Utente 402XXX
Gentilissimi dottori
Mia mamma, 54 anni, da quasi un anno soffre di disturbo d' ansia. Il tutto iniziò all' improvviso, in seguito alla comparsa di un sintomo 'stano' all'apparato urogenitale. In pratica setiva di continuo lo stimolo alla minzione e, dopo analisi che tardavano, esami lunghissimi e decine di consulti si arrivò alla diagnosi di vescica iper reattiva, trattata con successo. Il disturbo d' ansia però si aggravava e faceva quasi sempre cambiare idea ai medici non psichiatri. A settembre dell' anno scorso il primo ricovero in psichiatria. Nei seguenti mesi buoni risultati. Purtroppo però i problemi ginecologici si aggravarono (subì 3 interventi in passato, colpoisterectomia, rettocele, correzione di rettocele) e la diagnosi fu di dover intervenire di nuovo. Al solo pensiero il' ansia si aggravò, tantè che a febbraio venne ricoverata nuovamente e appena dimessa operata con successo ai vari prolassi. Dopo la dimissione sembrava tutto andare bene ma un mese forte crisi e terzo ricovero. Ora lamenta sempre continua ansia che le impedisce di lavorare e di svolgere una vita normale. Cerca di tenersi occupata durante la giornata ma dice di non riuscire a fare nulla, perchè ha sempre l' ansia che la attanaglia. A volte ha delle forti crisi che sfociano in pianto e impotenza nei confronti della malattia. Gli accessi al CSM e PS sono ormai settimanali e la situazione da parte di noi familiari è ormai diventata insostenibile, a causa del continuo bisogno che ha di assistenza e nella condizione di 'paura' in cui siamo costretti a vivere. La terapia farmacologica (Lyrica 150mg 1cp x3die Olanzapina 10mg 1cp 2/die Felison 15mg 1cp/die Talofen max 25gtt 3die al bisogno) non sembra dare buoni effetti e i medici mi hanno riferito che mamma ha il problema di rispondere male ai farmaci (se gliene si danno troppi sta peggio han detto). Non riescono a dare risposte chiare tranne per il fatto che sostengono che mamma deve trovare il modo di eliminare l' ansia da sola (scusate lo sfogo ma quando ha degli attacchi forti sotto i loro occhi, magari al CSM day hospital, minimizzano anche se la situazione è alquanto grave). Ha anche iniziato la psicoterapia ma le sedute sono ad intervalli lunghi (1 ogni 10 giorni). Erano stati anche provati i seguenti farmaci: Seroquel RP, Diazepam, Cipralex, Esilgan. Da sottolineare che dal 2010 ha sofferto di disturbo distimico, in seguito ad un ricovero di mio padre (soffre di disturbo bipolare), curato con successo e da inizio 2016 aveva smesso, scalando e sotto il controllo del CSM, di assumere farmaci.
Nota che può essere interessante è il fatto che per lei non poter riprendere a svolgere il suo lavoro sia una catastrofe insormontabile. Per ora è in malattia ma il mese scorso aveva provato a riprendere la mansione ma con scarsi risultati, poiché lamentava dolori riguardanti l' ultimo intervento fatto. La visita di controllo fatta l' altro ieri però ha escluso complicazioni degne di nota.
Ringrazio molto sentitamente.

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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[#2] dopo  
Utente 402XXX

Gentil dottore
La mia domanda è sul cosa si possa fare, se cambiare approccio farmacologico o rafforzare la psicoterapia. La situazione ripeto è grave e personalmente ho pensato più volte di dover, come soluzione ultima, far soggiornare mia mamma in una casa di cura per un periodo più lungo di un ricovero (consiglio datomi l anno scorso dai medici).
Rringrazio