Rifiuto dal mio psicoterapeuta

Buongiorno,
scrivo qui perchè non saprei a chi altro chiedere e vi ringrazio in anticipo se vorrete darmi un vostro parere.

Sono rimasta molto male, mi sento rifiutata, sbagliata, in colpa, sola...
Ho terminato qualche mese fa un percorso di psicoterapia c.
c. durato circa 2 /3 anni, per ansia generalizzata e ipocondria.

Lo psicoterapeuta ha voluto diluire le sedute durante l'ultimo anno, nonostante fosse per me un anno molto difficile, in cui ho avuto (e spesso ho ancora) 24h sintomi tremendi come derealizzazione e depersonalizzazione ma lui, nonostante ciò, ha proseguito per finire il mio percorso, rassicurandomi che non vi era bisogno di andare oltre, dicendomi che avevo acquisito tutti i mezzi per proseguire da sola fino a guarigione completa, che il suo sostegno non era piu utile per me.

Per me invece lo era eccome, mi sono sentita come abbandona nel momento del bisogno, non mi sono sentita guarita, anzi nell'ultimo anno poi con quei due sintomi per me spaventosi, sentivo e sento ancora di piu il bisogno di un trattamento! Invece no.
Lui dice che non riaprirà la psicoterapia con me perchè tutto il lavoro sul personale, tutto quello che si poteva fare è stato fatto e ora stava a me proseguire.
Va bene, ma se uno sente il bisogno di proseguire significa che non sta ancora bene e allora perché questo rifiuto?
Forse è colpa mia, forse vedeva che non miglioravo piu di tanto, o forse semplicemente non mi sopporta più.

Quando gli ho chiesto queste cose lui è stato molto vago nelle risposte dicendomi ci sono per darle coraggio ma allo stesso tempo nessuna terapia.
Ma perchè?

Ci sono persone che vanno per molto meno!
Chiedo a voi un vostro gentile parere.


Grazie e un cordiale saluto.
[#1]
Dr.ssa Manuela Aloni Psicologo, Psicoterapeuta 5
Gentilissima,
credo che ogni professionista possa accompagnare i propri pazienti finché sente che il percorso in atto ha un senso terapeutico e concluderlo, invece, se si ritiene di non poter più aggiungere nulla al lavoro svolto. Certamente non è una valutazione semplice. La chiusura non corrisponde necessariamente alla risoluzione della problematica e ciò non è dovuto a "colpe" del paziente, ma alle caratteristiche specifiche che quel percorso d'aiuto ha. Nel caso in cui, come lei riferisce, il paziente sente di avere ancora bisogno di supporto, credo possa avere senso provare a valutare l'ipotesi di confrontarsi con un nuovo psicoterapeuta, che, non perché migliore del precedente ma semplicemente perché differente, potrebbe offrire altre possibilità di esplorazione personale.
Cordiali saluti

Dr.ssa Manuela Aloni
Psicologa - Psicoterapeuta Emdr Pratictioner

[#2]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

per poter comprendere meglio la situazione, posso chiederLe che tipo di psicoterapia ha svolto, con quali obiettivi e se qualcuno di questi obiettivi sia stato raggiunto?

Lei ha scritto: "Ho terminato qualche mese fa un percorso di psicoterapia c.
c. durato circa 2 /3 anni, per ansia generalizzata e ipocondria."

Attualmente Lei come sta? Ha i sintomi della derealizzazione e depersonalizzazione, se non ho capito male ma le altre problematiche legate all'ipocondria Le ha superate?

Posso chiederLe se si è trovata bene durante il percorso con il terapeuta? Non era d'accordo solo sull'opportunità di diluire le sedute e poi chiudere la terapia o anche su altri aspetti? Quali?

