DOC, hikikomori, sospetta misofonia e autolesionismo. Aiutatemi, urgente!

Salve a tutti rispettabili medici,
mi appello alla vostra comprensione e conoscenza della materia; spero possiate aiutarmi con gentilezza e disponibilità.

Inizio subito a fare presente che come preannunciato dal titolo sono una persona hikikomori affetta da una forma di DOC abbastanza grave e aggressiva, diagnosticatami 10 anni fa dalla mia psichiatra con cui sono stata in cura per ben 5 anni, la quale durante il percorso aveva deciso di sottopormi a una breve terapia farmacologica che non era andata in porto, dato che purtroppo non rispondevo in alcuna maniera ai suoi tentativi di approccio, risultata purtroppo anch'essa fallimentare, controproducente e perfino incentivante della sintomatologia e del disturbo stesso invece dell'opposto.
Questi ultimi anni in cui mi sono rifiutata non per mia scelta di uscire, ritrovandomi piano piano e sudbolamente nel tempo reclusa in casa, e ho abbandonato qualsiasi tipo di cura e aiuto professionale ho notato un aggravarsi DISASTROSO della patologia con conseguente insorgenza di nuovi sintomi e fenomeni che mai avevo accusato in passato e che mi stanno facendo annaspare letteralmente nel terrore.
Da un anno circa a questa parte lamento episodi particolarmente violenti di autolesionismo in cui non rispondo più di me e che vengono fatti esacerbare da dei trigger sonori che mi capita di udire con frequenza estrema dalle persone del nucleo famigliare che con me condividono l'ambiente domestico e dai vicini di casa particolarmente maleducati e irrispettosi.
Purtroppo mi capita sempre più spesso di picchiarmi da sola, sia sul volto che sul corpo, con percosse indistinte di tutti i generi e molto forti, atte a punirmi arrecandomi dolore e a farmi sfogare al tempo stesso per la sensibilità irrazionale e inspiegabile che sto accusando riguardo rumori circostanti che mi fa andare come in conto circuito. Ho le gambe ricoperte di lividi a seguito di questi episodi sempre più frequenti.
Questi ultimi giorni la situazione si è aggravata ulteriormente all'improvviso e sono caduta nel baratro soffrendo in una maniera così lancinante che mai avrei creduto possibile.
Ho sviluppato un nuovo trigger nell'udire i membri della mia famiglia tirare su con il naso di continuo (dato che lo hanno di vizio praticamente tutti senza rendersene conto) e appena lo sento mi trasformo in un mostro di dolore e panico: divento isterica, piango per ore senza riuscire a evitarlo né a calmarmi, divento aggressiva e mi percuoto con tutta la violenza e la forza che riesco ad attuare nel momento, tanto che per tutta la casa sono in grado di udire le percosse che mi infliggo, nonostante io mi trovi nella mia stanza e abbia la porta chiusa.
Si tratta di misofonia come sospetto con orrore o è una nuova facciata del DOC che imperterrito e incurato si aggrava costantemente?
E possibile, inoltre, ipotizzare qualche altra patologia scatenante del fenomeno? Il disturbo ossessivo induce chi ne è affetto a una tale ipersensibilità a rumori specifici e a malmenarsi da soli a causa di essi o c'è da sospettare qualche altra causa scatenante, vale a dire un altro disturbo sottostante, non ancora individuato dato che si è reso visibile soltanto in tempi recenti?
Tengo in ultimo a precisare, se può aiutarvi a fare chiarezza nel quadro clinico complessivo, che soffro di depressione, ma questo suppongo sia scontato e facilmente intuibile dai miei trascorsi, di un disturbo d'ansia cronico che mi porta ad avere attacchi di panico, di fobia sociale, dismorfofobia e ho un rapporto piuttosto burrascoso e molto tossico con il cibo. In passato ho sofferto anche di anoressia che si è poi evoluta in binge eating fino ad ora ed epilessia, quest'ultima fortunatamente sconfitta, e ho tentato il suicidio diverse volte. Per non farci mancare nulla, infine, sono stata vittima di bullismo per più della metà della mia vita, sin dalla prima infanzia, e non sono mai stata in grado di approcciarmi correttamente agli altri, fare sane e spensierate esperienze per la mia età come i miei coetanei e fare amicizia; non ho mai avuto amici in tutta la mia vita. Traumi dopo traumi, anche l'ambiente famigliare è estremamente tossico e lesivo per la mia salute.

