Terapie brevi vs cbt: tecniche di respirazione negli attacchi d'ansia. come scegliere?
Salve a tutti.
Volevo fare un osservazione per quanto riguarda gli orientamenti terapeutici.
Praticamente, le terapie brevi strategiche dicono che non bisogna utilizzare le tecniche di respirazione nell'attacco acuto, però, la cognitivo comportamentale dice che vanno bene le tecniche di respirazione.
Queste cose mi mettono in crisi perchè non so quale approccio scegliere e vado in ansia per questo motivo, cioè ho paura di non scegliere l'approccio giusto.
Cosa devo fare?
Volevo fare un osservazione per quanto riguarda gli orientamenti terapeutici.
Praticamente, le terapie brevi strategiche dicono che non bisogna utilizzare le tecniche di respirazione nell'attacco acuto, però, la cognitivo comportamentale dice che vanno bene le tecniche di respirazione.
Queste cose mi mettono in crisi perchè non so quale approccio scegliere e vado in ansia per questo motivo, cioè ho paura di non scegliere l'approccio giusto.
Cosa devo fare?
Gentile utente,
quello che descrive è molto comprensibile. Più che una crisi teorica , sembra l’effetto di un eccesso di informazioni che finiscono per alimentare l’ansia invece di ridurla.
È vero: orientamenti diversi danno indicazioni diverse su alcune tecniche. Ma questo non significa che uno sia giusto e l’altro sbagliato . Ogni approccio nasce da una propria logica e funziona dentro una relazione terapeutica, non come insieme di regole da applicare alla lettera.
Il punto centrale è questo: non è la tecnica in sé a fare la differenza, ma il modo in cui viene utilizzata, il momento, la persona che la usa e soprattutto chi la guida. Una tecnica di respirazione, per esempio, può aiutare alcune persone a sentirsi più stabili; per altre può diventare un modo per controllare l’ansia e quindi mantenerla. Non è la tecnica a essere buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa.
La paura di scegliere l’approccio giusto sembra già una forma della sua ansia: come se ci fosse una scelta perfetta che, se sbagliata, peggiora tutto. In realtà la terapia non funziona come una decisione definitiva e irreversibile. Funziona quando si trova un professionista con cui si sente al sicuro, ascoltato, compreso, e che sappia adattare il lavoro a lei, non a un manuale.
Se sta cercando un percorso, il consiglio più utile è questo: scelga la persona, non l’etichetta. Parli apertamente dei suoi dubbi, anche di questa confusione tra approcci. Un buon terapeuta non la metterà in crisi su quale tecnica usare, ma la aiuterà a capire cosa le serve davvero in quel momento.
L’obiettivo non è applicare l’approccio corretto , ma ridurre la sofferenza e aumentare la fiducia in sé. Tutto il resto viene dopo.
Un caro saluto.
quello che descrive è molto comprensibile. Più che una crisi teorica , sembra l’effetto di un eccesso di informazioni che finiscono per alimentare l’ansia invece di ridurla.
È vero: orientamenti diversi danno indicazioni diverse su alcune tecniche. Ma questo non significa che uno sia giusto e l’altro sbagliato . Ogni approccio nasce da una propria logica e funziona dentro una relazione terapeutica, non come insieme di regole da applicare alla lettera.
Il punto centrale è questo: non è la tecnica in sé a fare la differenza, ma il modo in cui viene utilizzata, il momento, la persona che la usa e soprattutto chi la guida. Una tecnica di respirazione, per esempio, può aiutare alcune persone a sentirsi più stabili; per altre può diventare un modo per controllare l’ansia e quindi mantenerla. Non è la tecnica a essere buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa.
La paura di scegliere l’approccio giusto sembra già una forma della sua ansia: come se ci fosse una scelta perfetta che, se sbagliata, peggiora tutto. In realtà la terapia non funziona come una decisione definitiva e irreversibile. Funziona quando si trova un professionista con cui si sente al sicuro, ascoltato, compreso, e che sappia adattare il lavoro a lei, non a un manuale.
Se sta cercando un percorso, il consiglio più utile è questo: scelga la persona, non l’etichetta. Parli apertamente dei suoi dubbi, anche di questa confusione tra approcci. Un buon terapeuta non la metterà in crisi su quale tecnica usare, ma la aiuterà a capire cosa le serve davvero in quel momento.
