Tanatofobia

Salve, sono un ragazzo di 18 anni e soffro periodicamente di attacchi di tanatofobia, anche se non so se attacchi sia la parola giusta per definirli. Si tratta più che altro di periodi anche molto lunghi dove sono ossessionato continuamente dal pensiero della morte. La prima volta è capitato quando avevo poco più di 10 anni, e la notizia della morte del marito di un'amica di mia madre mi portò a pensare alla questione. Da allora per circa un anno fui tormentato da questo pensiero ossessivo, anche se gli attacchi più intensi (forte sudorazione, senso di angoscia opprimente e a volte sonnolenza) avvenivano solamente di tanto in tanto, diminuendo di frequenza e intensità col passare del tempo. Il pensiero continuo è anch'esso man mano scemato di intensità fino a scomparire del tutto. Il tutto si è ripresentato verso i 14 anni quando una notte di agosto mi si ripresentò all'improvviso lo stesso malessere. Si ripropose allora lo stesso copione di quattro anni prima per qualche mese. Mia madre ricorda che a 6 anni vedendo un uccellino morto lungo la strada le iniziai a fare molte domande sulla morte e per qualche giorno ne rimasi traumatizzato non staccandomi da lei e piangendo continuamente, ma non ricordando per nulla l'episodio non saprei dire se appartiene alla stessa categoria. Ora, da circa un mese si è ripresentato lo stesso problema. Le cause direttamente scatenanti forse sono state la morte per tumore di un'amica di lunga data nonchè collega di mia madre e il giorno dopo l'infarto del mio maestro di chitarra. In realtà, però, se ripenso a quest'ultimo periodo, mi rendo conto che era da circa un mese prima che si ripresentasse il problema che il pensiero della morte tornava fugacemente sempre più spesso alla mente anche se me ne rendo conto solo ora col senno di poi. In realtà anche quando soffro più intensamente del problema non ho sintomi esterni (il tormento è quasi solo interiore), e continuo la mia normale vita di sempre, ma so che non è un'ossessione normale perchè è un sentimento molto diverso dalla tristezza. In questi periodi il pensiero mi accompagna sempre e anche quando sto vivendo un momento piacevole è come se io fossi un osservatore esterno che constata come siano dei momenti piacevoli, senza però goderne veramente. La sofferenza si fa più intensa in luoghi antichi, chiese, cimiteri e soprattutto quando è molto caldo e sto sudando, e meno intensa in luoghi familiari. Aggiungo che sono un tipo estremamente riflessivo e forse anche troppo razionale, che tende spesso a perdersi nei propri pensieri, e che questa mia tendenza è stata aumentata in questi ultimi mesi perchè a ottobre ho avuto un incidente in bici da cui sto uscendo solo adesso con dolorose complicazioni (algodistrofia e nervi del piede recisi) che mi hanno impedito per qualche tempo di avere una regolare vita sociale. Consciamente la cosa mi ha provocato meno problemi di quanto io stesso mi aspettassi, ma non vorrei che inconsciamente ci siano state delle ripercussioni.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Le cause scatenanti sono solo le gocce che fanno traboccare un vaso già ricolmo d'ansia per conto suo; quando si è ansiosi può bastare relativamente poco per cadere preda di un attacco. In altre parole, quando si è ansiosi per qualcosa conta più il fatto che si è ansiosi dell'oggetto dell'ansia. È l'ansia di sottofondo che va sconfitta, altrimenti oggi si applica alla morte, domani potrebbe scatenarsi per qualcos'altro.

In ogni caso la morte è una questione importante, con cui ognuno di noi deve fare i conti molto prima di doverla affrontare direttamente.

Tu sei ancora giovane e avrai tempo per venirne a capo, ma nel frattempo se il disagio è troppo puoi rivolgerti a uno psicologo. Così facendo eviterai che il problema si strutturi ulteriormente.

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Caro ragazzo,

i pensieri sulla morte, sul senso della vita e così via sono molto comuni ma per qualcuno possono diventare vere e proprie ossessioni.
Immagino che per te sia fondamentale sviscerare le questioni per comprenderle e venirne a capo, ma quando si tratta di temi umanamente non del tutto comprensibili come quello della morte possono sorgere pensieri ossessivi molto fastidiosi, anche perchè parliamo di un ambito nel quale ogni desiderio di controllo sarebbe velleitario e rendersene conto non è sicuramente piacevole.

E' possibile che tu sia rimasto molto colpito dall'episodio dell'uccellino morto (o da un fatto antecedente a quello) e che in seguito, al momento della morte di quel signore, sia sorta in te l'angoscia che ci descrivi perchè forse in precedenza non eri stato sufficientemente rassicurato da parte degli adulti a te vicini.

Ad ogni modo, al di là delle cause prime del problema, ciò che importa è che oggi devi fare i conti con pensieri ossessivi e quindi invasivi, che non riesci a scacciare e che ovviamente ti tolgono serenità.

Essendo tu una persona che probabilmente pensa troppo sei vulnerabile ad un certo tipo di disturbo d'ansia, quello ossessivo, che per così dire ben si adatta alla tua personalità eccessivamente riflessiva.

