Se lui non vuole farsi curare

Il mio compagno era una persona speciale,ho fatto i salti mortali per stare con lui,dolce,sensibile,follemente innamorato,attento a ogni mio bisogno.Alla morte del padre ha dovuto occuparsi della madre con M. di Alzheimer (così dicono, in realtà fisicamente sta benissimo da 10 anni,è solo un problema cognitivo-caratteriale,dice sempre le stesse cose ed è aggressiva),lo ha fatto x 2 anni rinunciando completamente alla sua e alla nostra vita,poi ha messo una badante,ma comunque il suo cervello ormai è sempre lì,è diventato apatico,non parla di nulla, è chiuso in un suo mondo, relazioni quasi nulle,non è più affettuoso con me, non ha voglia di fare vacanze o altro. L'unico aspetto rimasto integro è la passione sessuale nei miei confronti. Per il resto è un'ombra che vive nel terrore che la madre lo chiami o che la badante vada via e lui si trovi costretto a stare con lei. Comunque anche quando sta con la madre (almeno 2 volte a settimana e il week end, più tutto il mese di agosto che la badante è in ferie),non fa niente, trascorre il tempo lì in casa con lei, senza "inventare"niente per farle passare il tempo, sta solo buttato sul divano a sentire e risentire le stesse cose che la madre dice, e quando poi torna a casa sua è uno straccio che ha solo voglia di silenzio. Questa storia dura ormai da 10 anni, certo la sua chiusura è stata molto graduale, ma inesorabilmente progressiva. A volte riesco a fargli fare qualcosa con me e i miei figli (io sono separata), ma mi segue senza tanta partecipazione, e poi non parla mai di nulla, mentre era una persona così sensibile e con cui era bellissimo parlare...Ho tentato più volte di convincerlo con le buone ad andare da uno psicologo, ho tentato anche con le cattive, minacciando di lasciarlo, e lui ogni volta riesce in qualche modo a farmi restare, mi promette che cambierà, che mi ama, ed io vado avanti nel ricordo del bellissimo uomo di cui mi ero innamorata e che purtoppo non vedo più. Ma come potrei lasciarlo? Lui senza di me sarebbe perso ed io lo amo ancora tanto, ma io sono una donna che ama la vita, piena di entusiasmo e voglia di fare e lui mi fa soffrire molto con questo atteggiamento apatico, di un vecchio che ha rinunciato a tutto, ed ha solo 53 anni! Come si può convincerlo a iniziare una terapia con uno psicologo? Oppure pensate che dopo tanti anni ormai il suo cervello è strutturato così e non si può modificare? Oppure potrei seguire io un percorso psicologico per cercare di approcciarmi a lui in modo diverso?
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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4,1k 92 43
<<Oppure potrei seguire io un percorso psicologico per cercare di approcciarmi a lui in modo diverso?>>

Gentile Signora,
come ha già capito da sola, se una persona non vuol farsi aiutare difficilmente si può riuscire a convincerla.
Meglio provare proprio ad effettuare Lei una consulenza con un nostro collega, come lei stessa ha ipotizzato.
Per ulteriori riflessioni la invito a leggere il seguente articolo:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/328-aiuto-a-tutti-i-costi-come-posso-convincere-mio-marito-moglie-amico-fidanzato-a-farsi-visitare.html

Cordialmente,

Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
ASTI-3315246947-paola.scalco@gmail.com

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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile Signora,
E' forse impossibile comprendere fino in fondo il rapporto che unisce un figlio di 53 anni ad una madre malata di Alzheimer.
Forse e' difficile accettarlo anche per il Suo compagno, ma tant'e'.
Non credo, sinceramente, che un intervento psicoterapeutico non desiderato dall'interessato, avrebbe alcun effetto.
Si tratta di sentimenti profondi e muti che bisogna sapere accettare.
Il suo compagno lo sta facendo, con sofferenza. Ma lo sta facendo.
Se Lei e' davvero la "sua" compagna, lo supporti, lo sostenga con il bello e il "vostro" del rapporto che condividete.
Con amore e rispetto.
Auguri cara Signora!

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
E' probabile che sia anche diventata un'abitudine, dopo tanti anni.
Non è facile stare con una persona che ha una demenza senile e quindi comprendo le difficoltà del Suo compagno.

In questi casi è proprio il care giver che soffre di più perché ha un carico emotivo ma anche fisico notevole.

Non c'è nessun altro della famiglia che potrebbe dare una mano al Suo compagno per poter alternare dei turni di assistenza alla mamma?

Nei momenti che riuscite a trascorrere insieme, lui non ha proprio mai voglia di fare nulla, anche solo per staccare un po' dall'assistenza alla mamma?