L’obiettivo non è applicare l’approccio corretto , ma ridurre la sofferenza e aumentare la fiducia in sé. Tutto il resto viene dopo.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Utente
Grazie per la risposta. Allora, ero arrivato a questa conclusione: dipende dal contesto e dalla persona. Mi spiego meglio: alcune persone possono beneficiare della respirazione diaframmatica, per esempio, e altre invece no. Come dire: l'intervento respirazione da il 50% di risposta, proviamolo su di te, se va male cambiamo strategia.Il problema del mio corto circuito è anche questo: praticamente ho visto alcuni video su YouTube e mi son fatto sedurre dal fatto " la respirazione fa male nell'ansia acuta" perchè i metodi comunicativi di questi video non sono proprio il top.
Gentile utente,
ho visto che nel tempo, soprattutto nell'ultimo anno, ha richiesto molti consulti manifestando molti dubbi e perplessità sui suoi stati d'animo, sulle soluzioni che le vengono prospettate.
Ciò che le posso dire, è che in questa sede non potrà trovare risposte definitive e risolutorie, non conosciamo la sua storia clinica, non abbiamo approfondito con lei le radici profonde del suo malessere.
Per sciogliere il dubbio relativo alla sua domanda, che ci pone in questa sede, le rispondo che quanto le hanno riferito non corrisponde al vero.
La respirazione è fondamentale per ristabilire equilibrio nel suo corpo durante un attacco di panico o una crisi d'ansia molto forte. Non è tanto un problema di orientamento, quanto di tecniche che il singolo terapeuta che la segue ha approfondito e applica nella clinica quotidiana e nel percorso terapeutico specifico.
Non vi è un orientamento specifico migliore di un altro, anche se in questo periodo storico per la maggiore viene consigliato l'approccio cognitivo comportamentale.
Stante i consulti precedenti, ritengo che per la situazione che lei ci espone sia più efficace un lavoro di equipe, che può trovare nei CSM territoriali dove sono presenti più professionisti di diverse discipline e dove può trovare supporto e conforto quando ne ha necessità. Da quanto mi riferiscono altri colleghi\e, non in tutti i distretti si trovano le risposte cercate ma in altri vi è una presa in carico totale che accompagna l'utenza in un percorso multidisciplinare con risultati apprezzabili.
Riguardo la respirazione, rassicurandola sulla sua importanza, può anche intraprendere dei percorsi paralleli non necessariamente legati alla psicoterapia. Mindfulness, Training Autogeno, sono estremamente utili. Provi a informarsi se nella sua zona vi sono queste opportunità avendo cura che vengano tenuti da professionisti di area sanitaria e non da titoli non riconosciuti dallo Stato.
Cordialità.
ho visto che nel tempo, soprattutto nell'ultimo anno, ha richiesto molti consulti manifestando molti dubbi e perplessità sui suoi stati d'animo, sulle soluzioni che le vengono prospettate.
Ciò che le posso dire, è che in questa sede non potrà trovare risposte definitive e risolutorie, non conosciamo la sua storia clinica, non abbiamo approfondito con lei le radici profonde del suo malessere.
Per sciogliere il dubbio relativo alla sua domanda, che ci pone in questa sede, le rispondo che quanto le hanno riferito non corrisponde al vero.
La respirazione è fondamentale per ristabilire equilibrio nel suo corpo durante un attacco di panico o una crisi d'ansia molto forte. Non è tanto un problema di orientamento, quanto di tecniche che il singolo terapeuta che la segue ha approfondito e applica nella clinica quotidiana e nel percorso terapeutico specifico.
Non vi è un orientamento specifico migliore di un altro, anche se in questo periodo storico per la maggiore viene consigliato l'approccio cognitivo comportamentale.
Stante i consulti precedenti, ritengo che per la situazione che lei ci espone sia più efficace un lavoro di equipe, che può trovare nei CSM territoriali dove sono presenti più professionisti di diverse discipline e dove può trovare supporto e conforto quando ne ha necessità. Da quanto mi riferiscono altri colleghi\e, non in tutti i distretti si trovano le risposte cercate ma in altri vi è una presa in carico totale che accompagna l'utenza in un percorso multidisciplinare con risultati apprezzabili.
Riguardo la respirazione, rassicurandola sulla sua importanza, può anche intraprendere dei percorsi paralleli non necessariamente legati alla psicoterapia. Mindfulness, Training Autogeno, sono estremamente utili. Provi a informarsi se nella sua zona vi sono queste opportunità avendo cura che vengano tenuti da professionisti di area sanitaria e non da titoli non riconosciuti dallo Stato.
Cordialità.
Utente
Questa è una mia personale opinione: sembra che gli approcci si possano paragonare come delle squadre di calcio, ognuno tifa per qualcosa. Ma, il problema, è che si tratta di una visione "miope". Per esempio, gli articoli scientifici di massima importanza quali meta analisi e revisioni sistematiche dicono che la respirazione effettivamente qualcosa fa( ripeto è il massimo dell'evidenza scientifica possibile).