Ringrazio in anticipo chi si vorrà confrontare con me e rispondermi, magari rassicurandomi ma senza edulcorare la situazione che riconosco essere piuttosto grave e critica.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 44.4k 1k 248
"Si tratta di misofonia come sospetto con orrore"

Per esempio questa è una forma di pensiero che è tipicamente doc. Se prende un sintomo e lo chiama con un nome che vuol dire quel sintomo, non si capisce quale sia la "rivelazione", che c'è da temere ? Invece i soggetti con doc vivono questi termini in maniera oracolare. Peraltro, sappia che nella pratica psichiatrica non è che si usino molto, diventa ridicolo definire ogni cosa con una parola come se fosse una sindrome a se stante.
L'ha descritto Lei il problema, alcuni tipi di rumori e presumo anche le immagini che evocano le inducono delle reazioni violente.

Può essere utile sapere. Ha tentato il suicidio diverse volte, in che modo ? E come è fallito ?
Ha detto di aver fatto terapie dai 14 anni, o che la diagnosi è avvenuta ai 14 anni ma i problemi iniziano prima. Quali cure ha fatto ? Almeno le principali.

Dal linguaggio e dal modo di esporre si direbbe che abbia un livello di istruzione elevato, che sia anche una persona in grado di cercare e comprendere informazioni. Questo si è mai tradotto in un'autonomia (lavoro, successi scolastici, abilità selettive in alcuni campi) o no ?

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

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Utente
Utente
Inanzitutto la ringrazio immensamente per la disponibilità e la sua risposta tempestiva, ne sono colpita considerata l'ora tarda.

Ero cosciente che chiunque avrebbe risposto avrebbe estrapolato esattamente la frase che che lei pone prima di tutte fra virgolette e con cui inizia il discorso, proprio perché io in prima persona riconosco essere di natura pesantemente ossessiva. Ciò che temo, come lei dice, non è affatto una rivelazione, anzi conferme che è molto differente. E do nomi ai sintomi (che ipotizzo, ribadisco, altrimenti avrei comunicato di soffrire di "misofonia" o come la vogliamo o no etichettare a priori senza averne diagnosi né certezza, per mie deduzioni che si presuppongono ossessive) per essere più chiara, limpida e comprensibile possibile. Il terrore da me fatto presente sta nel comprendere effettivamente se si tratta di una nuova ossessione verso determinati suoni ripetuti e inevitabili o sto assistendo all'instaurarsi di una vera e propria fobia verso i rumori?
Potrei gentilmente chiederle di fare chiarezza su questo punto senza evadere il quesito, se le è possibile? So che fa parte del suo approccio medico, del suo lavoro e lo accetto con grande rispetto. Ma se potesse cercare di darmi almeno conferma o smentita, anche solo velatamente, gliene sarei estremamente grata.
Mi solleverebbe da un peso insostenibile, almeno per il momento.
Inoltre com'è possibile che mi dica "sappia che nella pratica psichiatrica non è che si usino molto, diventa ridicolo definire ogni cosa con una parola come se fosse una sindrome a se stante"? Ammetto che mi trova concorde con quanto detto, ma non del tutto. E allora tale nome in primo luogo chi glielo avrebbe affibbiato? Chi si è ritrovato e si ritrova tuttora a soffrirne? Dubito alquanto, ma anche qui non contesto, è il suo lavoro.
In sostanza mi preme sapere con urgenza, viste le condizioni in cui verso ultimamente, cosa mi sta capitando di preciso con i suoni e se è da ricondursi al DOC o ad altro.

