Come stare vicino ad un fidanzato in depressione

Gentili dottori mi trovo in difficoltà e avrei bisogno di un consiglio concreto.
Sono una ragazza di quasi 30 anni e da qualche mese ho una relazione con un ragazzo poco più piccolo di me, che conobbi qualche anno fa ma che ho iniziato a frequentare solo di recente e di cui mi sono innamorata.
Da subito c'è stato feeling tra noi e interesse sincero da entrambe le parti, tanto da iniziare ufficialmente una relazione. Inizialmente era molto allegro, positivo, appassionato e affettuoso con me, sono sicura del sentimento che prova(provava?) nei miei confronti.
Il problema è che soffre di attacchi di ansia e panico molto forti e frequenti, io gli ho mostrato comprensione ed empatia fin da subito (purtroppo conosco molto bene questo malessere) e inizialmente la situazione era gestibile. Con il passare del tempo e il verificarsi di un evento traumatico per lui (una grande delusione in campo professionale) la situazione è degenerata. Non mangia, non parla ed è impossibile fare con lui qualsiasi cosa. Ho cercato di stargli vicino e gli ho consigliato la psicoterapia ma non sono riuscita a non far trasparire la mia preoccupazione finchè lui, ha deciso di interrompere i nostri contatti e il nostro rapporto dicendomi che non vuole farmi soffire, che sta sprofondando in un baratro nel quale non vuole trascinare anche me, che non è giusto chiedermi di aspettarlo. Dice che non si sente all'altezza di me o di qualsiasi cosa, si sente inadeguato, insoddisfatto,apatico non trova stimoli in niente. Ha iniziato la psicoterapia già da qualche settimana ma i progressi per ora sono pochi. Da quando mi ha allontanato (e quindi la nostra relazione è "finita") è passato oltre un mese in cui ci siamo sentiti soltanto due o tre volte (genralmente è lui a scrivermi per aggiornarmi sulla terapia), ma io non ho smesso di pensare a lui e desiderare di stargli vicino.
Mi sento impotente, non so come agire, vorrei stargli vicino,dimostrargli il mio amore e sono disposta ad affrontare la situazione al suo fianco se lui me lo permette. Credo che mi abbia allontanato per proteggermi e non farmi soffrire. In fondo penso che nutra ancora sentimento nei miei confronti ma spesso ho momenti di insicurezza in cui ho paura che non gliene importi niente e ho paura di soffrire e illudermi e di "aspettare" inutilmente. Non so come comportarmi.
Mi chiedo se è opportuno avvicinarmi a lui, semplicemente per proporgli una chiacchierata o una passeggiata in relax per distrarci un po?
Mi chiedo se è legittimo da parte mia fargli domande su cosa prova per me e per la nostra relazione? Mi chiedo se sia giusto pretendere da lui delucidazioni sul nostro rapporto e un po' di stabilità? Cosa posso fare per stargli vicino, rispettando il suo malessere ma nello stesso tempo non soffrire e "espormi al rischio" che mi respinga duramente?
grazie
[#1]
Dr. Francesco Mori Psicologo, Psicoterapeuta 1,2k 33 33
Gentile utente,
non può fare molto per aiutare il suo (ex) compagno, che comunque, e questo è ciò che conta per lui, si sta aiutando da solo, rivolgendosi ad un collega. L'attività psicologica è medio lunga. E forse questo aspetto del tempo può essere una chiave da non sottovalutare.
Non è raro che dopo una "batosta", come quella che sembra aver colpito il suo compagno, i sintomi si riacutizzino e la persona abbia bisogno di essere lasciato sola. E' una specie di meccanismo di difesa.
Forse potrebbe andare in chiaro con lui, dicendogli che ha voglia di vederlo. In un certo senso lui la contatta ed è come se le lasciasse delle aperture...
Allo stesso tempo facendo così si prende un rischio dato che potrebbe allontanarla di nuovo e con maggior forza.

Restiamo in ascolto

Dr. Francesco Mori
Psicologo, Psicodiagnosta, Psicoterapeuta
http://spazioinascolto.altervista.org/

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gli ho scritto qualche giorno fa proponendogli di vederci per una chiacchierata e una passeggiata rilassante. Mi ha risposto subito, accettando il mio invito. Abbiamo deciso di vederci ma, purtroppo per una serie di imprevisti ancora non siamo riusciti ad incontrarci.
In un certo senso questa risposta positiva può esser vista, come dice lei, come un'apertura nei miei confronti.
Proprio in previsione di questo incontro mi chiedo quale sia il comportamento che devo tenere con lui, proprio per evitare di farlo sentire a disagio, di incrementare il suo malessere.
Da un lato vorrei essere rassicurata da parte sua, soprattutto per quanto riguarda i sentimenti che prova nei miei confronti, ma non so se sia opportuno aprire con lui questo discorso. Mi sembra di aver colto da parte sua l'incapacità momentanea di dare certezze, dice di non trovar soddisfazione in nulla, di sentirsi inadeguato e di non saper più cosa vuole dalla sua vita.
Che cosa posso fare?
io ho voglia di vederlo, stare con lui e stargli vicino, però ho paura di fare qualcosa di sbagliato e di allontanarlo ancora di più da me..
[#3]
Dr. Francesco Mori Psicologo, Psicoterapeuta 1,2k 33 33
Gentile utente,
non ci sono modi giusti di comportarsi in queste circostanze.
Come ha detto ed intuito forse non è il momento in cui la vostra coppia può fare progetti per il futuro od offrire particolari certezze.
In ogni caso forse non dovrebbe cercare di controllare in anticipo ciò che succederà. Di solito è tempo perso.

