Somatizzazione causa problemi sul lavoro

Buonasera.
Vi riporto la mia storia per maggiore comprensione.
Sono una donna di 38 anni e lavoro in maniera stabile dal 2017 nella stessa azienda.
Sono sempre stata- per carattere-una persona molto ambiziosa (sin dai tempi dell'università in cui dovevo eccellere per non rimanere delusa).
Probabilmente (ed è quanto emerso da un consulto psicologico) ciò è dovuto al fatto che ho dovuto bilanciare altri problemi familiari con il mio essere sempre "perfetta" almeno dal punto di vista scolastico (a volte mi sono sentita dire "devi essere contenta dei tuoi voti alti per te non per fare un piacere agli altri").
Fatta questa premessa, come dicevo, lavoro nella stessa azienda dal 2017 e sono sempre stata un'impiegata apprezzata, sia dal punto di vista caratteriale sia soprattutto da quello prettamente lavorativo.
Dopo circa un paio d'anni dalla mia assunzione sono stata "promossa" (lo virgoletto perché si è trattato solo di un cambio di ruolo interno non di un vero e proprio passaggio di grado) ad un livello che, nel mio ambiente lavorativo, è lo step successivo per andare avanti con la carriera.
A novembre dello scorso anno ricevo una comunicazione (tra l'altro telefonica) da parte del responsabile del personale che mi diceva che dal mese successivo sarei stata spostata in un'altra sede (ma questo lo avevo messo in conto in quanto la rotazione è propria del mio settore) a svolgere la mansione iniziale (quella che svolgevo all'inizio della mia carriera).
Alla richiesta di un incontro e di spiegazioni, il responsabile mi ha comunicato che "non dovevo prendermela", che "si trattava di rotazione come per tutti" (peccato che hanno sempre tutti ruotato nei loro ruoli tranne io), ecc.
Ho passato quella notte e la successiva settimana a cercare di ammortizzare il colpo (mi svegliavo di notte piangendo), la ritenevo (e la ritengo) una vera ingiustizia nei mie confronti (a maggior ragione che tutti i colleghi nei giorni a seguire mi hanno fatto sentire la loro vicinanza e il loro supporto anche loro increduli della decisione).
Ora, io ho iniziato a lavorare nella nuova sede dalla metà di gennaio, ma sento costantemente la rabbia e il dispiacere, oltre che la perdita di opportunità lavorativa.
Ora mi chiedo, come dovrei comportarmi?
A volte avrei voglie di mandare tutti al diavolo (anche i colleghi della nuova sede anche se non hanno colpe) perché io ora mi ritrovo a fare il jolly compiendo mansioni ora della vecchia funzione ora della nuova (quindi facendo un grosso favore all'azienda).
Ancora una precisazione: il mio ambiente lavorativo è molto maschilista quindi per una donna farsi strada e fare carriera è molto più complicato che per un uomo.
In tutto ciò sono una persona che somatizza molto quindi tutto questo stress mi provoca bruxismo notturno e diurno (la notte metto il bite), reflusso gastroesofageo, perdita di peso, occhiaie, nervosismo e scontentezza perenne.
Mi rendo conto che potrebbe sembrare un problema di poco conto ma per me ormai non lo è più.
Cosa posso fare?
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 4k 189
Gentile utente,
tutto potrei pensare del suo problema, salvo che sia di poco conto.
Purtroppo quella che in Psicologia del Lavoro si chiama "ingiustizia percepita" è la cosa più dolorosa che esista, almeno nel campo delle relazioni extrafamiliari, per una serie di ragioni: ci sentiamo crudelmente manovrati; questo avviene senza che possiamo capirne la ragione, la quale o non ci viene spiegata, o viene sostituita da frasi che offendono la nostra intelligenza; si risveglia in noi il bambino piccolo che quando veniva sgridato si riteneva senz'altro colpevole; perdiamo l'idea rassicurante della valutazione positiva dei superiori che ci faceva muovere con sicurezza nel nostro ambiente di lavoro; temiamo che anche alcuni colleghi, quelli malevoli, pensino che non eravamo poi così apprezzabili; non possiamo più sentirci supportati e quindi sereni e autorevoli; altro, che potrà trovare lei, servendosi come esercizio per esternare le sue emozioni negative, della Scrittura Espressiva.
A tutto questo si rimedia con una terapia da cominciare subito.
Data la forte componente somatica vedrei bene la Bioenergetica; la Psicosomatica; la Sensoriale-corporea; ma anche altre terapie, forse direttamente la consultazione di uno psicologo del Lavoro.
Uno dei passi da fare dopo aver ottenuto il supporto di uno specialista sarà forse chiedere in azienda, ai responsabili, in base a quali note di qualifica è stata spostata.
Disgraziatamente in questo campo la verità difficilmente emerge, coperta da favoritismi, dispetti, a volte da una pura e semplice stupidità ignara del male che provoca agli altri.
Non permetta più oltre che tutto questo le nuoccia così a fondo.
La abbraccio.

Prof.ssa Anna Potenza (RM) gairos1971@gmail.com

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