Utente 541XXX
Gentilissimi Dott.,
sono un uomo di 51 anni e soffro di disturbi della minzione da quando avevo circa 38 anni.
A seguito di esame flussimetrico l'urologo di allora mi prescrisse Mittoval fisso.
Negli anni a seguire l'andamento dei fastidi è stato irregolare con periodi discreti alternati a periodi pessimi anche con dolori acuti nella zona perineale e alla base del pene.
Aggiungo che soffro di stipsi e transito intestinale lento e i periodi di riacutizzazione, a mia impressione, sono spesso avvenuti in concomitanza con stipsi prolungate.
Nei casi di riacutizzazione non sono ricorso allo specialista nè a farmaci particolari e le crisi sono rientrate spontaneamente.
A marzo 2018 eseguo esame PSA risultato di valore pari a 1,1 e ecografia transerettale con segg.parametri (con volume 20,3cc; adenoma bilobato centrale 2,5 cm a salienza vescicale con lieve disomogeneità strutturale, residuo post minzione 30cc. piccole calcificazioni peruretrali ).
La flussimetria dello stesso periodo ha pessimi valori però dico al medico che tale valore non mi sembrava rappresentativo della situazione reale per irritazione dovuta all'attesa a vescica piena .
L'urologo prende per buone le mie indicazioni ma mi indica di passare alla silodosina unita a Permixon.
Provo silodosina per 15 gg. con netto peggioramento dei sintomi urologici oltre a eicaluzione retrogada per cui di mia sponte torno al mittoval visto che unita al Permixon vedo un miglioramento sostanziale.
A fine anno percepisco netto e stabile peggioramento con pollachiuria e i soliti dolori alla base del pene. A febbraio arriva un primo episodio di estensione dei dolori alla punta del glande simil cistite che passa da solo.
A marzo nuovo episodio di simil cistite con dolori al glande e brividi ma senza febbre autonomamente faccio esame urine con esito negativo e fisso visita con un nuovo urologo.
Questi, letto le mie analisi, mi dice di passare a Urorec e fare un ciclo di 10 gg. di Cefixoral ipotizzando presenza di batterio prostatico e anticipandomi che, in caso di esito negativo, sarà necessario provare con gentamicina ma avvertendomi di non aspettarmi comunque miracoli per la difficoltà di eradicare le infezioni prostatiche.
Durante il ciclo e nei primi giorni success.vedo netto miglioramento con scomparsa di tutti i sintomi fino ad una notte in cui mi sveglio con forte urgenza di urinare e la quasi impossibilità a farlo. Da allora si riaffacciano tutti i dolori e la situazione urinaria ritorna pessima .
Ho già fissato una nuova visita con lo stesso urologo ma a questo punto mi e vi chiedo:
Visto che l'urologo ipotizza una causa di prostatite batterica cronica perchè non mi ha chiesto preventivamente una spermiocoltura?
I batteri possono venire dall'intestino invece di essere stabili nella prostata?
La eiaculazione retrogada che mi causa la silodosina, in presenza di una prostatite batterica, non fa correre il rischio di immettere in vescica sperma ad alta carica batterica?

[#1] dopo  
Dr. Andrea Militello

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Salve Sì nei miei pazienti Personalmente preferisco fare eseguire una spermiocultura per germi comuni clamidia candida trichomonas e HPV e un tampone uretrale per ureaplasma
Dr. Andrea Militello.

Specialista in UROLOGIA ANDROLOGIA.

[#2] dopo  
Utente 541XXX

Grazie della risposta.
Come si esegue una spermiocultura quando si assumono alfalitici che causano eiculazione retrograda?
E cosa pensa della domanda che ponevo sempre rispetto alla eiaculazione retrograda, uno prostata con presenza di batteri li può trasferire alla vescica in caso di eiaculazione retrograda?

[#3] dopo  
Dr. Andrea Militello

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è sufficiente interrompere trattamento per qualche giorno per quanto riguarda la carica batterica in vescica è molto meno aggressiva rispetto a quella che può insidiarsi nelle vie seminali
Dr. Andrea Militello.

Specialista in UROLOGIA ANDROLOGIA.

[#4] dopo  
Utente 541XXX

Ma la carica batterica prostatica non dà alcun sintomo se non difficoltà ad urinare?