Utente 484XXX
Buongiorno dottori, vi espongo la mia situazione. Poco più di tre anni fa (avevo 27 anni) mentre mi tormentavo per una storia con una ragazza appena conclusa dopo moltissimi anni cercando di capire i miei sentimenti, guardando per caso una foto di un uomo famoso nudo, ho provato eccitazione. Così ho ripensato a episodi passati e ho iniziato a temere di essere omosessuale. In particolare, intorno ai 20 anni, una sera mi sono masturbato guardando un filmato con alcuni uomini mezzi nudi. In precedenza, credo intorno ai 16-17 anni, ricordo di aver buttato l'occhio "con interesse" mentre un amico si spogliava a casa mia. Con questo amico ci siamo anche masturbati insieme (senza guardarci direttamente) osservando video con donne nude e ricordo che la situazioni mi era piaciuta, pur non fantasticando direttamente su questo amico.
Così, tornando a pochi anni fa, anziché cercare di chiarire con lo psicologo i miei sentimenti per la recente ex come inizialmente volevo fare, ho parlato nella prima seduta di questa paura sulla mia sessualità, senza poter approfondire troppo perché era estate. Evidentemente questo tormento, seppur intenso, si è esaurito naturalmente perché nelle sedute successive non ricordo di averne parlato diffusamente, mentre ci siamo dedicati al rapporto con la ex e alla tristezza dovuta alla rottura. Le sedute si sono interrotte fino allo scorso anno, quando ho sentito l'esigenza di tornarci per gestire l'ansia da prestazione con una ragazza che avevo iniziato a frequentare (carina ma caratterialmente molto diversa da me, la cosa è presto finita). In precedenza/contemporanea, ho frequentato un'altra ragazza che poco gentilmente potrei definire "trombamica".
Una decina di giorni fa, stavo per commuovermi e ho ripensato a una frase che mi dicevo quando tre anni prima temevo per il mio orientamento: "se piangi sei gay". Ovviamente la cosa non ha senso, ma da lì è tornato il tormento sull'omosessualità e continuo a ripensare agli episodi del passato (quelli sì significativi) che credevo di aver totalmente accantonato. Ora vivo costantemente nell'ansia, sono spaventato, triste, inappetente e mi faccio mille domande.
Ne ho di recente parlato con lo psicologo, cercando ovviamente rassicurazioni che però non mi ha dato, parlandomi invece di altri suoi casi clinici e lasciandomi l'enorme dubbio.
Sto molto male, pertanto vi chiedo un parere e un suggerimento su come comportarmi, oltre a proseguire nella terapia. Grazie

[#1] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Gentile ragazzo,

tra i colleghi con cui ha avuto modo di parlare, c’è qualcuno che le ha parlato di una sintomatologia ossessiva?

Perché credo sia il caso di iniziare a valutare seriamente la possibilità che la sua ansia abbia assunto forme ossessive. Che vanno curate.

Intanto legga questo articolo del Collega Santonocito che forse la aiuterà a capire in cosa è inciampato. https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/790-e-se-fossi-omosessuale.html

Oltretutto, prima ancora che una terapia, occorre una diagnosi.

Stia bene!
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#2] dopo  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Ne ho di recente parlato con lo psicologo, cercando ovviamente rassicurazioni che però non mi ha dato
>>>

E bene ha fatto il collega. Dare rassicurazioni all'ansioso è come dare eroina al tossicodipendente.

Le è stato detto cosa fare esattamente dallo psicologo? Oppure è stato lasciato a lei il compito di venire a capo da solo del suo problema?
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#3] dopo  
Utente 484XXX

Grazie dottori per le celeri risposte. Avevo già letto questo e altri articoli, ritrovando molti aspetti "ossessivi" nel mio modo di ragionare tipico (credo) di una persona ansiosa.
Purtroppo, però, oltre ai recenti pensieri che potrebbero avere una natura para-ossessiva (se piangi sei gay, se ascolti certa musica idem), ci sono quegli episodi del passato che hanno una loro concretezza e che ora sono riemersi direi all'improvviso (per oltre tre anni li avevo "accantonati", mentre in precedenza stranamente non davo loro peso, e il rapporto con l'altro sesso non li aveva più contemplati, al massimo c'erano altre ansie da prestazione/inadeguatezza).
Ripeto: se non vi fossero stati quegli episodi "reali", credo che ci sarebbero pochi dubbi sul fatto di poter parlare se non di ossessioni in senso clinico, perlomeno di una dose di ansia difficile da gestire.

Lo psicologo non mi ha parlato di sintomatologia ossessiva, mi ha riferito di altri pazienti (in parte spaventandomi) e poco altro...

[#4] dopo  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Se ha letto l'articolo, avrà visto che una delle tentate soluzioni più frequenti nei casi di ossessioni a sfondo omosex è il mettersi alla prova: ora mi guardo un bel porno gay, così vedo se mi eccito.

E ovviamente quasi sempre si eccita.

Idem per le esperienze gay fatte più per desiderio di "vedere come va" che per reale voglia.

necessaria un'attenta valutazione di persona del suo caso, ritengo, per capire da che parte siamo collocati.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#5] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Concordo in toto con la saggezza del Collega

Ricordo un mio paziente che temeva di essere pedofilo era torturato dal fatto che aveva erezioni quando gli capitava di vedere bambine al mare e quindi si automonitorava/testava fino allo sfinimento e alla fine decise di non andare più al mare...
Ma mica risolse il problema? Lo peggiorò.

