Utente 359XXX
Salve,
è la prima volta che mi ritrovo a scrivere la mia storia. Ho 35 anni e da quasi 10 anni sono in cura da vari specialisti. Ho iniziato a soffrire di forte depressione dopo i 20 anni quando ho capito di essere omosessuale ed essere innamorata della mia migliore amica. Per più di un anno sono stata chiusa in casa abbandonando gli studi e gli amici, piangendo e uscendo poco di casa. Dopo essere stata per un anno lontana da casa rientrata il dolore era lo stesso per non poter essere amata. Il sentirmi così sola mi paralizzava e non mi lasciava vivere. Dopo 3 anni di inettitudine ho deciso di trovare lavoro per darmi una regolarità visto che nn riuscivo a studiare. La mia vita era lavorare la mattina il pomeriggio dormire e la sera uscire e bere (molto) con gli amici. La mia vita sentimentale è sempre stata molto sfortunata e per anni non sono riuscita a dimenticare il primo amore fino a quando questa mancanza è stata colmata da un'altra mancanza. Mi sono innamorata di un'altra ragazza ma le cose non andavano, lei era scostante e altalenante fino a quando mi ha detto di avere un'altra. Ogni due anni è tornata da me ma sempre stando con l'altra. Per 7 anni sono stata ad aspettarla e quando ho conosciuto altre ragazze non è andata bene o comunque non interessavo neanche a loro. Ho deciso di andare in terapia dopo la prima rottura con la seconda ragazza. La cognitivo comportamentale andava male, ogni volta che uscivo stavo peggio allora mi sono affidata ad una psichiatra che lì per lì è stata salvifica per me perché ero veramente molto giù e volevo morire ma con il tempo la mia omosessualità è stata un ostacolo nel rapporto visto che lei seguiva il filone di Massimo Fagioli dove l'omosessualità è considerata come una malattia.
La terapia si è arenata e dopo 3 anni mi ha detto che dovevo cambiare e mi ha consigliato un collega. Io sentendomi abbandonata ho deciso di smettere. Ci sono stati dei periodi migliori dove provavo a concentrarmi sul lavoro per trovare soddisfazione almeno su quello (ma non ne avevo) e periodi di forte depressione. Quando la ragazza è tornata per la 3 volta e per la 3 volta mi ha rilasciato ho sentito nuovamente il peso di vivere e ho deciso di tornare in terapia.
Con il nuovo psichiatra (cognitivo comportamentale) per i primi mesi la cura è andata bene, trovato giovamento ero più positiva e speravo in un cambiamento. Ora però sono di nuovo punto a capo. Credo che la terapia non serva a niente, continuo a non avere una partner e sentirmi talmente sola da non avere speranze. Il mio lavoro non mi soddisfa. Da anni mi sento ripetere le stesse cose e non credo più nelle terapie psichiatriche. Soffro ormai di insonnia e depressione da anni e nel frattempo si è inserito il problema del peso da 60kg sono arrivata a 80kg e non riesco a dimagrire. Mi sembra tutto inutile, ogni mio sforzo, ogni medicina che prendo. C'è chi è uscito dalla depressione? Chi mi assicura che non sarò sola tutta la vita?

[#1]  
Dr. Paolo Carbonetti

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Certo che si esce dalla depressione. Questo può avvenire con le cure mediche ma anche spontaneamente. Abbiamo moltissime testimonianze degli Autori del passato, del periodo cioè precedente all'introduzione dei farmaci antidepressivi, secondo i quali molte persone affette da depressione guarivano spontaneamente.
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
Specialista in Psichiatria Forense
Viterbo-Terni-

[#2] dopo  
Utente 359XXX

Grazie per la risposta,
ma dopo 15 anni di sofferenza ho veramente paura che sia cronicizzata e di non avere più speranze.

[#3]  
Dr. Francesco Pietrini

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Dalla depressione si può uscire. Ciò richiede una rivalutazione psicopatologica per capire il suo stato attuale e una ridefinizione degli obiettivi.
La cura del suo disturbo, soprattutto se cronico, è da intendersi come un percorso che deve seguire in modo dinamico le varie fasi di malattia che lei attraversa.
Solo così si può mirare ad ottenere un progressivo miglioramento.
Dr. Francesco Pietrini - medico psichiatra

[#4] dopo  
Utente 359XXX

Grazie per la risposta,
cosa si intende per percorso dinamico?
Attualmente sono in cura da uno psichiatro prendo la velafaxina e faccio terapia cognitivo comportamentale. Quando ho riniziato a fare terapia ero piuttosto contenta ora dopo mesi mi sembra di sentire da lui le cose che da anni sento da altri psichiatri e sto pensando di smettere perché tanto non mi serve a niente neanche questa volta.

[#5]  
Dr. Francesco Pietrini

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Come può vedere nella mia precedente risposta "dinamico" era riferito al modo in cui il suo percorso di cura dovrebbe seguire l'andamento del suo disturbo.
Non si tratta quindi di un "tipo" di trattamento, ma di un modo di procedere.
La valutazione dei suoi problemi dovrebbe seguire passo per passo l'andamento del suo disturbo, con un continuo aggiornamento su ciò che sta andando bene e ciò che peggiora,
Questo continuo calibrare l'intervento potrebbe aiutare ad evitare quelle situazioni in cui l'intervento psicoterapeutico viene percepito come un qualcosa di sconnesso o distante dai problemi in corso.
Dr. Francesco Pietrini - medico psichiatra