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Disturbo di personalità?

Salve

Vi scrivo perchè ho bisogno di sfogare una situazione in famiglia legata a mio padre. E' un anatomopatologo che da qualche anno si è trasferito in un ospedale lontano 1 ora da casa e i ritmi di lavoro frenetici gli impongono orari difficili per i suoi quasi 60 anni. Lui è sempre stato un grandissimo lavoratore, dedito, corretto, morigerato, puntuale ed affermato in ambito professionale. Purtroppo però vive una sorta di "doppia personalità". Ha una sorella gemella che fa uso di psicofarmaci da alcuni anni per un problema psichiatrico accertato (avvertiva voci insistenti nella testa e spesso si fermava a fissare il vuoto ad ascoltare e rispondendo).
Le relazioni in famiglia sono lentamente degradate in questi ultimi 4 anni e in casa ormai non si parla quasi più di niente per evitare sfuriate da parte sua o che alzi la voce contro me, mia madre e mio fratello. Torna a casa la sera, è sempre distratto con la testa altrove, spesso si isola dal contesto e resta a rimuginare. Ha una spiccata tendenza alla onicofagia e sembra che i pensieri quasi ossessivi che gli attraversano la testa (di cui mai ci ha mai parlato, minimizzando ogni volta) lo fanno arrovellare facendo terminare tutto il resto in secondo piano. Non si preoccupa più delle piccole cose della famiglia, delle diatribe burocratiche e gestionali (pagamenti, bollette etcc.) che ormai gravano su mia madre, insegnante, che sta attraversando la fase della menopausa, che per questo modo di fare spesso parla con me dal momento che con lui non può farlo più. Viene sempre trattata con sufficienza, non le viene mai dato peso, e quando ha un problema fisico deve vedersela da sola perchè papà si stizzisce e la zittisce dicendole che si lamenta sempre e soprattutto che usa "un tono di voce sbagliato" invitandola con veemenza a "stare tranquilla". In buona sostanza, tutto quello che fa parte della famiglia perde di peso e qualunque cosa è da considerarsi stupida, inutile o senza un vero significato tale da doversi preoccupare, ma anzi ogni discorso sfocia in rabbia, prevaricazione, violenza verbale quasi come se fosse infastidito da tutto (spesse volte le risposte che da non sono coerenti al discorso e sragiona).

Un piccolo esempio: ieri mia madre aveva bisogno di effettuare una telefonata verso un cellulare, e avendo il suo in riparazione, gli ha chiesto la cortesia di usarlo; lui alzando la voce le ha impedito di farlo demandando a me o mio fratello.

Paradossalmente quando invece si trova davanti ad amici o conoscenti, lui diventa prodigo, si mette al centro dell'attenzione, si fa carico dei problemi altrui ed è sempre molto paziente, pacato e disponibile; tutti lo credono una persona eccezionale: ama particolarmente sfoggiare le sue capacità, e assume sempre un'aria da intellettualoide (istrionico), ma anche a detta delle persone che lo ascoltano, mi è stato fatto notare che a tavola non si parla mai di questioni di un certo peso e che sembra tutto una specie di "teatro" di discorsi banali, semplici e talvolta irrilevanti.
Aggiungo che è totalmente assuefatto dal lavoro: percentualmente gli prende l'85-90% del suo tempo. La sera quando rientra a casa, non appena si finisce di cenare, si siede sul divano si addormenta (che siano le 7 o le 9 di sera non fa differenza) per poi riprendere la giornata l'indomani alle 5 della mattina.

Poichè è sicuramente un problema egodistonico avrei piacere ad avere uno scambio di opinioni perchè letteralmente non sappiamo cosa fare; temendo una sua reazione non riusciamo a venirne a capo. Come dobbiamo comportarci? come fareste voi ad avvicinarlo ad un terapeuta? cosa pensate possa essere?

Grazie anticipatamente.
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Dr. Michele Patat Psichiatra, Psicoterapeuta 640 11
Gentile utente,
dal suo racconto lascia intuire (per il modo di riferire i fatti ed alcuni termini utilizzati) che sia ben informato (se non addirittura del mestiere) su disturbi di questo tipo.
Come avrà forse avuto modo di leggere, i disturbi di personalità generalmente si manifestano in età giovanile, quando cioè si struttura la personalità stessa.
I comportamenti mostrati da suo padre sembrerebbe invece riferibili più ad un disturbo dell'umore, che però andrebbe verificato da uno specialista.
E proprio qui penso sia il vostro dilemma, poiché ciò richiederebbe la collaborazione di suo padre.
Tenendo presente che ogni situazione è differente e quindi non è possibile generalizzare, a mio parere come atteggiamento di solito è preferibile la sincerità. Se siete preoccupati per il suo stato di salute la cosa migliore potrebbe proprio essere parlarne con lui con tatto e delicatezza, ma in modo il più possibile chiaro.
Cordiali saluti,

Dr. Michele Patat
https://www.medicitalia.it/michelepatat

[#2]
dopo
Utente
Utente
Dr.Patat la ringrazio per la celere risposta. Studio ad odontoiatria al 5° anno ed ho una infarinatura di psichiatria.

Purtroppo il problema si pone proprio nel ricercare una collaborazione attiva da parte di papà, perchè per suo modo di porsi non si predispone al dialogo ne tantomeno alla ricerca di una soluzione (a tal proposito ciò che ben prefigura la questione è la frase "il problema non sono io ma tutti gli altri").

Da questo scaturisce una serie di problematiche a chi gli sta accanto. In primis mia mamma, che ha instaurato un meccanismo difensivo e per non soffrire evita scontri e soprassede a tante cose. Purtroppo a questo si aggiunge una casa da portare avanti, mio fratello in piena fase puberale, ed una marea di piccoli problemi di vita quotidiana a cui papà sembra non voler minimamente partecipare a risolvere se non demandando e destra e manca.

Quindi si è instaurato un circolo vizioso; conoscendo mio padre non è praticabile una via diretta e sincera perchè non lo comprenderebbe e anzi rimbalzerebbe il problema all'interlocutore (oggi ad esempio mamma è entrata nel discorso facendogli presente che ultimamente lo vede distaccato e chiedendogli se avesse problemi di qualche genere, ma lui si è subito sentito etichettato come "strano" "in difetto" e l'ha verbalmente attaccata mandandola via ed alzando la voce).

Forse, dovendo definire il suo carattere specifico, in questo periodo è fortemente "disforico" (che si tratti di bipolarismo?)

La sensazione comunque è quella di parlare due lingue diverse con lui e che il divario di comunicazione sia incolmabile...ma la qualità della vita e della famiglia, a prescindere, ne risente.
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Dr. Michele Patat Psichiatra, Psicoterapeuta 640 11
La situazione che descrive non è certamente né piacevole né semplice da affrontare, tuttavia rischia di trascinarsi se non si interviene in alcun modo.
Purtroppo, come dicevo prima, senza il consenso di suo padre non si può fare nulla.
Avete mai provato a discuterne con tutti insieme in un momento di calma? In genere affrontare questi argomenti a livello generale (senza cioè partire da un episodio specifico) e mantenendoli sul piano concreto (difficoltà gestionali, organizzazione familiare...), aiuta ad evitare di sentirsi accusati od etichettati.
Probabilmente all'inizio sarà difficile, ma insistendo potrebbe portare suo padre ad aprirsi un po'.
Cordiali saluti,

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