Ansia trasferimento

Gentili dottori
da circa 6 mesi, causa lavoro, mi sono dovuto trasferire a Roma; dal momento in cui ho appreso la notizia, la mia vita è cambiata in peggio: ho iniziato a soffrire di ansia, che viene somatizzata a livello fisico sia con una fastidiosa sensazione di "groppo in gola", sia con attacchi di diarrea improvvisi, che si accentuano sopratutto quando sono in autobus o in riunioni di lavoro. Inoltre sto perdendo peso e mi sento un senso di stanchezza cronica che perdura tutto il giorno; riesco a dormire al massimo 4 - 5 ore per notte e la cosa mi spaventa, dato che non ho mai avuto problemi di insonnia e dormivo 7-8 ore al giorno. Tutto ciò sta compromettendo le mie capacità lavorative e la mia vita sociale, perché ho paura di uscire e sentirmi male. Per tamponare le situazioni di "emergenza" il medico di base mi ha prescritto alprazolam al bisogno (5 gocce prima di dormire, oppure 8 gocce in caso di ansia molto forte) e generalmente ne faccio uso 5-6 volte al mese. Inoltre ho iniziato da poco a seguire una terapia da uno psicologo con approccio cognitivo-comportamentale. Le mie domande sono le seguenti:
-il mio utilizzo di alprazolam sporadico può portare a una dipendenza?
-un approccio di tipo cognitivo comportamentale può risolvere il mio problema, o è necessario affiancare una terapia di tipo farmacologico?
Cordiali saluti
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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4k 92 43
Gentile Utente,
ha certamente fatto bene a non attendere oltre e cercare di porre rimedio alla situazione di disagio in cui si è venuto a trovare.
L'orientamento cognitivo-comportamentale è riconosciuto tra i più efficaci in caso di problematiche d'ansia: da quanto tempo ha iniziato gli incontri con lo psicologo?
Per quanto riguarda la necessità di affiancare una terapia farmacologica (in alcuni casi caldamente consigliabile), dovrebbe chiedere un parere allo psicologo che la sta seguendo e che conosce direttamente e in modo più approfondito la situazione.
L'unico suggerimento è quello, nel caso decidesse di intraprendere una parallela terapia farmacologica, di rivolgersi ad uno psichiatra, lo specialista di riferimento per tali problematiche.


Cordiali saluti e buon anno.


Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
cell. 3315246947-paola.scalco@gmail.com

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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile ragazzo,
A me sembra che Lei stia attraversando la sindrome da stress.
Allo stress si puo' reagire ed e' quello che il suo organismo sta facendo, ma non lo si puo' eliminare
Dovrebbe sospendere lo stressor. O perlomeno ridurlo
Quindi cerchi di comprendere quali elementi costituiscono gli stressor piu' intensi : in questo la picorerpia la puo' aiutare.
Cerchi di ricreare Roma un ambiente vivibile per lei: amicizie, svago.
A stressarla potrebbe essere la mancanza della famiglia, delle consuetudini, delle relazioni affetttive.
Tutto cio'' coln il tempo si ricostruira' nel nuovo contesto, con la familiarizzazione e l'abitudine. E si dia un po' di tempo affinche' la sua reazione psicofisiologica al cambamento raggiuga un livellob piu' gestibile.
I migliori saluti

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

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dopo
Utente
Utente
Grazie della risposta dottoressa,
Finora ho avuto solo tre incontri, la psicologa ritiene che il mio problema possa essere risolto agevolmente senza l'uso di psicofarmaci (a cui si è detta contraria).
La cosa "sconvolgente" per me è che non ho mai sofferto di nessun tipo di disturbo d'ansia in passato, neanche in occasioni stressanti tipo la laurea o nella vita lavorativa: invece adesso tutte le mie preoccupazioni stanno venendo fuori e mi ritrovo con una qualità di vita nettamente compromessa, con paure e angosce che mi attanagliano e si sfogano tramite malesseri fisici (diarrea, nodo alla gola, attacchi di emicrania, insonnia). Spero solo di poter tornare alla vita "normale" di prima.
Scusi lo sfogo, le auguro un buon anno.
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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
trasferimenti e cambiamenti così radicali sono fonte di stress, ma lei ha già intrapreso la strada che la può ricondurre al benessere.

Dai problemi d'ansia si può uscire con i trattamenti adeguati, come sta facendo, abbia fiducia nel percorso intrapreso.Tre incontri sono pochi per poter già apprezzare benefici,la scelta terapeutica è appropriata.

Se crede ci può aggiornare in futuro.

Auguri

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Gentile Utente,

ha effettuato delle analisi per approfondire la situazione?
Il suo medico ha escluso qualunque tipo di causa o concausa fisica per il suo malessere?
Se sì, quando le è capitato di tornare a casa sua (magari nel corso di queste Feste) come si è sentito?

C'è qualche motivo per il quale potrebbe sentirsi in colpa o a disagio nell'allontanarsi dalla famiglia?

A parte il trasferimento per lavoro è accaduto dell'altro nella sua vita nel periodo in cui ha iniziato a stare male?

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

[#6]
dopo
Utente
Utente
Ho effettuato una gastroscopia per escludere cause organiche (dato che avevo continui stimoli di vomito), ma non è stato trovato nulla di rilevante; inoltre ho effettuato delle analisi del sangue da cui è emerso che tutti i valori analizzati sono risultati normali. Tutto ciò ha portato il mio medico a escludere cause fisiche.
Quando torno a casa dai miei (generalmente nei fine settimana) mi sento molto meglio, esco con gli amici, faccio ciò che voglio; ma quando ritorno a Roma i sintomi fisici sopra descritti si ripresentano tutti insieme.
Non ho nessun particolare motivo di colpa nei confronti della mia famiglia, ma mi sento a disagio nell'allontanarmi dalle mie abitudini, dai miei amici, da un ambiente "familiare" in cui mi sento protetto.
A parte il trasferimento per lavoro, non è accaduto nulla di importante nella mia vita ultimamente.
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Se riscontra un netto miglioramento quando torna a casa, seguito da un peggioramento quando rientra a Roma, è più che plausibile che il problema derivi solo dalla sua reazione al trasferimento.

