando invece anzi le mie conoscenze sono spesso a metà e questo mi manda ancora più in tilt.
Grazie anticipatamente x le risposte
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Dr. Ivanoe Santoro Ginecologo 8,5k 280 7
Si assume che la crescita fetale avvenga in ossequio a vari fattori, la cui preponderanza relativa si può osservare prendendo in esame due periodi distinti: dalla fecondazione alla 24ma - 25ma settimana e ciò che è il prosieguo della gravidanza dopo tale periodo.
Nel primo, la crescita fetale è dominata da fenomeni di "iperplasia" cellulare, ovvero di pura e semplice crescita per accrescimento del numero delle cellule costituenti i singoli tessuti ed organi.
Nel secondo, invece, pur continuando i fenomeni "iperplastici", divengono preponderanti quelli "ipertrofici", quelli, cioè, legati all'incremento volumetrico delle singole unità cellulari, presenti anch'essi accanto a quelli iperplastici nel primo periodo ma meno evidenti per evidenza biologica.
Ai fenomeni iperplastici è deputata la realizzazione del corredo genomico del nuovo essere; a quelli ipertrofici è strettamente associata la funzione placentare.
Una crescita fetale armonica, quindi, nel tempo e nelle varie fasi della gestazione, deriva da una corretta integrazione fra il genoma del feto ed il microambiente che il feto circonda.
Fatte queste premesse, quindi, si sostanza un dato di fatto: l'epoca gestazionale derivante dall'accrescimento embrio-fetale è maggiormente precisa nelle prime fasi della gestazione (dalla 4a - 5a settimana fino alla 9a - 10a) tenendo presente che il miglior indice dello sviluppo sul piano ecografico è la lunghezza vertice-sacro la cui misura è tanto migliore quanto più l'embrione-feto è "dritto".
Questa semplice osservazione ha fatto parlare una intera "generazione" di ecografisti e perinatologi di "crescita relativa ai punti zero" con diagrammi di crescita rappresentati da una linea retta, in cui il fattore tempo e la risultanza delle misure avevano fra loro una relazione di proporzione diretta (Rossavik, Deter, Hadlock).
Da queste esperienze sono derivati i tentativi di applicazione di modelli biomatematici alla crescita del feto che, però, sono miseramente falliti in quanto a concordanza clinica, dal momento che, nella seconda parte della gravidanza, essi, basandosi su relazioni lineari, non potevano più essere affidabili, in quanto molti più fattori vi erano da considerare e, quindi, molte più variabili (crescita fetale come risultato di un evento multifattoriale).
Tornando al caso specifico, il discorso si fa molto interessante quanto, però, molto spinoso e nebuloso.
C'è da considerare, infatti, in primis il discorso sulle curve di crescita relative ed immagazinate nei nostri ecografi che sono relative, per lo più, a statistiche non italiane, non riferite, cioè, a parametri di crescita della nostra popolazione ma a popolazioni differenti per etnia, razza e genetica (americani, inglesi, giapponei, tedeschi, dei Paesi Bassi ecc.ecc. a seconda dei vari Autori).
C'è, poi, da considerare la cosiddetta "varianza individuale" pur descritta nei testi di Embriologia, tarata, in genere a 4 - 5 giorni di massima, che stabilisce, semplicemente, che le tappe dello sviluppo embrionale, considerando i parametri più usati ("orizzonti di Streeter", "stadi di Carnegie"), si riferiscono ad una media che prevede una deviazione standard che va dalle 24 ore, appunto, ai 4 - 5 giorni di cui sopra.
Ed il discorso potrebbe continuare....

Per non tediare l'utente, consiglio, invece, di far eseguire, alla fine del primo trimestre, una valutazione dei parametri ecobiometrici del feto e degli annessi più comuni (diametro camera gestazionale su tre misure standard - DBP - CRL - FL) ed applicare agli stessi un semplice calcolo matematico di media riguardo alle epoche derivate per singolo parametro.
Pur se sommariamente, si otterrà un'epoca gestazionale di riferimento con una deviazione standard di 7 - 9 giorni che costituirà senz'altro un pounto di riferimento per il calcolo dell'accrescimento fetale in epoche successive.

Riscriva pure se vuole altre delucidazioni in merito.

Sperando di esserLe stato d'aiuto.


Prof.Dr.Ivanoe Santoro
Spec.Ostetrico/Ginecologo
già Direttore f.f. UO OST/GIN Ospedale di Solofra(AV) Prof. Anatomia Umana Univ. Napoli

[#2]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio per la risposta,Da quanto lei esposto mi sembra di capire che la diagnosi prenatale 'visiva' intesa come semplice osservazione di dati relativi alle dimensioni della camera,feto ecc ,atta a valutare una crescita arminoca e corretta del feto,dipenda sostanzialmente da elaborazioni matematiche che però offrono una visione cmque 'deviata' in quanto riferita a medelli definiti come standard e che quindi come tali possono avere delle oscillazioni dalla curva, e che quindi l'unica reale e più accurata rimane l'analisi del corredo cromosomico.Mi piacerbbe approfondire cmque il discorso sugli stadi di Carnegie.Sono a letto per un distacco e per motivi economici il lavoro di farmacista ha impigrito la mia curiosità scientifica(sono laurata in ctf) e magari se lei potesse indicarmi qlche articolo o darmi qualche altra delucidazione ne gliene sarei grata.
Francesca
[#3]
Dr. Ivanoe Santoro Ginecologo 8,5k 280 7
Ha compreso esattamente il discorso.
Per gli stadi Carnegie, si fa riferimento ad una serie di percorsi di sviluppo embrionale/fetale numerati con numeri arabi in uso presso l'Istituto Carnegie statunitense. Basta digitare "stadi di Carnegie" su di un qualunque motore di Ricerca per saperne di più. Gli elaboratori di questi "stadi" sono stati numerosi quanto prestigiosi studiosi dell'Embriologia umana fra cui soprattutto Hertig e Rock.

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