Utente 511XXX
Buongiorno,
mi rivolgo a voi per il caso di mia madre che presenta un quadro clinico complesso sviluppatosi nel corso di almeno un decennio: fra gli altri, esso comprende uno storico disturbo bipolare, recentemente associato a episodi psicotici, e una recente sindrome frontale. Per darvi un'idea del mio senso di smarrimento al riguardo, tenete presente quanto segue:

- A fine 2017, in seguito di un ricovero ospedaliero per Epatite C, i medici dell'ospedale interrompono la terapia farmacologica per il disturbo bipolare di mia madre, segnalandoci una intossicazione per eccesso di farmaci che il neurologo storico di mia madre le aveva prescritto. Inoltre ci indirizzano d’urgenza al CSM per la revisione della terapia contro il disturbo bipolare, offrendosi però di continuare a seguire mia madre per i suoi problemi neurologici o per ulteriori consultazioni, con l’aria di scoraggiarci dal proseguire con il neurologo storico.

- Il neurologo storico di mia madre che in precedenza le aveva trattato la fibromialgia, da diversi anni trattava pure il suo disturbo bipolare sebbene le avesse consigliato ripetutamente di rivolgersi agli psichiatri del CSM (e qui non so se la deontologia medica imponga al neurologo di rifiutarsi di trattare il paziente se il trattamento che può offrirgli, contravverrebbe alla sua stessa raccomandazione di rivolgersi ad altri esperti). Con l’eruzione dell’herpes zoster, accompagnato da episodi psicotici, egli aveva rivisto la sua terapia poi responsabile dell'intossicazione iatrogena. D’altra parte è stato tale neurologo ad aver investigato e scoperto le lacune cicatriziali di tipo gliotico.

- Lo psichiatra del CSM (tra fine 2017 e inizio 2018) ci ha sconsigliato di rivolgerci al reparto di neurologia dell’ospedale, perché secondo lui costoro lavorerebbero più nell’interesse della ricerca scientifica che della salute dei pazienti, quindi qualsiasi terapia che le potrebbero prescrivere, rischierebbe di interferire con quella che lo psichiatra le ha prescritto, senza necessariamente migliorarne la condizione, anzi magari peggiorandola (fra l'altro egli sospetta pure che possa essere stato il disturbo bipolare la causa determinante della sindrome frontale, che ne pensate?). Quindi ci ha suggerito, non di tornare dal neurologo storico, ma da un esperto di demenze che lavora presso il Servizio Interdistrettuale Disturbi Cognitivi in Umbria. Quest'ultimo per 100 e passa euro si è limitato a consultare la documentazione di mia madre, per poi mettere in dubbio la terapia dello psichiatra del CSM, e ripromettersi di parlarne con lui. Cosa che non è avvenuta o è avvenuta, ma lo psichiatra ha comunque mantenuto invariata la sua terapia. A fine estate, dopo avergli comunicato che il reparto di neurologia dell’ospedale ci ha raccomandato di fare una PET, egli ha minacciato a chiare lettere di lasciare interamente a loro l’onere di occuparsi del caso di mia madre, se loro non si sarebbero mostrati collaborativi (?!)

Che fare?

[#1] dopo  
Dr. Otello Poli

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Riterrei più che giustificato rivolgersi ad un altro professionista per avere altro parere/altra opinione sul caso.

Brutta cosa quando non vi è collaborazione tra i vari professionisti... quando qualcuno pensa di essere così bravo da poter far tutto da solo? Il Neurologo, lo Psichiatra, il Neuroradiologo? Siamo nell'era della inter-disciplinarietà.

Il caso che ovviamente appare complesso ed articolato, difficile da approcciare.
Disturbo bipolare con attacchi psicotici ed ora un deterioramento cognitivo.

Va comunque eseguita un esame di neuroimmaging (pertanto una RM o meglio TC-PET).
Dr. Otello Poli, MD
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[#2] dopo  
Utente 511XXX

Buongiorno Dottore, grazie per la sua gentile risposta.
I suoi commenti mi pare confermino la necessità che mia madre sia seguita allo stesso tempo da due figure: lo psichiatra e il neurologo. La PET è stata prenotata per fine dicembre, e la faremo senz'altro.