Il fatto di sentirsi strappato ad un ambiente che le dà sicurezza sta probabilmente influenzando la sua vita più di quanto le possa sembrare ragionandoci: si tratta di una reazione emotiva che non corrisponde automaticamente alla valutazione che lei può fare razionalmente della situazione, dicendosi che non sta accadendo nulla di particolarmente stressante o "pericoloso".

Ha fatto bene a rivolgersi ad una nostra collega e ne trarrà sicuramente beneficio, ma per quanto riguarda il tranquillante che le è stato prescritto esiste il rischio di dipendenza psicologica (come le è stato risposto in Psichiatria) e quindi sarebbe preferibile che lei limitasse al minimo il suo impiego.
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Dr.ssa Laura Mirona Psicologo, Psicoterapeuta 627 6 1
Caro utente,

tutti i suoi dubbi sono legittimi, ma dovrebbe rivolgerli al terapeuta da cui è in cura, il quale conosce o conoscerà meglio la sua storia di vita.

Dr.ssa Laura Mirona

dottoressa@lauramirona.it
www.lauramirona.it

[#9]
dopo
Utente
Utente
Grazie delle risposte.
Per quanto riguarda l'uso del tranquillante, cerco di limitarlo al massimo, assumendolo quando non posso farne a meno (riunioni di lavoro, viaggi, ecc), tuttavia lo porto sempre dietro perché mi fa sentire sicuro di poter affrontare eventuali malesseri. Inoltre sto cercando di eliminare tutte le sostanze "eccitanti" quali caffè, thè, ecc.
Per quanto riguarda il rischio di dipendenza, tengo un diario mensile in cui annoto tutte le volte in cui assumo il farmaco, in questo modo cerco di controllare la frequenza di assunzione, anche per capire se essa tende a aumentare nel tempo (finora non è stato così per fortuna).
Con la mia psicologa siamo solo all'inizio del percorso, lei è abbastanza fiduciosa sul fatto che il problema possa essere risolto agevolmente con la sola psicoterapia.
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
E' sicuramente possibile che lei risolva con la sola psicoterapia, trattandosi di un problema psicologico e non così invalidante da ostacolare le sue attività quotidiane.

[#11]
dopo
Utente
Utente
Gentili dottori,
da alcuni giorni non riesco più a dormire la notte, credo che tutto ciò sia dovuto all'ansia. La mancanza di sonno influisce negativamente sulla mia vita sociale e lavorativa. La mia psicologa mi ha dato degli esercizi di rilassamento da fare prima di andare a dormire, tuttavia finora non ne ho tratto beneficio. La mia domanda è la seguente: conviene abbinare alla terapia psicologica anche un intervento con psicofarmaci (naturalmente sotto la guida di uno specialista)?
Cordiali saluti
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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4k 92 43
Gentile Utente,
non è possibile rispondere a distanza ad una domanda così specifica: ne discuta apertamente con la sua psicologa e, in ogni caso, se Lei lo desidera, effettui di persona una consulenza psichiatrica per avere un parere specialistico sulla sua individuale situazione.


Saluti.
[#13]
dopo
Utente
Utente
Gentili dottori, a distanza di alcuni mesi dal mio ultimo post, volevo aggiornarvi sulla mia situazione e , se necessario, ricevere qualche consiglio.
Dopo aver iniziato la terapia cognitivo comportamentale la mia ansia generalizzata ha mostrato un andamento "altalenante": ho passato mesi in cui stavo bene fisicamente, alternati a periodi "bui" dove ho dovuto far ricorso a farmaci (alprazolam) per affrontare impegni lavorativi. Speravo che, col passare del tempo e lavorando su me stesso, l'ansia sarebbe scomparsa, permettendomi una vita normale. E, invece, soffro ancora di insonnia (passo notti senza chiudere occhio, e al mattino mi sento malissimo), ho problemi gastrointestinali, tendo a perdere peso (e ciò abbassa drasticamente la mia autostima), mangio senza avere appetito. La mia psicologa inizialmente mi aveva rassicurato, dicendomi che il problema si sarebbe risolto entro 6 - 8 mesi e che il mio non era un caso "grave". Col passare del tempo, mi rendo conto che non è così e la prospettiva di dover convivere per un tempo indefinito col mio malessere (non saprei come definirlo) mi deprime sempre più. A questo punto la mia domanda è la seguente: è necessario cambiare approccio al problema, oppure devo rivolgermi ad un altro specialista (es psichiatra) e tentare di affrontare il problema con una terapia farmacologica?

Grazie
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile signora,
Non avendo lei avuto i benefici che erano previsti nei tempi concordati si potrebbe evincere che l'approccio non e' quello giusto.
Provi a ricorrere ad un terapeuta di ambito psicodinamico o psicoanalitico in grado du affrontare il problema dalla radice.
A livello farmacologico il tipo di farmaco che ha utilizzato e' un sinomatico e forse sarebbe meglio chiedere ad uno psichiatra una terapia piu' idonea da praticare in modo integrato rispetto alla psioterapia.
L'insonnia e' infatti molto penosa da sopportare e penso debba essere fronteggiata in modo da consentirle un benessere quotidiano utile a prendersi cura di se' anche a livello psicologico.
Cordiali saluti

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