Utente
Salve,
sono una ragazza di 24 anni.

Scrivo qui perchè soffro a causa di un'identità invisibile che mi sta uccidendo.
Studentessa fuori porta, lontana da casa a 400 km di distanza, felicemente fidanzata.
Dopo un anno di fidanzamento mi accorgo di essere incinta ad aborto spontaneo in corso.
Corro all'ospedale, mi tranquillizzano, ecografia e antibiotici. ( nessun raschiamento).

Da quel momento sono sempre più distratta...desidero un figlio, piango in continuazione e dinagrisco sino a 39 kg.
Faccio i dosaggi ormonali ( avevo già una diagnosi di leggera pcos, con referto ecografico di ovaio multifollicolare).
in 3 giornata
Lh : 19 mUi/ml
Fsh: 12 mUi/ml
e2: 2 pg/ml
testosterone totale 0,85 ng/ml
15 giornata
Lh: 17
fsh: 11
e2: 12 pg/ml

L'endocrinologo riporta solo un problema di peso ( estrogeni bassi) e mi consiglia una psicoterapia per rielaborare il lutto della gravidanza e una dieta da una dietista.

Ora non ho più appetito, dopo 6 mesi di dieta non ne ho tratto giovamento, ho cambiato psicoterapeuta scegliendo un neurologo psicoterapeuta, che mi ha prescritto 8 gocce di xanax la sera per dormire. ( ansia di restare sola in casa aseguito dell'aborto, quando appunto ero sola).

Io penso che un figlio potrebbe guarirmi...
ho sempre lo stesso compagno ( ha 25 anni) ma non che non voglia, ma i tempi non sono buoni, io ancora studio ( lui lavora), in più sento che si sta ammalando ed esaurendo per colpa mia...
La psicoterapia ( analisi transazionale) ha cadenza settimanale.

Vorrei tanto essere felice, liberarmi di questo assillo, di questo richiamo ad essere madre che mi spezza ogni volta che vedo un pancione o una vetrina di negozi per bambini...
Ma ho anche paura che più avanti sarà difficile per me avere figli, o che ricapiti un altro aborto spontaneo...
Ovviamente i suoceri hanno captato questo mio malessere e si sono subito attivati , urlandomi male parole al telefono, di come " io stessi mangiando l'anima" al mio ragazzo. ( testuali parole).
Ora ho paura delle telefonate, di prendere determinati mezzi, e sono arrivata quasi all'isolamento, nessuno vuol diventar madre a 23 anni, non ho confronti...

[#1]  
Attivo dal 2012 al 2016
Gentile Utente,

forse al giorno d'oggi diventare madre a 23 anni è una cosa poco comune, ma una volta era quasi la norma; oggi può essere comune o meno, secondo l'ambiente "sociale" che si frequenta.

Comunque, il fatto di aver perso il bimbo non significa affatto che sarà difficile averne in futuro; bisognerà certamente prestare la necessaria attenzione alla condizione di gravidanza e prendere le relative precauzioni per portarla a termine nel migliore dei modi.

Senza dubbio, avere figli è una scelta importante ed è Fondamentale che sia fatta consapevolmente da _entrambi_ i partners, altrimenti potrebbe trasformarsi in una spiacevole complicazione (altro che guarigione...), anche per quanto riguarda il rapporto di coppia.

Quindi Le suggerirei di pianificare questa cosa insieme al Suo compagno, una volta che sia tornata serena con le cure che sta seguendo.

Il primo passo da compiere è ristabilirsi, e quindi Le consiglierei di concentrarsi innanzitutto su questo; il resto verrà certamente dopo.


[#2]  
Dr.ssa Carla Casini

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Gentile utente,

Mi sembra che lei stia soffrendo molto, questo e' probabilmente dovuto al lutto dell'aborto che non ha ancora elaborato e che la sta scuotendo dal profondo (infatti lei sostiene di non riuscire ad addormentarsi, di avere paura di star sola ecc...).
A tal proposito, mi sembra che prima di pensare ad avere un altro bimbo lei debba concentrarsi su se stessa e cercare di tornare più serena prima possibile; dice di effettuare una psicoterapia a cadenza settimanale e fa benissimo. Non si preoccupi se i risultati tardano ad arrivare, talvolta per stare meglio e superare il problema ci vuole molto tempo.


Cordiali Saluti,
Dr.ssa Carla Casini
Psicologa Psicoterapeuta Sesto Fiorentino Firenze

