Problemi urinari da anni

Salve, a Giugno compirò 24 anni e sono ormai 3-4 anni che convivo con problemi urinari.

Il primo momento significativo della vicenda fu una cistite che mi portò ad un blocco urinario risolto in qualche ora con un Monuril.
Da lì in poi ho iniziato ad accusare crescenti disturbi alla minzione: dolorosa, frequente e ''faticosa'' (nel senso che dovevo ''stringere'' lo sfintere per permettere lo svuotamento della vescica).

Dopo aver ignorato il problema per molto tempo, bevendo alcolici anche quotidianamente (il che aveva portato a peggioramenti enormi della sintomatologia) mi rivolsi ad un primo urologo il quale dopo urinocoltura, spermocoltura ed ecografia addome completo mi diagnosticò immediatamente, dopo aver tastato la prostata, la prostatite.

Con una dieta corretta ei farmaci che mi prescrisse - azuma crono (4 mesi) e serenoa repens (4 mesi) - dopo circa 5 mesi (Agosto 2019) il dolore cominciò gradualmente a passare fino a sparire del tutto.
Fino a Dicembre di quest'anno (per cui per più di 1 anno) sono stato bene: la minzione era sempre visibilmente debole ma comunque più fluida e non accusavo né dolore né urgenza minzionale, anche bevendo alcolici e consumando cibi ''proibiti'' (spezie ecc.
).

A Dicembre di quest'anno, senza apparenti cause scatenanti la prostatite è tornata con i medesimi sintomi, stavolta da subito più lievi giacché ho immediatamente adeguato la mia dieta ed eliminato gli alcolici.
Ho deciso, forse ingenuamente, di rivolgermi ad un secondo urologo più noto (e più oneroso) sperando di risolvere il problema più in fretta.
Questi mi ha tuttavia dato i soliti consigli alimentari e Ferprost Forte, da assumere per 1 mese.
Oggi, a distanza di 5 mesi, la situazione è pressoché invariata (nonostante l'assenza totale alcolici ed alimenti irritanti nella dieta).

Tornato dal suddetto urologo stavolta con spermocoltura, urinocoltura (entrambe negative) ed ecografia della prostata (che rileva prostata di dimensioni nei limiti della norma e leggermente disomogenea) questi ha ipotizzato come causa delle prostatiti ricorrenti una stenosi dell'uretra: ''congestione prostatica; sospetta stenosi uretrale; si consiglia di eseguire: uretroscopica in anestesia con eventuale uretrotomia endoscopica''.
So che dopo tale intervento le stenosi tendono quasi sempre a recidivare ma lui è convinto sarà risolutivo in quanto, dopo l'intervento, prevede di inserire (con una frequenza che andrà diminuendo nel tempo fino alla cessazione di tale pratica) dei ''supporti'' (?) nell'uretra volti a tenerla dilatata dopo l'intervento applicando sul pene un gel anestetico.


Vorrei dei pareri in merito poiché non voglio sottopormi frettolosamente a terapie dall'efficacia controversa senza aver prima indagato altre vie.
Mi sono ad esempio sempre domandato se i problemi urinari non possano avere origine altrove (reni o vescica ad esempio), o se sia necessario effettuare altri tipi di esami diagnostici.
Vi ringrazio.
[#1]
Dr. Ernesto Fina Urologo, Chirurgo generale, Nefrologo, Andrologo 491 15
Capisco perfettamente e condivido le perplessità a sottoporsi ad una procedura endoscopica con successivo inserimento di stents per una patologia non accuratamente accertata. L'ipotesi della stenosi non sta in piedi considerando che i disturbi sono del tutto passati per un periodo abbastanza lungo mentre le stenosi sono stabili e irreversibili. Mi orienterei di più su un disturbo funzionale della minzione che potrebbe essere risolto con farmaci. Ma anche questo disturbo dovrebbe essere stabile. Resta in piedi solo l'ipotesi prostatite e/o vescicolite che però va approfondita per comprenderne le cause che ne comportano la recidiva e quindi sperare di riuscire a curarla in modo definitivo. Ovviamente queste sono solo discorsi teorici che richiedono conferme che solo l'attento ascolto della storia clinica e soprattutto una accurata indagine clinico-strumentale potranno fornire.

Dr. ernesto fina

[#2]
dopo
Utente
Utente
Quali step suggerirebbe in merito all'indagine clinico strumentale?
(Mi sono inoltre di recente accorto che durante le fasi più acute dei disturbi accuso un senso di fastidio e "pesantezza" ai reni, qualora possa tornare utile).
[#3]
Dr. Ernesto Fina Urologo, Chirurgo generale, Nefrologo, Andrologo 491 15
Si deve sempre partire dall'attenta ascolto del racconto dei sintomi, fare una visita accurata con esame ecografico che possa orientare nella giusta direzione in modo da confermare il sospetto diagnostico con opportune ulteriori indagini.( di laboratorio, funzionali o di imaging).

Dr. ernesto fina

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