Utente 529XXX
Buongiorno, mi rivolgo a voi per chiarire un paio di dubbi. Innanzitutto, è necessaria una premessa, ma cercherò di essere il più sintetico possibile: sono un ragazzo di 23 anni, in cura con clomipramina da quattro anni per un paio di episodi depressivi. Per un anno, il primo di cura, ho assunto paroxetina.
Recentemente mi sono rivolto ad un vostro collega per un problema che mi porto dietro da quando ho iniziato la cura con clomipramina ma che solo ora ho avuto la necessità di approfondire: appiattimento della libido e disfunzione erettiva.
Quest'ultima si manifesta con difficoltà a raggiungere l'erezione (impossibilità con i soli stimoli visivi), erezione debole e impossibilità a mantenerla per più di qualche secondo.
Prima di rivolgermi allo specialista andrologo, ho consultato lo psichiatra che mi ha in cura, pensando ad un interferenza esercitata dalla clomipramina. Mi è stato detto che la scarsa libido è probabilmente dovuta al farmaco, quindi abbiamo concordato nell'iniziare a scalarlo (premetto che avevamo intenzione comunque di procedere ad eliminarlo gradualmente, essendo ormai da molti mesi in una fase molto positiva della mia vita). Sono passato da 100 mg a 75, quindi a 50 e da qualche giorno sono a 25 mg. La libido è effettivamente aumentata, soprattutto passando da 75 a 50 mg, ma è ancora a livello piuttosto bassi. La disfunzione erettiva permane.
È a questo punto che ho deciso di rivolgermi ad un andrologo, che ha effettuato gli esami del caso, riscontrando alcuni problemi di natura organica: all'esame clinico ed ecografico si evidenziano: prostata clinicamente ed ecograficamente aumentata di volume e alquanto congesta, con evidente il terzo lobo posteriore e aspetto trilobato della ghiandola; edema interstiziale e periferico. Pene regolare con corpi cavernosi ben indovati, attualmente poco pulsanti e con segnali di fuga venosa.
In particolare ha rilevato che la prostata ingrossata esercita una pressione sui corpi cavernosi.
Mi è stata prescritta una terapia atta a decongestionare la prostata e una terapia di supporto per migliorare il quadro della disfunzione erettile, fino alla prossima visita. Inoltre, per sicurezza, effettuerò il dosaggio di testosterone libero, diidrotestosterone, prolattina ecc

La mia domanda è: può un quadro del genere concorrere a questa disfunzione erettiva (che io attribuivo all'assunzione di clomipramina)?
La pressione esercitata dalla prostata sui corpi cavernosi può spiegare i segnali di fuga venosa?
Infine: bloccare l'emissione di liquido seminale "chiudendo" il prepuzio sulla punta del glande (con conseguente "colata" di liquido seminale anziché un normale getto) può portare ad un ristagno dello stesso, esponendo ad un maggior rischio di congestione prostatica (come forse è stato nel mio caso)?

Grazie dell'attenzione, in attesa di una Vostra risposta.

[#1] dopo  
Dr. Diego Pozza

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caro lettore
mi sembra di aver già risposto ad analoga domanda
cordiali saluti
Dott. Diego Pozza
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