Per quanto riguarda l'equipe, dipende: dove andai io tempo fa c'era un singolo dottore con tanti specializzandi, non c'erano figure psicoterapeutiche.
Per quanto riguarda l'equipe, dipende: dove andai io tempo fa c'era un singolo dottore con tanti specializzandi, non c'erano figure psicoterapeutiche.
Certo che la respirazione è importante, se accetta un consiglio lasci perdere ricerche e video fai-da-te, alimentano solo confusione e si affidi ad un professionista.
E' vero, gli orientamenti sono molti, dopo la laurea e l'abilitazione alla professione di psicologo, se desideriamo diventare Psicoterapeuti è una scelta praticamente obbligata sposare un orientamento e frequentare la relativa scuola quadriennale.
Da mia esperienza, non ci sono scuole di pensiero giuste o sbagliate, e ricordi che il successo terapeutico viene determinato in buona parte dalla relazione che si instaura fra paziente/terapeuta.
Ogni professionista è diverso, siamo umanamente diversi ed è normale sia così, anche se abbiamo una specializzazione che porta un indirizzo specifico.
Riprovi a sentire il CSM della sua zona ; dipende dai territori come le anticipavo ma nel frattempo potrebbe essere stata integrata anche questa figura. Ne parli anche con il suo MMG che avrà sicuramente più polso sulla situazione nella sua zona e mi auguro comprenderà che una situazione come quella che ci descrive necessita di un supporto multidisciplinare, è l'unica via per raggiungere un obiettivo al quale guardiamo tutti, pazienti, medici, terapeuti: il benessere psicofisico della persona.
Provi a valutare come le dicevo opzioni quali Mindfulness e Training autogeno, lavorano molto sul respiro e male non fanno, sempre che siano tenuti da professionisti che fanno capo ad un ordine professionale e che venga fatto un colloquio per escludere controindicazioni legate alle sue condizioni cliniche (nel training autogeno, per esempio, escludiamo l'esercizio del cuore nei post-infartuati in quanto siamo formati per seguire delle indicazioni precise a tutela dell'utenza e ne conosciamo le, pochissime e circoscritte, controindicazioni).
Cordialità.
E' vero, gli orientamenti sono molti, dopo la laurea e l'abilitazione alla professione di psicologo, se desideriamo diventare Psicoterapeuti è una scelta praticamente obbligata sposare un orientamento e frequentare la relativa scuola quadriennale.
Da mia esperienza, non ci sono scuole di pensiero giuste o sbagliate, e ricordi che il successo terapeutico viene determinato in buona parte dalla relazione che si instaura fra paziente/terapeuta.
Ogni professionista è diverso, siamo umanamente diversi ed è normale sia così, anche se abbiamo una specializzazione che porta un indirizzo specifico.
Riprovi a sentire il CSM della sua zona ; dipende dai territori come le anticipavo ma nel frattempo potrebbe essere stata integrata anche questa figura. Ne parli anche con il suo MMG che avrà sicuramente più polso sulla situazione nella sua zona e mi auguro comprenderà che una situazione come quella che ci descrive necessita di un supporto multidisciplinare, è l'unica via per raggiungere un obiettivo al quale guardiamo tutti, pazienti, medici, terapeuti: il benessere psicofisico della persona.
Provi a valutare come le dicevo opzioni quali Mindfulness e Training autogeno, lavorano molto sul respiro e male non fanno, sempre che siano tenuti da professionisti che fanno capo ad un ordine professionale e che venga fatto un colloquio per escludere controindicazioni legate alle sue condizioni cliniche (nel training autogeno, per esempio, escludiamo l'esercizio del cuore nei post-infartuati in quanto siamo formati per seguire delle indicazioni precise a tutela dell'utenza e ne conosciamo le, pochissime e circoscritte, controindicazioni).
Cordialità.
Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 97 visite dal 08/01/2026.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Consulti su disturbi d'ansia
- Terapie brevi vs cbt: tecniche di respirazione negli attacchi d'ansia. come scegliere?
- Riduzione ansia: vuoto emotivo e stanchezza, è normale?
- Titolo: Controllo palpebre indotto da ERP: ansia, sensi di colpa e isolamento.
- Razionalizzo, ma non metto in pratica
- Psicodramma: paura, amore, farmaco e PSSD: profezia o sabotaggio?
- Stalking passato, sensi di colpa, depressione, alcol: come gestire il dolore e andare avanti?