Come riconoscere se si tratta di depressione?

Gentili dottori, sono una ragazza di 22 anni in procinto di effettuare la sua prima visita psichiatrica.
Sono stati i miei familiari a prenotarmi questa visita, in accordo con il mio medico di base, poiché a detta loro potrei soffrire di una forma depressiva.


Attualmente assumo Tavor ogni sera e, da circa una settimana e mezzo, anche la Paroxetina.
Entrambi mi sono stati prescritti dal mio medico di base.


In passato ho già avuto a che fare con due psichiatri in realtà: uno, diversi anni fa, mi diagnosticò una forma lieve di depressione, che tuttavia non ho mai curato; il secondo, uno psichiatra militare (ma credo che non sia la stessa cosa di un professionista sanitario civile) mi fece una sorta di "diagnosi approssimativa" di carattere rigido, con tratti difensivi e di evitamento (riassumendo ciò che ricordo del discorso, perché non ricordo i dettagli esatti della diagnosi).


Lo psichiatra presso cui effettuerò la visita a breve sembrerebbe specializzato in disturbi dell'umore, ma io temo di possedere sintomi fuori dal suo campo di competenza e che per cui potrei non essere la sua paziente idonea.


Da anni sono in balia di un'evidente fobia delle persone, il che mi ha sempre resa molto ansiosa in tutte le situazioni sociali (anche solo avere persone attorno quando vado in giro da sola), a tal punto da generarmi una sorta di blocco comportamentale (quest'ultimo per quanto riguarda soprattutto la spontaneità nel linguaggio, nei gesti e nelle reazioni), che mi porta ad esempio a non riuscire a guardare le persone negli occhi o non riuscire a reagire al dolore fisico mentre sono in mezzo ad altre persone.


A partire dal 2018 ho cominciato ad avere crisi emotive di pianto, soprattutto la sera, e la voglia di piangere durante il giorno.
In quei mesi ho smesso di frequentare l'università e di praticare attività sportiva (di cui prima ero appassionata e praticavo ogni giorno).
Qualche tempo dopo ho cominciato a diventare paranoica ed ossessiva (soprattutto in ambito lavorativo), il che mi ha portata pian piano ad isolarmi anche da quelle poche persone che frequentavo.
Entrambi questi "sintomi" sono peggiorati durante la pandemia e l'anno scorso ho cominciato a soffrire d'insonnia.


Successivamente la situazione è cambiata: ho cominciato a sentirmi come anestetizzata dalle emozioni durante il giorno, con un forte senso di vuoto, ma di sera questa sorta di anestetizzazione spariva e cominciavo ad avere crisi emotive, molte volte di rabbia e a volte di pianto.
Spesso la rabbia mi portava a spaccare oggetti e tirare pugni sulle superfici.
Diverse volte ho avuto la tentazione di farmi del male, ma non ho mai pensato di ferire i miei familiari.
Secondo loro potrei soffrire di una crisi depressiva.


Da quando assumo Tavor ho risolto i problemi di insonnia e le crisi emotive si sono attenuate di molto, per cui non so se mi convenga ugualmente rivolgermi ad uno psichiatra, tuttavia vorrei anche una diagnosi per capire che tipo di malessere potrei avere.
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Dr. Giovanni Portuesi Psichiatra, Psicoterapeuta 412 22 1
Direi che i problemi di cui parla possono sicuramente non essere dovuti ad una sindrome depressiva e che una visita psichiatrica sia del tutto appropriata. È importante che l' aiuto psichiatrico abbia una certa continuità.

Dr Giovanni Portuesi

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dr. Portuesi,
La ringrazio per la sua risposta.

Ero piuttosto restia a rivolgermi ad uno psichiatra, nonostante il volere dei miei familiari, in quanto convinta di possedere "problematiche" che in realtà non fossero di competenza di questo genere di specialisti, tuttavia ho effettuato la mia prima visita e devo dire di essermi ricreduta.

Ho incontrato un professionista molto competente, professionale e ben disposto a chiarire qualsiasi mio dubbio, il quale mi ha rassicurata sul fatto che, non solo le mie "problematiche" rientrano nel suo campo di competenza, ma anche che con una certa probabilità si possano addirittura risolvere grazie anche all'ausilio di alcuni farmaci.

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