Riguardo ai tentativi di suicidio, ho adoperato diversi mezzi e metodologie che si sono rivelate (purtroppo, oserei dire) fallimentari, delle volte, per mia mancanza di coraggio.
Una volta ho tentato di avvelenarmi con il lexotan (o forse xanax mi perdoni ma non ricordo di preciso, è stato un periodo molto buio anche quello e i ricordi sono molto traumatici per me) ingerendone una boccetta intera in un sorso, convinta per certo che avrei perso la vita, ma la vita appunto mi ha punita a mio dire, graziata per altri, lasciandomi in vita illesa. Sono rimasta incosciente e addormentata per giorni senza mai svegliarmi, con i miei famigliari che semplicemente mi hanno lasciata lì sul letto come pattume, il che anche questo è tutto dire.
Un'altra volta ho tentato di lanciarmi dal terrazzo al terzo piano dell'abitazione. Ero a un soffio da lasciarmi crollare nel vuoto ma mi è mancato il coraggio da pusillanime quale sono. Niente di nuovo insomma. In tal senso ho tentato più e più volte senza ottenere successo.
Un'altra volta ancora mi sono tagliata le vene ma non è andato a buon fine; ancora porto le cicatrici al polso che rievocano ricordi tremendi. Odio a morte quelle cicatrici, tanto quanto me stessa.
Altre volte ho provato a lasciarmi morire di fame ma sono stata gravemente male tanto da indurre i miei genitori, più che altro mia madre, a forzarmi a mangiare. Sempre una questione anche questa su cui fa leva il mio rapporto malsano con il cibo, sia passato che attuale.
Non ricordo comunque quale sia stata la prima volta fra tutte, ad ogni modo rammento che avessero preso piede da prima che mi riducessi a hikikomori e che ancora mi recavo in terapia ed ero seguita attivamente.
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Utente
Utente
La diagnosi è sì avvenuta all'età non di 14, come potrebbe dedurre, ma bensì di 13. Tenga conto che io non ho ancora compiuto 24 anni nonostante il mio anno di nascita riportato ma questo non so quanto possa essere rilevante. In origine ero stata costretta a recarmi in terapia psichiatrica e da un nutrizionista per l'anoressia, ovvero all'età di 11 anni e mezzo più o meno. Dopo essere scampata a quest'altra bestia che mi ha quasi uccisa, ma non avendo comunque mai sconfitto i problemi alimentari nel complesso come ho reso evidente, è insorto immediatamente il DOC con un'aggressività feroce in cocomitanza della cessazione degli studi alle scuole medie e l'inizio di quelli alle superiori. Studi che mai avrei portato a termine a causa della malattia e della lentezza ossessiva che più di ogni altra caratterizza la mia condizione nello specifico. Da lì in poi è stato un crollare in un pozzo senza fondo, in perenne e fulminea discesa. Il disturbo mi ha tolto tutte le passioni e la voglia di vivere che già di per se non era granché elevata. In sostanza non ho più una vita ormai.
I problemi iniziano dall'infanzia all'incirca, prima della comparsa dell'anoressia e del DOC, da quando ero alle elementari, forse già dall'asilo a detta di mia madre. Socializzavo perché costretta nell'ambiente scolastico e in quelle poche ore, fuori di lì ero sempre a casa, non come ora ci mancherebbe, a giocare da sola, troppo matura per la mia età e definita "lunatica" dai compagnetti. Comunque sempre sola. Alternavo momenti di concentrazione perfezionistica assoluta e una capacità mentale fuori dalla norma per la mia età ad apatia brutale e disconcetrazione assoluta, cosa che ho realizzato soltanto con la crescita. Non so anche questo quanto possa essere influente.
Mi sono sempre domandata se si trattasse di DOC già da allora oppure le cause sono da ricercarsi altrove.