Mi permetto di aggiungere l'ultima parte dell'anamnesi fatta dallo psichiatra, per sapere se lei concorda riguardo alla diagnosi di "sindrome frontale" e se ha qualche parere sulla terapia: "un'indagine RM del parenchima encefalico estesa al tronco encefalico (eseguita nel mese di Settembre dell'anno 2016) poneva in risalto la presenza di rare lacune di tipo gliotico cicatriziale interessanti la sostanza bianca frontale.
Nel corso dell'esecuzione delle Valutazioni psichiatriche la Sig.ra X ha costantemente posto in risalto un contegno formalmente corretto in cui spicca, però, il riscontro di un atteggiamento sostanzialmente apatico e sostanzialmente disinteressato all'ambiente circostante. Venivano riferiti dal Care-giver principale (costituito dal Coniuge) comportamenti abnormi costituiti da polifagia (soprattutto nel corso delle ore notturne) nonché disturbi ideativi sia nell'ambito della forma che del contenuto). Accanto ai citati disturbi veniva riportata la presenza di Insonnia notturna.
Nel corso del tempo grazie alla terapia psico-farmacologica costituita dall'utilizzo di un farmaco antipsicotico (Paliperidone 6 mg cpr: 1/die), un medicamento ad azione Stabilizzatrice del Tono dell'Umore (Litio Solfato 83 mg cpr: 1 + 1/2/die) e una molecola ipnoinducente benzodiazepinica (Lorazepam 1 mg cpr: 2/die) si è riscontrato il progressivo abbattimento dei disturbi psico-comportamentali costituiti dall'insonnia e dall'eclatanza dei disturbi ideativi. Permane, al contrario, la presenza dei deficits cognitivi (a verosimile pattern frontale) costituiti da: marcato disorientamento spazio-temporale, deficits dell'attenzione, del linguaggio e della capacità di conservazione degli engrammi mnesici recentemente acquisiti. Sono presenti, inoltre, elementi sintomatologici indicativi di aprassia ideomotoria e costruttiva.
In attualità si evidenzia una completa dipendenza dai Care-givers in merito alla facoltà di eseguire la totalità delle funzioni riferibili alle IADL. Nell'ambito delle ADL l'Assistita pone in risalto l'incapacità di alimentarsi nonché di lavarsi e vestirsi autonomamente, deficits di continenza sfinterica (sia per quanto riguarda le feci che le urine), difficoltà ad eseguire in modo adeguato le funzioni di toilette e a spostarsi in assenza di un'attenta supervisione all'interno della personale abitazione".

[#3] dopo  
Dr. Otello Poli

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Non posso concordare con nulla non avendo la possibilità né fi visitare la paziente né quella di visionare gli esami.
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[#4] dopo  
Utente 511XXX

Capisco, ma non so proprio a chi altro rivolgermi: mi potrebbe almeno suggerire qualche reparto di neurologia o esperti di "sindromi frontali" in centr'Italia a cui potremmo rivolgerci per un secondo parere? Grazie.

[#5] dopo  
Dr. Otello Poli

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Per sindrome frontale deve intendere il deficit dei "domini cognitivi" situati a livello dei lobi frontali dell'encefalo.
Pertanto, in teoria, ogni neurourologo dovrebbe essere formato per affrontare e quantomeno lenire le sofferenze di questa tipologia di paziente.

Allego un link per ulteriore chiarezza:
https://www.neuroscienze.net/la-sindrome-frontale/
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[#6] dopo  
Utente 511XXX

Grazie dottore per la replica. Se permette però vorrei ribadire che il problema che intendevo segnalare è la mancanza di collaborazione e dissonanza di istruzioni che rilevo dai neurologi e psichiatri fin'ora consultati. Per cui mi chiedevo se al di là di aggiungere una voce in più al coro, non fosse più opportuno rivolgersi a qualche neurologo o neuropsichiatra che per notoria esperienza, formazione, competenza possa davvero fare la differenza sul caso specifico di mia madre. Non potendo disporre di un database (ho già cercato su internet) con la lista di neurologi o neuropsichistri in Italia (preferibilmente in centr'Italia) e relativo profilo medico che mi aiutino a identificare quel che cerco, mi sono rivolto al vostro forum. Se non è possbile, pazienza.

[#7] dopo  
Dr. Otello Poli

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