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#4]
dopo
Utente
Utente
Per la Dr.ssa Scalco : la ringrazio per la risposta, il difficile è trovare un professionista serio che mi aiuti veramente,finora sono incappata in chi mi tiene a parlare sedute su sedute solo per soldi!!
Per la Dr.ssa Esposito: le mi dice di sostenerlo con il bello e il "nostro", purtroppo il punto è proprio che lui ha eliminato pian piano tutto il "nostro" e quindi non condividendo più niente insieme con cosa lo sostengo? Mi creda solo con il "mio" è molto difficile,io sono un medico e da vent'anni sono nella Riabilitazione quindi con persone che hanno perso tanto nella vita ma ancora lottano, quindi vedere lui che ha tanto e non lotta più per vivere il bello mi fa proprio tanta rabbia e sarei tentata di andare via, non di sostenere chi non vuole essere sostenuto! Comunque grazie per la risposta.
Per la Dr.ssa Pileci: Lui ha una badante che l'aiuta, ma il suo cervello ormai pensa solo a quello, e quando sta con me in realtà non è partecipe di nulla, non è propositivo, è diventato arido, anche se dentro io so che non lo è.
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Cara Signora,
Sono comprensibili la Sua delusione e il Suo scoraggiamento. Ma l'essere "una coppia" significa proprio che chi dei due non si trovi in difficolta' cerchi, fra le maglie strette dell'altro, quel modo di avvicinarsi , di superare il Suo isolamento.
Penso che questa dimostrazione di "amore" e di "unione" in qualche modo arrivi anche a chi si e' chiuso o isolato.
Lei che e' un medico faccia riferimento ai pazienti in coma : Perche' si ricolleghino, in qualche modo, a chi li ama, gli si somministra la loro voce. E spesso cio' funziona.
Non getti la spugna, cara Signora!
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Come ho detto, chi si occupa di una persona malata si ritrova prosciugato delle proprie energie. Per questo motivo è invece importante che sia aiutato a staccare quando non si occupa della mamma o, nei periodi di ferie, che sia sostituito da qualcun altro.

Cordiali saluti,
[#7]
dopo
Utente
Utente
Ma io sono 10 anni che cerco di superare il suo isolamento, stimolandolo in mille modi, il fatto è che lui prende ciò che gli offro per andare avanti,ma non ci mette niente di suo. Se lo coinvolgo in qualcosa ci mette la sua presenza, ma non il suo cuore, e se non lo coinvolgo, da lui non parte nulla, resta amorfo senza fare niente. E io sono stanca di sentirmi sempre così sola, anche a livello di dialogo, non ho un referente, ma solo un buco nero che prende e non dà. La mia non è mancanza di amore e comprensione nei suoi confronti, ma soltanto non capisco perchè lui non rimpianga quello che era e non cerchi di stare meglio. Tutti i miei pazienti hanno problemi fisici eppure cercano di stare bene e lottano per questo; ma non ho mai avuto a che fare con persone che hanno problemi psicologici e non lottano per essere felici e mi sento molto impotente e infelice. Grazie a tutte voi per le risposte che mi state dando. Sono comunque spunti di riflessione.
[#8]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Cara Signora,
I "problemi psicologici" sono molto invasivi, perche' chi ne e' affetto utilizza lo stesso "sistema di decodifica" per il Suo sentire e per il suo agire. E questo appesantisce e blocca le dinamiche relative.
Chi ha una gamba da riabilitare "vuole, desidera" farlo. "Puo' farlo".
Chi sta vivendo un conflitto e un dolore muto ed e' stanco di cio' , stremato, sfinito dal tempo e dalle "non soluzioni" non desidera nulla.
Riesce a comprenderlo cara Signora?
Forse e' Lei che non c'è la fa piu' e scalpita.
Questo e' un altro discorso.
Forse dovrebbe parlarne Lei con uno psicoterapeuta per elaborare queste sue emozioni negative, che la fanno sentire sola e senza riferimenti.
Ci pensi cara Signora!
[#9]
dopo
Utente
Utente
"Chi sta vivendo un conflitto e un dolore muto ed e' stanco di cio' non desidera nulla". Ma allora è inutile scalpitare e cercare di aiutare qualcuno che non desidera più nulla. La mia domanda iniziale infatti era come posso spingere lui a desiderare di farsi aiutare, io passo momenti in cui mi sento sola, ma la mia vita va avanti, ho interessi, passioni, un bel lavoro, figli adorabili, il mio sconforto è solo per lui, perchè non sono riuscita a fare niente e forse non si può fare niente per uno che "non desidera più nulla", ha colto bene il suo stato d'animo,ma che speranza si può avere di far stare meglio qualcuno che dentro di sè non vuole più nulla?
[#10]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
No Signora.
Non ci sono tecniche o strategie. E se lo sperava devo deluderla.
Il dolore, il lutto, lo sconforto, vanno accettati. Non ci sono bacchette magiche per eliminarli.
Mi dispiace!
[#11]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio, io dentro di me l'avevo capito, in tanti anni di lotta per fare qualcosa, ma tutti gli amici mi spingevano a cercare il parere di un esperto, e lei mi conferma quello che non avrei mai voluto accettare.
Grazie ancora di cuore.

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