Utente 202XXX
salve,sono una ragazza di 29 anni e dopo quasi un anno e mezzo di cura col cipralex(mezza compressa al giorno,considerata come fase di mantenimento), ho scoperto di essere incinta di 5 settimane ,cosi ho interrotto il trattamento.premetto ke cominciai ad assumere il cipralex dopo qualke episodio d attacchi di panico,nn guidavo piu serenamente e cosi via.m sono consultata con un neurologo e da li' la decisione di intraprendere la cura ke, dopo i primi mesi a compressa intera, è passata a mezza compressa.ora m domando,potrebbero esserci delle ripercussioni? e se nn era ancora il momento di interrompere la cura col cipralex?ho solo paura d dover riprendere la terapia ora ke sn incinta .grazie a ki vorra' rispondermi.

[#1]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
la Sua decisione di interrompere le cure ha avuto dei motivi importanti (la gravidanza). Tuttavia, questo non significa che lo specialista che Le ha prescritto il farmaco non deve essere avvisato della Sua scelta. Se riprende i contatti con lui, potrà anche rivalutare il Suo stato psichico e potrà rispondere alla Sua domanda (il che è possibile solo conoscendo il caso individuale e visitando la persona dal vivo).

Normalmente, quando si prescrive e quando si segue una cura, si mantengono i contatti con chi l'ha prescritta: anche per monitorare l'evoluzione della malattia. Anche se non fosse incinta, sarebbe stato necessario ricontattare tale specialista oppure (ancora meglio) trovare uno specialista psichiatra (perché la malattia e la cura sono di competenza psichiatrica) per valutare la fase della malattia, la necessità delle cure per tempi ulteriori o la possibilità della sospensione.

Aggiungo che non bisogna avere il timore anche se lo specialista Le dicesse:
"ha fatto troppo presto a interrompere la cura", perché:

1) è importante avere la valutazione obbiettiva
2) non deve trattarsi di imposizioni, ma di discussione con lo specialista, perché ci sono più aspetti da considerare:

- la possibile tossicità del farmaco per il feto,

- il benessere emotivo di Lei durante la gravidanza che influisce anche sullo sviluppo fetale e sul decorso post-partum;

- il ruolo della gravidanza di per sé come una condizione favorevole o sfavorevole per il Suo disturbo d'ansia;

- l'imprevedibilità del futuro e dunque l'eventualità che durante la gravidanza possa porsi il quesito della necessità di un intervento psicofarmacologico (e allora bisognerà vlutare se necessario, e con quali mezzi farmacologici - i meno dannosi e più provati).

Insomma, spero di averLa convinta che anche in questo periodo ha senso di avere uno specialista di riferimento (dal vivo). Meglio se psichiatra.
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#2] dopo  
Utente 202XXX

ho avvisato il neurologo del mio stato di gravidanza appena l ho saputo e lui m ha detto di sospendere.al momento nn ho avuto sintomi da sospensione del farmaco e sono gia' 10 gg ke nn lo prendo piu .secondo lei,se nn c sn stati fino ad ora, nn c saranno piu'? perche di solito, ho letto di xsone ke da subito avvertono sintomi sgradevoli.

[#3]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
se gli effetti da sospensione non si sono presentati nei primi giorni dopo l'interruzione della terapia (sono già passate praticamente due settimane), non dovrebbero presentarsi dopo.

Questo per quanto riguarda gi effetti da sospensione nel senso stretto.

Invece, non si può escludere a priori le "recidive" del disturbo per il quale il farmaco è stato assunto. Queste ultime possono manifestarsi a distanza di tempo variabile. La possibilità che si manifestino è in genere tanto minore quanto più graduale è la sospensione della cura e quanto maggiore è stato il periodo di compenso psicopatologico (il periodo che è stato "assicurato" inizialmente dalla farmacoterapia a mantenimento).

Nel periodo attuale e successivo il mantenere il compenso psichico rimane importante anche per ridurre le possibilità delle ricadute nel futuro.

Dunque, è possibile che sia utile una forma di sostegno psicoterapeutico, riguardante, eventualmente, anche problematiche diverse rispetto a quelle che Lei ha avuto in precedenza (e che ora non ci sono). Ora non ha attacchi di panico, ma può essere utile una profilassi coi metodi psicoterapeutici centrata ad essempio sulla gestione dello stress e dell'ansia in generale e in particolare nel contesto della gravidanza e successivamente del parto. Esistono dei corsi di preparazone al parto e alla maternità che potrebbero avere senso. Su queti aspetti può consultare il Suo specialista.

Da tenere presente che la gravidanza di solito, dal punto di vista ormonale, è un periodo di per sé benefico dal punto di vista della salute psichica, mentre l'incidenza o la recrudescenza dei disturbi psichici cade di più sul periodo successivo al parto. Tuttavia, in alcune persone il peggioramento psichico può capitare anche durante la gravidanza.

In ogni modo, si tratta dei periodi critici, ciascuno dei quali condiziona in parte (positivamente o negativamente) quelli successivi e la Sua storia di malattia è, ovviamente, un fattore da non trascurare.

Durante la gravidanza non si può escludere al 100 % che, in seguito ad una ricaduta non si porrà il quesito sulla necessità del ritorno alla terapia psicofarmacologica. Tuttavia, tale quesito dovrà essere espresso senza timore, perché in ogni modo andrà valutato con attenzione dallo specialista, e ci sono più possibili soluzioni: sia le soluzioni meno rischiose nell'ambito farmacologico, sia le soluzioni non farmacologiche.

Dunque, è importante mantenere i contatti con il Suo specialista a scopo di monitoraggio. Conta anche il rapporto di fiducia e le variabili individuali.Per cui, se Lei si è trovata bene con uno specialista neurologo, può essere un idea mantenere i contatti sempre con lui, anche se lo specialista di competenza sarebbe lo psichiatra.
Dr. Alex Aleksey Gukov