La ringrazio per quello che deduco un complimento circa le mie capacità di esposizione. Un grado di istruzione elevato appreso soltanto alle scuole medie da cui sono uscita con il massimo dei voti, i più alti di tutta la scuola nonostante le vessazioni perenni e l'anoressia che mi ha perseguitata per la metà della mia permanenza in quell'ambiente. Sono stata lodata dagli insegnanti di avere enorme talento nell'apprendimento e una notevole intelligenza, ragione per cui mi ha resa meritevole degli atti di bullismo crudeli.
Dopodiché, come dicevo, ho iniziato le scuole superiori all'insorgere del DOC con tanto di diagnosi tempestiva, percorso travagliato cui il disturbo mi ha impedito di portare a termine facendomi bocciare due volte, io che mai ero stata bocciata ed ero volgarmente sempre stata una secchiona da soli 8 e 9. Al secondo anno da ripetente mi ero ritirata perché non reggevo più ed ero impossibitata ad eseguire i compiti e studiare per via delle ossessioni laceranti. Avevo poi deciso di riprovare in un altro indirizzo di un'altra scuola ancora per cambiare aria e ambiente sotto consiglio della mia allora psichiatra ma è stato ancora più catastrofico. A quel punto mi ritirai a metà anno, da lì in poi mi sono arresa definitivamente e ho iniziato a uscire sempre meno, giacché a scuola frequentavo anche lì un giorno sì e tre no, una cascata di assenze e giustificazioni umilianti. In ogni caso, scartato l'ambiente scolastico, non uscivo come sono sempre stata solita fare dall'infanzia. Mi sono intrattenuta raramente con i miei coetanei in uscite e approcci ritenibili consueti e normali, ma è sempre stato qualcosa di estremamente volatile che cessava quasi subito, già dalla prima volta. Amici veri e propri non ne ho mai avuti.
Attualmente non mi relaziono con nessuno salvo la mia famiglia ovviamente, nemmeno virtualmente, eccezione fatta per mio cugino che è come un fratello ed è l'unico che mi offre appoggio e comprensione sinceri e disinteressati.
Ritornando sempre al discorso sugli studi sono una persona che all'attuale non ha nient'altro che una ridicola licenza media per soddisfare la sua curiosità. Non ho mai conseguito il diploma essendomi appunto ritirata, ed è una delle cose che più mi fa soffrire in assoluto dato che il mio sogno era quello di laurearmi e che la malattia mi ha portato via. Non ho mai lavorato.
Mi sento una fallita e lo sono purtroppo.

Riguardo alle cure: ho assunto lexotan, xanax, fluoxetina e sertralina. Altri medicinali di cui ora mi sfuggono i nomi, compresse e gocce tutti farmaci che mi hanno causato reazioni avverse e indesiderate e nessun giovamento per il DOC e tutto il quadro complessivo e che ho dovuto sospendere a distanza di pochissimi mesi. Mi sono sentita molto sconfortata e incompresa nei riguardi della mia psichiatra, che si è dimostrata incompetente e menefreghista nei miei riguardi, cacciandomi letteralmente via, resasi conto di non essere in grado di fare fronte alle mie esigenze. Non mie ossessioni anche qui, badi bene, me lo ha ammesso lei guardandomi negli occhi e con freddezza.
Mi ha colpevolizzata di non guarire e pertanto mi ha snobbata semplicemente nonostante si fossero già verificati tentativi di suicidio andati a vuoto e lei lo sapeva; stavo particolarmente male. Surreale non trova? Lo trova corretto trovandosi lei stesso nella stessa categoria lavorativa? Colpevolizzare un paziente nella mia condizione? Anche qui però cerco di essere quanto più comprensiva e gentile possibile.
Dopo di lei non mi sono mai più approcciata a nessun'altra figura professionale prima di oggi, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa un estraneo ma specializzato in merito.

In merito all'epilessia, se può anche questo servire, che si è manifestata all'età di 8 anni e che ho curato con successo con il depakin fino agli 11 anni, voglio specificare, perché ipotizzo possa esserci un collegamento in tutta la situazione, che la sospensione della terapia anti epilettica è andata di pari passo con lo sviluppo dell'anoressia e subito dopo del DOC.

Mi sono dilungata eccessivamente e di questo chiedo venia, ritengo ne valesse la pena per essere quanto più esaustiva possibile e non lasciare nulla al caso. Grazie ancora per la disponibilità, ne faccio tesoro!
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 44.4k 1k 248
Io un secondo parere però lo chiederei, perché che ci sia una componente ossessiva è cosa abbastanza assodata sia per la storia che per gli elementi che riferisce, però andrebbe capito meglio il perché dei tentativi di suicidio e anche il perché di un vissuto che non è semplicemente di depressione, ma di frustrazione (cioè di discrepanza tra ciò che uno ritiene di poter avere per capacità, dotazione o meriti, e ciò che uno pensa che avrà). Il "chiudersi in casa" con il termine che ora si usa non è cosa nuova, è sempre esistito in altre forme e forse riguardava fasce di età più avanzate.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

