Disturbo d'ansia: soffro di derealizzazione?

Salve a tutti,
vengo subito al punto. Sono un ragazzo di 22 anni: sono sempre stato una persona allegra, determinata, piena di sogni e aspettative per il futuro.
Il mio incubo è cominciato in un giorno preciso del giugno scorso: mentre ero sul treno che mi riportava a casa dall'università, mi sono sentito male. Sono stato portato all'ospedale dove mi è stato diagnosticato uno "stato ansioso".

Dal giorno dopo tutto è cambiato: ho iniziato a vivere con questa ansia terribile che si manifestava inizialmente sempre con giramenti di testa, mancanza di respiro, poco appetito, sudorazione ecc. Il mio medico curante, dopo avermi dato alcuni prodotti naturali senza gran cambiamento, mi ha diagnosticato un disturbo d'ansia e consigliato d'iniziare una psicoterapia.
Dopo un periodo di relativo miglioramento in cui avevo imparato a gestire l'ansia, ho avuto una brutta crisi d'ansia: al momento il dottore mi ha prescritto del Lexotan ma da usare solo "al bisogno" ed ho accolto l'invito alla psicoterapia.

Ora sono al secondo incontro, mi trovo bene e sono speranzoso ma da poco meno di una settimana si è affacciato questo sintomo che io definisco di "derealizzazione": percepisco le cose come distaccate da me, quasi stessi vivendo in un sogno anche se mi accorgo di essere lucido. Sostengo discorsi, ho trovato lavoro e, nonostante l'ansia, me la sto cavando bene; quando esco con gli amici o mi tengo impegnato tutto "sparisce" ma specialmente quando sono solo inizio a cercare i miei sintomi online e entro nel panico.

La verità è che ho paura di questa possibile "derealizzazione" e tutto ciò ha portato a un crollo improvviso del mio umore, cosa che prima non c'era: mi chiedo quale sia il senso della vita, penso alla morte, credo di aver perso la lucidità, mi viene da piangere e ogni cosa che leggo in internet mi sembra che mi rispecchi, portandomi a pensare di avere i peggio disturbi.
Il disturbo si è generato nell'ultimo giorno di università, in un contesto di grande difficoltà e cambiamento per me: mi mancano due esami alla tesi molto duri e non ho la più pallida idea di cosa fare nel mio prossimo futuro. Quest'ansia non mi ha più permesso di concentrarmi sullo studio ne tantomeno di prendere i mezzi come treno e aereo se non con gravi difficoltà. Aggiungo che da un paio di anni soffro quando mi trovo in luoghi affollati e angusti, soffro d'asma e ho affrontato diverse operazioni nella mia vita. Ma tutto questo l'ho sempre fatto con il sorriso, ora invece...

Chiedo a voi semplicemente qualche consiglio per capire se la strada è quella giusta. Tutto questo mi sta improvvisamente rubando la vita.
Grazie
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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
data la sintomatologia esposta, che sembrerebbe proprio riconducibile all'ansia, ha fatto benissimo a rivolgersi ad uno psicoterapeuta.
Naturalmente due incontri sono davvero pochi per poter entrare nel pieno merito dei suoi disagi e del percorso terapeutico.

< specialmente quando sono solo inizio a cercare i miei sintomi online e entro nel panico...ogni cosa che leggo in internet mi sembra che mi rispecchi, portandomi a pensare di avere i peggio disturbi. > dovrebbe invece chiudere Internet, queste ricerche altro non fanno che alimentare la sua ansia, sostenere e amplificare la sua sintomatologia.

<da poco meno di una settimana si è affacciato questo sintomo che io definisco di "derealizzazione"> questo come gli altri sintomi esposti farebbero parte di disagi riferibili all'ansia patologica. Ma solo lo specialista che la sta seguendo può effettuare una diagnosi corretta che da qui non è possibile.

Ogni suo sintomo deve essere portato in terapia affinché il suo curante possa procedere con ogni elemento alla mano nel percorso appena iniziato.

Comunque,dai problemi legati all'ansia si può uscire con i trattamenti adeguati, come quello che lei ha da poco intrapreso.

Se crede ci può aggiornare in futuro

Cordialità




Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentilissima Dottoressa,
ho spiegato questa mia sensazione di irrealtà o, per l'appunto, derealizzazione sia al mio medico curante (che è anche psicoterapeuta) che alla dottoressa che mi sta seguendo. Entrambi hanno detto che è un possibile sintomo che indica uno stato ansioso e, a mio parere, non gli hanno dato molto peso.

Forse sono io che mi fascio la testa prima del previsto in quanto nessuno dei due mi ha detto "sì, soffri di derealizzazione". Spero vivamente di no, l'ansia è già troppo.

Riguardo internet ha perfettamente ragione ma, quando l'ansia prende il sopravvento, cerco certezze o aiuti nel web. Mi auguro solo di poter migliorare e uscirne presto.

Vi terrò certamente aggiornati.
E grazie mille per la sua risposta!
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Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta 7,2k 226 108
gentile utente in base ai suoi argomenti le posto alcune lettura che potranno interessarla

per questa
(...)sintomo che io definisco di "derealizzazione": percepisco le cose come distaccate da me, quasi stessi vivendo in un sogno anche se mi accorgo di essere lucido. (..)

le consiglio questa
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/908-che-sensazione-di-estraneita-sara-dissociazione.html


mentre per
(..) quando sono solo inizio a cercare i miei sintomi online e entro nel panico. (..)

le consiglio questa
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/2649-professione-ipocondriaco-l-arte-di-crearsi-malattie.html

Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

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dopo
Utente
Utente
Gentile Dottore,
la ringrazio per queste due illuminanti letture.