Erano ossessioni! Nessuna pedofilia.
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#6] dopo  
Utente 484XXX

Grazie ancora, dottori. Per quanto dolorose e per quanto brutto da dire, pensare che si tratti di ossessioni è comunque un aiuto (e non sono né sono mai stato omofobo).

Purtroppo in questi giorni la vita è un incubo, non esagero, con tutto il rispetto per chi è legittimato a stare peggio di me. So cosa significa vivere con l'ansia, ma avere questo peso da quando mi sveglio a quando vado a dormire, non avere stimoli per fare nulla, se non quello di andare ripetutamente in bagno proprio causa ansia, è a dir poco sfiancante.

Poi ovviamente, come detto anche da voi, ci sono le "prove". Altrettanto sfiancanti e deprimenti, come nel caso dell'ultima masturbazione (la terza in tre giorni) quando per la prima volta in 31 anni di vita ho perso l'erezione. Da una parte mi conforto dicendo che è difficile mantenere l'eccitazione se durante l'atto si pensa al colloquio con lo psicologo, dall'altro l'ansia aumenta in maniera smodata. Mi verrebbe da piangere, non fosse che questo tormento è riemerso per la strana equazione di cui ho parlato all'inizio.

[#7] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Le serve un terapeuta che si occupi di problematiche ansiose.
Le psicoterapie più efficaci in questo caso sono la cognitivo comportamentale e la breve strategica. Scelga un collega psicoterapeuta specialista in uno dei due orientamenti menzionati e ci vada.

Lo sappiamo bene che vive in un incubo continuo...

In bocca al lupo!
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#8] dopo  
Utente 484XXX

Grazie, dottore. Ho già fissato un appuntamento con il mio attuale psicologo (che è anche psicoterapeuta).
Vediamo come andrà e se sarà il caso di rivolgersi a un altro specialista.
Vi tornerò ad aggiornare, se avrete la pazienza di ascoltarmi ancora.
Intanto grazie.

[#9] dopo  
Utente 484XXX

Gentili dottori.
Trascorro buona parte del mio tempo scavando nel passato. Mi è così tornato alla mente questo episodio: credo poco meno di 20 anni fa, ero poco più di un bambino o un ragazzino, mentre giocavo in casa con una bimba piccola (conoscente, non parente) ricordo di averle preso la mano per poi sfiorami tra le gambe per un secondo.

Non so perché feci questo bruttissimo gesto, per il quale non ho provato piacere e per cui mi sono subito dato del cretino, tornando a giocare.
Non si è mai ripetuto nulla del genere, neanche solo nell'immaginazione e non ho il benché minimo problema a stare con i bambini.

E' stato un unico gesto idiota (lo definisco così perché ero appunto un ragazzino se non poco più di un bambino).

In questa fase di tormento per i discorsi precedenti, però, la mia testa ora è assorbita da questo episodio.
Mi sento in colpa (e questo è giusto) e ho paura di aver turbato la bambina, anche se razionalmente mi dico che non è possibile in quanto la cosa è durata un secondo.

Cosa pensate di questo episodio?
A vostro parere dovrei parlarne con lo psicologo? Ho paura che si soffermi sull'episodio stesso più che sull'ansia che ora questo mi causa

[#10] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Tutto quello che ha scritto e le domande che pone sono un sintomo stesso del problema ansioso. Non si tratta dell’episodio oggettivo ma di come lo si pensa.

Con questo la saluto perché pareri paralleli di più specialisti in questo caso sono fuorvianti e deleteri per lei.
Si affidi al collega ed eventualmente ad un medico psichiatra per un aiuto farmacologico.
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#11] dopo  
Utente 484XXX

Capisco, dottore. Non chiederò quindi più nulla sulla mia situazione clinica, ma un’indicazione su come comportarmi col terapeuta.
L’ansia, in forme diverse e più o meno intense, mi caratterizza da sempre, ma con l’attuale psicoterapeuta non mi sono concentrato specificamente su questo aspetto (ma sulla fine della relazione prima e su specifiche paturnie poi).
A questo punto, è opportuno proseguire con questo professionista cambiando il focus, oppure dovrei cercarne uno nuovo impostando da subito il discorso su questi binari?

Nell’uno e nell’altro caso, la necessità di ricorrere a uno psichiatra per un aiuto farmacologico mi verrà indicata dal terapeuta o mi dovrò muovere autonomamente?
Grazie

[#12] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Lei cosa vuole dalla psicoterapia?
Quando si troverà di fronte al collega gli ponga una richiesta: <<<ho bisogno di....>>>. Se avverte che concentrarsi sulla relazione precedente o su altre //paturnie// non le è servito o le è poco stato utile, glielo dica!
Lei di cosa ha bisogno adesso?
In cosa pensa di stare male?
Su cosa sente la necessità di concentrarsi nel lavoro con uno psicoterapeuta?
Quali sono le emozioni che vive in questo periodo?

a queste domande si dia una risposta e riferisca al collega le sue necessità
* se vado da un medico dovrò dirgli dove ho dolore vero?* idem per lo psicologo.

La possibilità di rivolgersi ad un medico psichiatra è bene che venga valutata durante il colloquio tra lei e il suo terapeuta.
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.