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Utente
Utente
Buonasera Dott. Pacini.
Prima di tutto voglio esordire ringraziandola ancora una volta per la sua importante risposta che dà, per così dire, delle conferme a mie alcune personali riflessioni e analisi circa la mia situazione.
Partiamo dal presupposto che la componente ossessiva è certamente di notevole rilevanza nell'impatto specifico che esercita nella mia vita e nelle condizioni attuali in cui verso, e non si discute affatto, tanto più che ho ricevuto una diagnosi tanto tempo fa. Fin qui non l'ho mai messo in discussione e non mi permetterei di farlo. Piuttosto, ci sono altri elementi che mi sfuggono esattamente come a lei.
Questa frustrazione da lei citata è qualcosa che io stessa ho notato molto bene e che più di ogni altra mi lascia a interrogarmi. Mi domando molto spesso a cosa effettivamente sia da ricondursi, perché riconosco che accuso tale frustrazione da quando ero soltanto una bambina. No, non esagero.
È tutto davvero da imputare soltanto al DOC (intendo a partire fin dall'infanzia) o mancano altri tasselli fondamentali del puzzle? Da ciò che mi fa intuire, potrebbe essere proprio così.
Se lei accenna questo di sua spontanea riflessione, senza averglielo fatto presente io in partenza, vuol dire che non sono soltanto mie ossessioni del caso, ma ho ancora una discreta capacità di discernimento nonostante tutto e la gravità della mia situazione personale.
Allora, perché c'è questa discrepanza così netta se pare trascendere addirittura allo stato depressivo? Cosa devo dedurne, che ci sono altre cause da approfondire? O che la diagnosi che ho ricevuto potrebbe essere soltanto parziale e mancano magari altri elementi? Se potesse fornirmi la sua opinione più dettagliata su questo punto specifico gliene sarei davvero molto grata, anche privatamente se è possibile o lo ritiene più opportuno.
Per quanto concerne il "chiudersi in casa", di questo ne ero consapevole anche io. Ho preferito utilizzare il termine hikikomori che è più mainstream e alla mano se così vogliamo dire, è soltanto l'equivalente giapponese di un fenomeno che si verifica in qualsiasi nazione e a qualsiasi età.
Mi trova perfettamente concorde in merito al secondo parere. Devo riprovarci con una nuova figura professionale di riferimento e tentare di curarmi, anche se il mio DOC sembra molto resistente e aggressivo. Mi rendo conto che non posso restare incurata e sola a me stessa, così in balia delle ossessioni asfissianti confinata fra quattro mura alla mia età. Ci sarà qualcosa che posso fare per migliorare la mia condizione, e non di certo rimanere rinchiusa in casa appunto.

Ora vorrei mi concedesse, per favore, la risposta al quesito più importante di tutti e quello per cui mi sono rivolta originariamente qui: le ossessioni si possono formare anche nei confronti dei suoni come sta capitando a me? Se sì, si può correggere tutto questo con una terapia valida e giusta?
Direbbe che i farmaci prescrittimi dalla psichiatra in passato fossero da ritenere i più corretti per la mia situazione? Specifico in ultimo che a suo tempo ho assunto anche serenase ed efexor. Questi i nomi dei farmaci che nella precedente risposta mi sfuggivano.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 44.4k 1k 248
Per i farmaci bisognerebbe vedere le dosi, sia per capire se potevano funzionare sia per capire in che formula erano concepiti. Comunque sì, può darsi che sfugga qualche tassello che non è solo doc, che rende la cosa meno "lineare" su un unico tipo di sintomi e meccanismi. Comunque l'ossessività può inglobare elementi di qualsiasi tipo, è un meccanismo "formale", dentro ci può finire l'elemento isolato (suono, immagine) così come quello complesso (pensiero, scena, immaginazione).