Sull'ipocondria riconosco di essere io stesso a procurarmi questo "male" nonostante le raccomandazioni della mia dottoressa. Purtroppo spesso il panico ha la meglio e, specialmente nei momenti di solitudine, cerco risposte e speranze; sarà forse dovuto al fatto che in passato ho avuto diversi problemi di salute?

Per quando riguarda la dissociazione, che differenza c'è con la derealizzazione/depersonalizzazione? Se fosse riscontrata, la psicoterapia è adeguata per uscirne? Mi sono molto ritrovato nella descrizione di questa sensazione sgradevole e limitante che sento alimentarsi vicendevolmente con l'ansia.
La cosa che mi preoccupa è che si è presentata 2 mesi circa dopo l'inizio di questo stato ansioso e mi ha fatto precipitare l'umore in meno di una settimana.
Come fare per non farsi prendere dal panico quando questo fenomeno si accentua?

Cordiali saluti
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Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta 7,2k 226 108
gentile utente per ipocondria e dissociazione (che non è diversa dallo stato su descritto) la psicoterapia è indicata
saluti
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Dr. Michele Spalletti Psicologo, Psicoterapeuta 201 6 1
G.le utente, concordando con quanto consigliatole dai miei colleghi che mi hanno preceduto, aggiungo che sembra che lei voglia avere o meno una conferma se lei "soffre" di derealizzazione e ciò sarebbe in piena sintonia con la sua ansia e le sue preoccupazioni a sfondo ipocondriaco. La rassicuro dicendole che assumere la "derealizzazione" come se fosse un "cancro incurabile" della psiche è logicamente e clinicamente fuorviante. Ognuno di noi, in particolari momenti e situazioni di stress acuto, ha un modo diverso di reagire agli stimoli e, a volte, gli stessi sintomi possono essere interpretati come una particolare modalità di far fronte a qualcosa di ingestibile. Ansia, deralizzazione, fobia...di per sé, presi singolarmente non fanno una diagnosi, e quindi non descrivono la gravità di un vissuto o di una struttura di personalità, ma sono soltanto dei fenomeni trasversali a diverse condizioni patologiche che, nella loro specificità, vanno valutate in rapporto ad altri fattori. Quello che voglio dirle è quindi che se anche si fosse trattato di un "fenomeno" di derealizzazione questo non vorrebbe automaticamnte dire: "pazzia", psicosi e quindi inguaribilità, si farmaco e no psicoterapia. Capisco la sua impazienza ed ansia di sapere cosa le stia accadendo, ma, riprendendo quanto ha giustamente osservato la dott.ssa Rinella, credo che in certi casi internet aumenti l'ansia, andando in cerca di sole conferme su significanti "gravi", anziché ridurla. Essendo già in trattamento credo che questa sia la cosa più importante ed il setting terapeutico il luogo migliore dove poter passare dalla ricerca di una diagnosi universale alla scoperta della sua soggettività particolare.

Dr. Michele Spalletti, psicologo - psicoterapeuta

[#7]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dottore,
concordo: sono molto impaziente perché questo stato, ancor più che l'ansia stessa, è per me una novità veramente limitante e dolorosa. Percepire le cose come se stessi vivendo un sogno e non capire a fondo la realtà mi spaventa e mi crea un disagio molto profondo. Capisco, ragiono, lavoro, rido ma improvvisamente mi accorgo dello stato che sto vivendo e mi chiedo: "Cosa succede? è tutto reale? perché questo?" e la cosa più difficile è spiegare questo mio disagio agli altri.

Per quanto riguarda internet ho imparato la lezione: basta ricerca stremante e dolorosa per il mio fisico e la mia mente.

La ringrazio per le rassicurazioni che mi ha dato: sono molto fiducioso nella dottoressa che mi segue e le sue parole aprono una speranza in questo buio. Ogni giorno è una lotta e spero vivamente di vincerla.

Grazie per la sua risposta!
Saluti
[#8]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno a tutti,
oggi sono stato dal mio medico e psicoterapeuta e ha definito il mio stato frutto di un disturbo dissociativo. Mi ha rassicurato sulla non gravità della cosa e di continuare ad avere fiducia nella terapia. Quando gli ho detto che praticamente il disturbo è sempre presente (si affievolisce in certe occasioni ma non scompare mai) ha capito la mia sofferenza e le difficoltà che sto affrontando da ormai due settimane.

Essendo collegata ad una condizione di ansia acuta, mi ha spiegato che sicuramente passerà con la terapia e mi ha proibito, per il mio bene, di cercare informazioni su internet.

Vi tengo aggiornati!

Cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Buonasera a tutti,
oggi terzo incontro con la dottoressa, a mio parere molto proficuo.
La dissociazione va e viene, anche se fortunatamente è meno acuta rispetto alla scorsa settimana. Purtroppo, invece, si è acuito il senso di tristezza, molto spesso collegato al sentimento di angoscia e paura nel pensare alla morte.

Da quando, infatti, la dissociazione si è presentata, questo stato d'irrealtà mi ha portato a scontrarmi con un argomento su cui pensavo di avere un pensiero chiaro e, per quanto si possa dire, tranquillo: essendo cattolico, ho sempre creduto nell'aldilà. Improvvisamente, invece, tutto mi sembra in bilico, compreso questo aspetto della mia fede, e tutto ciò si accompagna a domande sul senso della vita, su cosa ci sia dopo, sulla sofferenza che si prova per una perdita.

Ogni giorno è una dura lotta, tra alti e bassi, e un incontro una volta a settimana mi sembra poco, ma la terapeuta mi ha detto che bisogna dare tempo.

Scusate per lo sfogo, ma ci tengo a tenere tutti aggiornati!

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