Se il disagio che provi è significativo è opportuno che tu ne parli con uno psicologo psicoterapeuta per farti aiutare ad uscire dal circolo vizioso delle ossessioni senza nel frattempo annullare le tue capacità di riflessione, che di per sè costituiscono una caratteristica positiva che ti sarà utile nel corso della vita.

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

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dopo
Utente
Utente
Grazie mille per le risposte ricevute, vorrei solo se possibile risolvere ancora alcuni dubbi.
-è in qualche modo spiegabile la connessione dell'ossessione con il caldo? Nei periodi in cui sono colpito da questo pensiero ricorrente le situazioni di caldo eccessivo peggiorano significativamente la mia situazione, e spesso mi basta spostarmi in un luogo fresco o alleggerirmi di abiti per ottenere un parziale miglioramento.
-spesso utilizzo la scrittura come strumento di sfogo. Eppure, nei periodi in cui sono colpito da questo problema, per me è impossibile riuscire a scrivere, è come se fossi bloccato e la ritenessi una cosa inutile. Anche questo è possibile da spiegare?
-Quando sono colpito dal problema è come se mi ritrovassi ad avere opinioni e pareri sulle cose del mondo e a ritenere giusti valori che sono quelli opposti a quelli che ho di solito. La cosa non si ripercuote sul mio atteggiamento esterno, perchè mantengo sempre un buon controllo di me stesso anche in queste situazioni, ma solamente a livello interiore e di pensiero, come se ci fosse anche un altro io opposto e antitetico al mio io solito che conviva col mio io normale. Questa è comunque una cosa comune e compatibile col problema?
Grazie in anticipo per le risposte.
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Nel primo post ci avevi scritto:

"La sofferenza si fa più intensa in luoghi antichi, chiese, cimiteri e soprattutto quando è molto caldo e sto sudando, e meno intensa in luoghi familiari",

identificando quindi un medesimo esito a fronte di stimoli differenti: il problema si presenterebbe principalmente in luoghi che evocano pensieri di morte, che non sono a te familiari e in condizioni di disagio fisico.
In parte questo è razionalmente spiegabile con l'ovvia associazione fra luoghi legati alla morte (cimiteri e chiese dall'eventuale atmosfera lugubre, dove in ogni caso si tengono i funerali) e in parte dipende probabilmente da tue caratteristiche personali e dalla tua storia passata, che (per motivi che non ci è dato conoscere) può averti condotto ad associare il caldo intenso e l'idea della morte.

Del resto molti soggetti ansiosi reagiscono male all'eccessivo caldo, percependo erroneamente la possibilità di soffocare e dunque morire, e forse nel tuo caso questa associazione non si manifesta così, ma con la maggior propensione a sviluppare idee di morte più generiche.
Oppure anche tu ti senti soffocare e quindi in pericolo di morte quando fa troppo caldo?

Per quanto riguarda la scrittura come mezzo per sfogarti è possibile che si tratti di uno strumento che di solito funziona, ma che nel momento in cui sei preda di un'ansia eccessiva la sua funzione venga meno.

E' ugualmente possibile che quando sei sotto l'effetto di quei pensieri tu in un certo senso non riconosca più te stesso, perchè l'insorgere dell'angoscia può temporaneamente influenzare le tue modalità di relazionarti col mondo esterno e di percepirlo - con il conseguente "sfasamento" delle priorità e delle convinzioni rispetto a quando ti senti bene.
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dopo
Utente
Utente
Grazie ancora per la risposta e l'attenzione dedicatami.
Riguardo alla sua domanda: "anche tu ti senti soffocare e quindi in pericolo di morte quando fa troppo caldo?" posso rispondere che non è così. Ho chiesto proprio del caldo perchè mentre le altre situazioni in cui il disagio aumenta mi sono perfettamente chiare e spiegabili (cioè sono in grado di spiegare perchè avviene un peggioramento e quali pensieri mi inducono ad averlo), questa mi appare ancora misteriosa. La seconda volta che ebbi questo problema, a 14 anni, il tutto nacque proprio da una serie di pensieri che iniziai ad avere in stato di dormiveglia una torrida notte d'agosto in cui ero troppo coperto e quindi sudai molto, non scoprendomi proprio perchè non ero del tutto sveglio. Eppure i passaggi intermedi che mi portano ad avere un peggioramento col caldo intenso non mi sono chiari, è una cosa istintiva e immediata che non mi riesco a spiegare. Anche perchè vivo in una città molto calda, sono abituato alle temperature elevate e in condizioni normali preferisco il caldo al freddo. E d'altronde i problemi maggiori li ho avuti sempre principalmente in mesi estivi, o al massimo primaverili o autunnali, e mai, o quasi mai, almeno da quel che mi sembra di ricordare, in periodi invernali.
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Come ti dicevo, si può essere instaurata una connessione nella tua mente fra caldo eccessivo e idee di morte che sarà individuabile ed esplorabile se deciderai di rivolgerti di persona ad uno psicologo, perchè si tratta di un lavoro che richiede la conoscenza diretta del caso.

Sta a te valutare quanto quello che ci riferisci ti fa stare male e se ritieni valga la pena o meno di chiedere un aiuto.
A mio avviso sarebbe utile che tu lo facessi.

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