Dr.Matteo Pacini
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Utente
Utente
La terapia farmacologica si è protratta per alcuni anni dando luogo talvolta a effetti collaterali sgradevoli e avversi.
Al principio, non troppo tempo dopo avere ricevuto la diagnosi di DOC, mi era stato immediatamente consigliato di assumere la sertralina nel tentativo di arginare farmacologicamente il problema e fare fronte alla situazione, perché in quanto alle ricorrenti sedute non stavo riscontrando alcun tipo di beneficio e i sintomi della patologia si stavano comunque inspiegabilmente aggravando con troppa forza e rapidità.
La sertralina l'ho assunta per all'incirca due mesi scarsi. Dapprima a dosi molto blande che sono andate via via ad aumentare e secondo la necessità del momento, fino ad arrivare a quella massima di 150 mg/die.
Dopodiché si è nuovamente andati a scalare la posologia all'inverso per rimuovere il medicinale dato che non mi stava arrecando beneficio di alcun tipo, anzi mi rallentava ulteriormente nei movimenti più di quanto già non facesse la lentezza ossessiva, e lamentavo, inoltre, cali notevoli di concentrazione e perdita di memoria. Episodi ricorrenti di disconcentrazione e indebolimento della memoria che in un primo momento si erano imputati al DOC (quando ancora non assumevo la cura, attenzione), e dopo non molto tempo dall'assunzione della sertralina al farmaco stesso. Due conclusioni molto discordanti, confusionarie e che quasi si annullano a vicenda a mio dire, però rimangono sempre mie riflessioni personali e questo è importante specificarlo.
Ma andiamo avanti.
Dopo questi due mesi si è allora poi optato per la fluoxetina come sostituto della sertralina. Scoraggiata da come aveva risposto il mio organismo alla sertralina, non ero granché fiduciosa. E ancora, nemmeno qui purtroppo mi sbagliavo.
Il percorso con la fluoxetina, invece, si è dilungato maggiormente e perlomeno non mi ha causato rilevanti effetti collaterali tali da annullarla nell'immediato come la prima. 50 mg/die per due anni pieni. A volte la dose veniva diminuita o aumentata a seconda di come mi sentivo, se mi dimostravo aggravata o miglioravo vagamente (non ho mai potuto vantare nessun miglioramento significativo, anzi quasi per niente). Vorrei che mi precisasse a tal proposito se è consuetudine che la posologia degli psicofarmaci venga fatta oscillare così a cuor leggero in base all'umore -che si può anche fingere- del momento o alla gravità o meno dei sintomi, perché ammetto che anche questo mi lascia ancora perplessa.
Al secondo anno di assunzione della fluoxetina, non riscontrando cambiamenti o miglioramenti significativi e non potendo vantare nemmeno una discreta stabilità (continuo aggravamento), la mia psichiatra decide di affiancare il Risperdol, 0,5 ml al giorno, mentre al contempo si riduceva gradualmente la fluoxetina.
Ora, con tutta l'umiltà e l'ignoranza che posso avere in merito, a me risulta che il Risperdol non sia un farmaco per il DOC principalmente, il che anche questo mi lascia doppiamente perplessa e lo trovo tanto agghiacciante quanto inspiegabile.
Nella cartella clinica si fa riferimento a terapia neurolettica. Tragga qualche ulteriore conclusione.
L'assunzione del risperdol è andata avanti per relativamente poco anch'essa, due mesi, perché ho accusato immediatamente gravi ripercussioni a livello fisico: episodi frequenti di enuresi. E nessun beneficio anche qui, soltanto effetti collaterali di una certa importanza. Così nuovamente decide di sostituire con il serenase: 4 gocce la notte.
Giunta a questo punto ero seriamente sconfortata, sia dagli effetti avversi di tutti i medicinali provati, che dal perenne aggravarsi del DOC e della fobia sociale. Nonostante la terapia uscivo di rado come sempre è capitato in tutta la mia vita e avevo già abbandonato gli studi con estremo dolore; tante volte non riuscivo nemmeno a presenziare più alle sedute, dando ancora più tristemente buca.
Una volta scalata la fluoxetina fino a rimuoverla, ma pur sempre assumendo serenase nel frattempo, la psichiatra decide per l'ennesima volta di trovare una sostituzione, a suo dire, con efexor. E chiude in bellezza aggiungendo perfino xanax, 5 gocce al mattino e 5 alla sera, per l'ansia brutale che mi ha sempre perseguitata. Tutto insieme.
E qui succede l'irreparabile purtroppo Il serenase mi causa crisi oculogire persistenti. Sono dovuta recarmi d'urgenza nel suo studio perché non ero più in grado di controllare lo sguardo e la vista. Gli occhi andavano per conto loro verso l'alto, non rispondevano semplicemente più ai miei comandi e ho vissuto un vero e proprio incubo da cosciente. Ero a dir poco terrorizzata e nel panico più totale. E giustamente direi!
Giunta lì insieme a mia madre, nega che il fenomeno sia da ricondursi al farmaco da lei prescrittomi, mentre mia madre era andata a domandare aiuto e una seconda opinione in merito a ciò che stava capitando altrove a un altro medico che aveva poi confermato fosse con certezza causato da quel psicofarmaco in particolare, e lei accusa mia madre di avere errato con le dosi (in sostanza la calunnia e la accusa falsamente niente meno) e a entrambe di fare le drammatiche.
E a che scopo avremmo dovuto, se versavo in una condizione abbastanza tragica nel momento?
Era visibilmente insofferente e alterata per essere stata smascherata nella sua incapacità e inettitudine nel mio caso dopo tutti quegli anni; senza nemmeno offrirmi aiuto intanto di scusarsi mi indirizza in fretta e furia a una terapista cognitivo-comportamentale e letteralmente mi butta via come spazzatura dopo tanti anni.
Consideri che ero ancora minorenne mentre accadeva tutto questo.
L'idea che ho maturato di lei non è affatto positiva, considerato che si è permessa perfino di colpevolizzarmi in diverse occasioni di essere incapace di guarire a suo piacimento, poco prima di sbarazzarsi di me, come già le avevo menzionato sopra. Le ho dovuto ricordare io da paziente che il DOC è un disturbo cronico e spettava a lei tentare quantomeno di aiutarmi, che ero lì per quello, non dovevo a lei -e so di non dovere a nessuno in assoluto- una guarigione che magari potrebbe non giungere mai.
Da qui mi è appunto insorto il dubbio che potrebbe avere sbagliato non solo con l'approccio farmacologico ma, tralasciando per un attimo il trattamento che mi ha rivolto, anche con la diagnosi in parte.

