Utente 458XXX
Buongiorno,

la presente per chiedere una seconda opinione per mio padre che ha 81 anni (in buone condizioni di salute) in merito all’ipertrofia prostatica.

VI riassumo i vari esami effettuati:

PSA:

3,81 NG/ML con 24% di ratio nov 2014

3,05 ng/ml con 33% di ratio dic 2014 (prescritto antibioticoterpia)

2,87 ng/ml con 30% di ratio apr 2015

2,88 ng/ml con 30% di ratio ott 2015

2,86 ng/ml con 40% ratio ott 2016

4,04 ng/ml con 25% ratio ott 2017 (prescritto terapia antibiotica)

4,36 ng/ml con 20% ratio nov 2017



Dicembre 2017 eseguita biopsia prostatica (per la quale è stato ricoverato 5giorni per complicanze = ritenzione acuta di urina ed ematuria con posizionamento di catetere vescicale a tre vie)

Esito BIOPSIA: NEGATIVA COMPATIBILE CON IPERPLASIA FIBROADENOMIOMATOSA

TRUS: PROSTATA DI CIRCA 102 ML

TERAPIA: TAMSULOSINA 0,4 MG 1 cpr tutte le mattine + DUTASTERIDE 0,5 mg 1 cpr tutte le sere



MAGGIO 2018 PSA= 2,81 NG/ML CON 20% DI RATIO.



L’urologo consiglia di effettuare l’operazione visto il psa il volume prostatico e l’età le cose non potranno che peggiorare e dovrà mettere il catetere e piu’ si va avanti con l’età piu’ è peggio e non sarebbe piu’ operabile.

Voi cosa ne pensate? Dato che mio padre non lamenta disturbi particolari? È veraente indicata l’operazione? Voi cosa consigliereste?

Grazie dell’attenzione

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Dopo i 75 anni, se i valori del PSA si sono mantenuti entro o poco sopra i limiti (considerando anche il volume della prostata) ed in assenza di altri sospettiu particolari (ecografici, palpatori) le attuali linee guida consiglierebbero di non ripetere ulteriori dosaggi del PSA. Questo poiché i vantaggi di voler mantrenere la situazione "sotto controllo" vengono sopravanzati dai rischi collegati all'esecuzione di procedure ed interventi in soggetti anziani. Diremmo che il caso di suo padre sia abbastanza tipico di questa situazione, relativamente comune. Quello che induce l'urologo all'intervento disostruttivo non è il volume elevato della prostata ma gli eventuali disturbi ad essa associati. Questi sono certamente frequenti, ma non costanti e soprattutto non direttamente proporzionali al volume della ghiandola. Pertanto, passato il "temporale" indotto dalle complicazioni della biopsia, se suo padre non si lamenta della qualità della sua minzione non riterremmo così pressanti le indicazioni all'intervento disostruttivo. Questo ovviamente nei limiti di una conoscenza sommaria del caso, limitata alle sole indicazioni che lei ci ha fornito.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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