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#3]
dopo
Utente
Utente
Buonasera,

ringrazio entrambe per i gentili pareri.
In risposta alla Dott.ssa Pileci, ho seguito una terapia cognitivo-comportamentale con l'obbiettivo di superare gli attacchi di ansia e l'ansia in generale.
Attualmente sto cosi-cosi, nel senso che mi spaventano da morire questi due sintomi tremendi che io non so gestire e purtroppo le rassicurazioni del mio (a questo punto ex ) terapeuta e del mio psichiatra (che chiamo spesso per farmi rassicurare), non bastano piu, o forse non sono mai bastate. In questo ultimo anno ho fatto tantissimi esami perché da febbraio 19' ho avuto vertigini vestibolari (diagnosi di VPPB fatta da Otorino) e pensavo al peggio, per cui temo che l'ipocondria sia emersa soprattutto in questo ultimo anno. Devo dire però che non ho piu crisi di ansia come 3 anni fa. Non mi viene piu la tachicardia ne il terrore improvviso, e tanti sintomi che avevo prima, onestamente non li ricordo nemmeno piu tanto. Molto raramente ho avuto momenti di ansia coi brividi, e tremarella, testa confusa e un pò di paura ma non come 3 anni fa.
Faccio tutto, lavoro, sono volontaria, in casa non mi fermo un attimo, esco con le amiche, viaggio (non ancora in aereo però e non ancora "ovunque"), anche se sempre con un pò di ansia e paura della paura.. "a zero ansia" non sono ancora arrivata purtroppo.
Io avrei continuato la TCC perché secondo me non sono guarita anzi, sono peggiorata visti questi due sintomi tremendi che ho da piu di un anno ormai.
Mi sono però trovata bene con lui, anche se notavo poco i miglioramenti.
Ora a conti fatti onestamente non so se tornerei e avrei ancora fiducia. La cosa brutta e dolorosa è il dover ricominciare dall'inizio con uno nuovo e questo mi demoralizza tantissimo! Mi sento delusa e rifiutata ed ora ho il terrore di stare male o di peggiorare e di non avere un appoggio, un sostegno!

La ringrazio se vorrà darmi un suo parere, Dottoressa. Speravo in un suo commento. Grazie davvero.
Un cordiale saluto
[#4]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

da una parte Lei asserisce di non ricordare neanche più dei sintomi che avvertiva fino a tre anni fa e dall'altra dice di essere peggiorata e che lo stesso terapeuta percepiva che non vi erano molti miglioramenti

Io direi di provare a mettere un po' d'ordine: intanto la psicoterapia deve fornire degli strumenti al paziente per poter camminare da solo, perché la psicoterapia non può continuare per sempre. Questi strumenti sono stati forniti?

Inoltre, gli obiettivi terapeutici di solito sono molto specifici, perchè è ovvio che un paziente va in terapia per stare meglio e per superare gli attacchi di ansia, ma tali obiettivi sono declinati in modo specifico per un cambiamento graduale.

Attualmente di che cosa avrebbe bisogno dalla psicoterapia? Che cosa può darLe la psicoterapia come strumenti che Lei già non conosce? Fa fatica ad utilizzare senza un supporto gli strumenti forniti in terapia?

Inoltre, vorrei puntualizzare un aspetto importante: nessuno di noi ha "zero ansia". Senz'altro riconosciamo e gestiamo questa ansia, ma l'ansia è un'emozione spesso molto utile, quindi l'aspettativa non deve essere di non provare mai più ansia nella Sua vita.

Anche per quanto riguarda gli spostamenti... terminata la quarantena potrà gradualmente fare spostamenti e inziare a sperimentare la padronanza che non acquisisce nella seduta, ma solo mentre lo fa e ripete l'azione.

Io proverei a dare fiducia al terapeuta, anche perchè la decisione di chiudere la terapia non è mai arbitraria, ma nell'esclusivo interesse del paziente e quindi il Collega avrà avuto le sue buone ragioni. Evidentemente chi La conosce bene sa che Lei è perfettamente in grado di farcela.

