I silenzi dell'abito

Buongiorno,

mi vergogno un sacco a scrivere quello che sto per fare ma ho tantissimo bisogno di parlare.
Da circa un anno (forse un po' meno) ho iniziato un'amicizia con un ragazzo della mia parrocchia.
Un religioso.
NOn ci ho mai visto nulla di male in ciò, pensando, fino a poco tempo fa, che le cose fossero chiare.
In realtà, da un po' di mesi, da tante piccole (e grandi) cose qualcuno della nostra cerchia aveva subodorato qualcosa.
E anche io me n'ero resa conto.
Però forse all'epoca non avevo il coraggio di mettere le cose in chiaro e anche perché (lo ammetto) la situazione a me stava bene così.
QUesto ragazzo non mi interessava fino in fondo, quindi, pur sapendo cosa lui potesse provare per me, mi sono detta che tanto non ci fosse nulla da chiarire, dato il suo obbligo al celibato (e castità) che comunque non gli avrebbe dato la libertà di vivere qualsivoglia cosa con me.
Più andavamo avanti con questa amicizia più certi suoi atteggiamenti erano un po' ossessivi nei miei confronti e alcune cose mi urtavano un po'...fino a quando proprio, passata la mia soglia di tolleranza, non ce l'ho più fatta e allora sono esplosa dicendogli tutto quello che pensavo di lui e dei suoi sentimenti (non sono stata offensiva ma sono stata comunque dura e diretta).
E gli ho chiesto di dirmi cosa provava per me, che tanto già lo sapevo.
Ma no, lui ha sempre e sempre negato fino alla fine.
Da allora si è letteralmente a guscio nei miei confornti, non mi parla più e ha smesso addirittura di rispondermi.
Allora ho rispettato la sua volontà.
Ma sono comunque arrabbiata con lui, non mi aspettavo non rispondesse più.
Mi sento trattata come la persona peggiore del mondo e soprattutto mi urta la sua totale mancanza di trasparenza... a parte i suoi sentimenti (di cui sono certa, tantissimi fatti vanno in quella direzione), per diverse altre cose non lo sentivo trasparente e sincero fino in fondo con me.
E mi feriva tantissimo.
Adesso però, mi rendo conto che sto reagendo (in piccolo) come quando mi ero lasciata col mio ex 3 anni fa: avevo sviluppato una sorta di dipendenza affettiva verso il mio ex (storia che avevo concluso io perché non ne ero innamorata), e così anche ora verso questo religioso.
All'epoca, purtroppo, non resistevo nel non sentire (giustamente) più il mio ex e finiva che lo chiamavo più di una volta a settimana.
Per fortuna, con questo ragazzo è diverso: data la situazione estremamente delicata, mi sto facendo violenza, ma avrei un sacco voglia di prendere il telefono per esprimergli la mia rabbia verso il suo comportamento totalmente omissivo o per dirgli semplicemente che, nonostante tutto, gli voglio bene e che comprendo il suo stato d'animo.
Come potete aiutarmi a superare questo lutto da dipendenza affettiva?
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
quest'uomo con il quale è "esplosa dicendogli tutto quello che pensavo di lui e dei suoi sentimenti" è lo stesso prete di cui ci parlava nei precedenti consulti?
Lei lo definisce "un religioso", ma si può essere religiosi e non consacrati. Qui però cita anche "il suo obbligo al celibato (e castità)".
Ci chiarisca se si tratta del sacerdote dei precedenti consulti o di una nuova caduta in quella che lei chiama "dipendenza affettiva". Ormai, grazie alla consultazione degli specialisti di cui ci ha scritto, dovrebbe aver inquadrato queste sue sofferenze in un'idonea diagnosi.
Restiamo in attesa.
Auguri.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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dopo
Utente
Utente
Buongiorno Dr.ssa
Grazie per aver risposto. No, non parliamo della stessa persona. Il ragazzo di questo consulto non è ancora sacerdote ma, sì, anche lui sta facendo un percorso di vita vocazionale. In realtà le due situazioni sono diverse perché per l'altra persona ho provato un innamoramento profondo mentre non posso dire lo stesso per questo ragazzo, anche se per lui ho sviluppato, senza rendermene conto, una dipendenza affettiva. In realtà con la precedente psicologa non sono arrivata ad un punto ben definito perché mi sono accorta che le sedute, più che come sfogo, non mi portavano più a molto altro. O forse sono io che stavo meglio e ho deciso di smettere con le sedute. Attendo una sua risposta, la ringrazio
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
attraverso la lunga serie di consulti che si sono succeduti negli anni lei ha manifestato una sofferenza la cui natura dovrebbe ormai aver ricevuto un nome, ossia una diagnosi, dallo psichiatra e dalla psicologa di cui ci ha scritto.
Gli episodi sempre ricorrenti che lei chiama "dipendenza affettiva", o "amicizia" che viene tradita, o persecuzione sul lavoro, con gli attacchi di rabbia che ne conseguono, dovrebbero averle indicato la necessità di una cura seria, continuativa, da non interrompere a suo arbitrio.
Questo, naturalmente, se lei ha a cuore il suo benessere, e se l'esame di realtà non è compromesso.
Lo sfogo che realizza nello scriverci può essere meglio attuato attraverso esercizi di Scrittura Espressiva, naturalmente guidati da un curante, dal momento che si tratta di uno strumento terapeutico. Per questa via lei potrebbe ottenere un monitoraggio dei suoi momenti negativi, prima ancora che giungano a forme estreme.
Diagnosi e cura, in ogni caso, vanno realizzate da un curante cui affidarsi direttamene.
Le faccio i migliori auguri.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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