[#3]  
Dr.ssa Ambra Mazzola

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Gentilissima utente,

concordo con quanto scritto dal mio collega, ma vorrei aggiungerle una piccola riflessione.
Da quanto scrive si sente "invisibile" per i suoi familiari, ai quali non fa cenno per tutta la sua descrizione. Anche questo suo dimagrimento sembra da inserirsi all'interno di questa sua percezione di sè: sta letteralmente "scomparendo", come se il corpo percepisse quanto sente a livello psicologico.
Il fatto di diventare madre può essere visto in relazione alla ricerca di una sua identità? Credo che lei voglia davvero un bambino, non ritengo sia giusto negare le sue emozioni che sono sicuramente reali, ma allo stesso tempo mi chiedo se questo desiderio così intenso non sia legato anche alla sua percezione.
Proprio per questo riprendo completamente l'ultima frase del mio collega che le consiglia prima di tutto di ristabilirsi. La cosa più importante dopo un triste evento, dopo un lutto (come quello che le è capitato) è riuscire a raggiungere un buon equilibrio personale sia a livello fisico che psichico, con percorsi terapeutici e/o farmacologici in base alla situazione specifica. Avere un figlio è un evento importante, che sconvolge la vita in positivo, ma che richiede comunque una notevole quantità di energie e di risorse.
Forse potrebbe lavorare anche su questi aspetti, così da pensare che stando bene lei potrà davvero essere in grado poi di concentrarsi al meglio su tale evento.

In bocca al lupo
Dr.ssa Ambra Mazzola
www.psicologocrema-mazzola.it

[#4] dopo  
Utente
Gentili dottori,
ringrazio tantissimo per le vostre risposte.
In realtà, in questo periodo ho deciso di ritornare a studiare vicino casa, sempre la medesima cosa, e il mio compagno vorrebbe venire a convivere.
Io non posso capire cosa si provi ad essere dall'altra parte , dalla parte di quello che riceve disperati sos di aiuto, che riceve " ti prego facciamolo", facendolo sentire un mostro.

I miei genitori hanno una risposta intermittente, sanno che mi è successa una cosa simile, ma pensano sia molto più grave il fatto che abbia abbandonato l'università, a scapito di una meno buona perchè non riuscivo a sostenere gli ultimi 3 esami.

Si sono accorti del mio malessere, ma pensano che mi debba ricreare certo un giro di amicizie e ripristinare l'armonia dopo un trasferimento di ateneo.
In realtà è vero, non è molto frequente desiderare un figlio a 23 anni, ma una mia compagna di elementari e una delle medie sono già madri. Spesso mi ritrovo a parlare di loro, con falsa incredulità, eppure ogni tanto entro in un negozio chicco e compro qualcosa.

È la verità che attualmente devo ristabilirmi, devo ritrovare la voglia di trovare l'intimità con il mio ragazzo, ingrassare, dare gli ultimi esami, e poi si vedrà.

Ma la voglia di mangiare manca, sto a letto tutto il giorno e non so come fronteggiare...

Sembra assurdo, ma l'idea di dovere aspettare sino ai 30 anni mi fa impazzire...non perchè voglia fare i capricci, ma perchè mi ossessiona, mi fa stare male, senza che io lo voglia....

[#5]  
Dr.ssa Carla Casini

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A questo proposito mi sembra che non ci sia altro da fare che raccogliere tutte le sue forze per cercare di ristabilirsi, per quanto difficile possa sembrarle adesso.
In fondo, come avevo già detto, lei e' sostenuta da un terapeuta che certamente saprà indicarle come muoversi in questo senso.
il suo desiderio di un bimbo e' certamente legittimo, e non e' detto che debba aspettare i 30 anni, sarebbe importante aspettare che lei si ristabilisca e, naturalmente che il suo fidanzato sia motivato a diventare padre.
Cordiali Saluti,





Dr.ssa Carla Casini
Psicologa Psicoterapeuta Sesto Fiorentino Firenze

[#6]  
Dr.ssa Valeria Randone

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Gentile Ragazza,
un possibile figlio, non è affatto curativo, ma spesso destabilizzante.
Non si valuta di mettere al mondo un figlio, quasi come se fosse un antidepressivo, anche perchè oltre alla indiscussa gioia, seguirà l'immensa fatica, responsabilità, adattamenti della vita di coppia, ecc...
Prosegua con il suo percorso psicoterapico e, quando si sarà ripresa in mano la sua vita, "sceglierà" di avere un bambino.
Diventare madre, è tra i percorsi più affascinanti che sistano in natura, ma gli equilibri psichici e fisici, non possono essere precari, sia per lei, che per il nascituro.
V.Randone
Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

[#7] dopo  
Utente
Di questo ne sono ben conscia, ma è anche il motivo per cui soffro così tanto.
Quando mi rendo conto di come sia finita in questo stato mi dò solo una risposta " come sarebbe la mia vita se le cose fossero andate diversamente?".

In un anno dall'accadimento, ho smesso di cercare l'intimità con il mio ragazzo per paura di una nuova gravidanza, nonostante la pillola.

Ho paura, ma non posso fare a meno di soffrire.
Me la prendo con il mio ragazzo,arrabbiata con la vita, e che "la fa facile", che sogna sin da piccolo un figlio e che non vede l'ora che mi laurei e mi ristabilisca.

Non è un "capriccio", è un circolo vizioso in cui penso " non ho il mio bambino, adesso non posso averne in questo momento, e perché non posso? perchè mi mancano le forze e perchè mi mancano le forze?..."

Ringrazio veramente tantissimo per l'attenzione e per le parole di conforto, continuerò ad andare in terapia e a rimettermi. E per un breve periodo - spero- a soffrire il meno possibile.