D'altra parte comprendo perfettamente il Suo stato d'animo: la psicoterapia dà anche la sensazione di essere protetti e costantemente supportati e per le persone ansiose questo è un punto fondamentale che spesso diventa una debolezza. Però tenga presente che uno dei fattori molto importanti che entrano in gioco in una psicoterapia è anche la relazione terapeutica e l'attaccamento al proprio terapeuta.

Dal momento che Lei riferisce di riuscire a fare tutto (e Le chiedo di valutare anche quanto riesce a gestire gli altri sintomi con gli strumenti forniti in terapia), è possibile che la Sua protesta sia legata proprio alla relazione terapeutica, dal momento che si definisce "rifiutata" dal terapeuta?

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#5]
dopo
Utente
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Gentilissima Dottoressa Pileci,

la ringrazio per la sua cortese risposta. Devo ammettere che ha centrato in pieno la questione. Ha detto infatti le stesse cose che mi dice il mio psicoterapeuta. Ha colto in pieno anche i dettagli.
Io mi trovo quasi peggiorata, perchè questi due sintomi mi terrorizzano, mi annientano; non riesco infatti a credere che siano sintomi come gli altri, che derivino dall'ansia e questo mi penalizza, perché la realtà è che è vero, non si sono mai avverate le mie previsioni catastrofiche (psicosi, schizofrenia, tumori alla testa, impazzimento ecc) ma continuo a perderci tempo e come ad "alimentarle" con, come conseguenza, questa sintomatologia infinita e davvero spaventosa.
D'altro canto lui, il mio p., non si è mai scostato dalla diagnosi di ansia e ipocondria e anzi, mi ha detto che ormai ho acquisito tutti gli strumenti necessari per continuare il mio percorso verso la guarigione (secondo lui sarei anche già guarita, manca questo ultimo passo che dovrei fare da sola, devo disabituarmi di come dire, vivere dentro ai miei pensieri). Non l'ho mai visto preoccupato o con un minimo dubbio. Anche quando gli elencavo le mie sensazioni e i miei sintomi, credendo che mi facesse ricoverare! Lui invece non batteva ciglio. Mi ha anche detto che lui non sarà mai la mia stampella, che questo distacco è un passaggio per me fondamentale e che per me sarebbe stata una prova di fiducia. Lui crede in me, mi dice che devo capire che non sono malata, che non vi sono paure reali e che devo vivere la mia vita, aiutandomi con il dialogo interno e con quello che so che mi direbbe lui, di fronte a ogni momento per me difficile. Ed in effetti so benissimo cosa mi direbbe, anche nei peggiori momenti in cui questi sintomi mi fanno voler solo andare a letto e sperare di dormire. Ma come dire, mi rassicurava averlo; inoltre quando passeranno questi due sintomi tremendi? Non vorrei aver interrotto proprio il trattamento per guarire da questi ultimi! Ho paura, mi sento insicura, ho paura di peggiorare, di stare sempre male, di essergli antipatica, forse.. Ho paura che non mi voglia bene, anche. Magari non mi sopportava piu, o forse dentro di lui penserà che non c'è speranza per me, che starò sempre male. Sono passati 4 mesi e si è vero, non mi sono fermata, ho fatto tutto ma ho sempre un pò di paura. A volte non mi viene l'ansia, ma mal di stomaco o stanchezza, altre volte sto benissimo e mi sembra strano, mi dico strano, sto bene! Altre volte mi sembra di camminare sull'ovatta.. Poi con queste vertigini vestibolari confondo i sintomi "veri" da quelli ansiosi.. Comunque sia ho il terrore di aver ancora bisogno della psicoterapia e di peggiorare sempre più.

La sua risposta mi ha fatto molto riflettere, Dottoressa. Forse ha/avete ragione, forse è ora di alzarsi e andare, lasciandomi alle spalle l'ansia e questi ricordi e sensazioni che la tengono viva. Forse è arrivato il momento di "crescere". Camminando da sola.

Grazie di cuore.

Un augurio di buona Pasqua!

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