Mi fa piacere che dal mio racconto emerga tutto questo e sia evidente anche a lei, che è una figura piuttosto competente e specializzata in merito, che mancano elementi nel quadro generale come sospetto da tanto tempo, che non è frutto di miei dubbi irrazionali di natura ossessiva, affatto! E di questo ancora una volta la ringrazio immensamente, mi ha fornito risposte essenziali più di quante avrei potuto aspettarmene e forse anche più di quanto lei avrebbe dovuto nella sua posizione e considerando che ci troviamo online e non può sbilanciarsi chissà quanto com'è giusto che sia.
Grazie anche e sopratutto per il chiarimento finale sulle ossessioni nei confronti dei suoni, mi solleva tanto averne finalmente certezza per potermi muovere di conseguenza.
Spero che impegnandomi ad uscire di casa e recandomi nuovamente in terapia la vita mi sorrida almeno un pochino per quanto mi è concesso e qualcuno possa finalmente aiutarmi con serietà e interesse reali del mio caso.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 44.4k 1k 248
I due antiossessivi ci stavano, però non hanno funzionato o non erano ben tollerati. Quando agli antipsicotici, si usano nei ragazzi sia per aspetti tipo tic o compulsioni motorie, sia anche quando si teme un effetto eccitante improprio con gli antidepressivi.
Le alternative non sono finite, ma andrebbe riconsiderata la diagnosi, giusto per capire se è una non-risposta, è una diagnosi che ha diverse componenti, di cui magari una produce questa non buona risposta agli ssri.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
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Utente
Utente
La ringrazio dottore per la disponibilità, la gentilezza e sopratutto la pazienza indiscussa da lei dimostrate. E, infine, per le ultime fondamentali delucidazioni del caso.
Con questi ulteriori elementi e alcune conferme molto importanti alla mano, osservo finalmente la mia situazione da una prospettiva ridimensionata, più adeguata e giusta rispetto a tutto il mio vissuto. Prospettiva che sono decisa mi indirizzerà dopo tanti anni alle cure che mi spettano e di cui ho necessità per la mia condizione, con la speranza di approdare finalmente a una diagnosi corretta, nell'individuazione dei tasselli mancanti, e al più funzionale e appropriato approccio farmacologico stavolta.
Saluti.
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