Restiamo in ascolto
[#4]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Cara ragazza,
In che modo ha fatto la conoscenza della depressione? Esperienze personali? Amicizie?
Se conosce un po' la depressione sapra' che in tale disagio psicologico il piacere non trova piu' posto e si sente estranea qualsiasi comunicazione che tenda ad evocarlo.
Quindi come stare accanto al ragazzo?
Non invitandolo a rasserenarsi non chiedendogli di mostrare di avere piacere a stare con lei.
Accettarlo com'è, senza cercare di "farlo stare meglio".
Pensa di farcela?
Stre accanto ad una persona derssa non e' facile perche' evoca la propria impotenza e tristezza.
Ma se gli vuole davvero bene puo' provarci.

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

[#5]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Cara ragazza,
In che modo ha fatto la conoscenza della depressione? Esperienze personali? Amicizie?
Se conosce un po' la depressione sapra' che in tale disagio psicologico il piacere non trova piu' posto e si sente estranea qualsiasi comunicazione che tenda ad evocarlo.
Quindi come stare accanto al ragazzo?
Non invitandolo a rasserenarsi non chiedendogli di mostrare di avere piacere a stare con lei.
Accettarlo com'è, senza cercare di "farlo stare meglio".
Pensa di farcela?
Stre accanto ad una persona derssa non e' facile perche' evoca la propria impotenza e tristezza.
Ma se gli vuole davvero bene puo' provarci.
[#6]
dopo
Utente
Utente
Ho avuto modo di conoscere la depressione perchè ho un familiare molto vicino che ne ha sofferto a lungo e tutt'ora è in cura.
Anche io ho sofferto di ansia varie volte, ma mai di depressione fortunatamente.
Mi rendo conto di quanto sia difficile stare a fianco ad una persona che soffre di questo malessere. Non ho la pretesa di "salvarlo" nè di "curarlo", vorrei solo stargli a fianco, nei limiti delle mie capacità e del mio ruolo, e per via del sentimento che provo nei suoi confronti.
Non so a cosa "aggrapparmi" per farmi forza in questa situazione, sono disposta a dare tutta la mia comprensione ed empatia, senza mettergli fretta e soffocarlo dietro al pensiero che deve guarire al più presto perchè io "lo sto aspettando".
Sono consapevole che potrebbe capitare anche per me qualche momento di cedimento in cui l'insicurezza e il dubbio che lui non provi nulla per me saranno più porti della mia volontà, per questo ho chiesto il vostro aiuto, per avere un punto da cui partire in questa situazione.
Grazie

[#7]
dopo
Utente
Utente
Gentili dottori vi scrivo per aggiornarvi su quanto sta accadendo.

Dopo il periodo di distacco di cui ho parlato sopra, ho preso coraggio e gli ho proposto di incontrarci. Ha accettato subito il mio invito, ma una serie di vicissittudini ci hanno impedito di incontrarci presto, finchè finalmente riusciamo a vederci.
Inizialmente abbiamo parlato un po' del più e del meno e di alcune cose che ancora lo preoccupano riguardanti la sua professione, senza mai affrontare il discorso "noi" e "nostra relazione".
Un lunghissimo abbraccio, di sua iniziativa, in cui mi ha stretto forte a lui, mi ha fatto percepire il suo affetto.
Da allora stiamo continuando a sentirci, mi racconta quello che fa in giornata, cosa lo preoccupa e cosa invece lo entusiasma. Piano piano mi sembra di percepire una sua "risalita" e un miglioramento dell'umore (ha superato una selezione importante e questo deve avergli dato molta carica).
In un certo senso mi sembra di aver fatto un enorme passo indietro rispetto al rapporto che avevamo prima (ci vedevamo tutti i giorni e sentivamo molto spesso, proprio come una coppia), ma d'altra parte penso che devo considerare il malessere che sta vivendo e da cui piano piano sta uscendo fuori.
Per il momento non ci siamo ri-visti, ma forse dovrebbe bastarmi così, in attesa che piano piano riacquisti la sua serenità e torni ad essere come prima. E' cosi?
[#8]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Si, cara signorina.
Si ponga in una posizione rispettosa dello spazio che il ragazzo mostra di desiderare.
Se riuscira' a costituire un riferimento desiderabile per lui, a cui rivolgersi con fiducia avra' raggiunto un buon risultato.
Ci mandi sue notizie quando desidera.
Saluti
[#9]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

legga questo articolo:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/1583-depressione-patologia-o-poca-forza-di-volonta.html

Spero Le sia utile.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#10]
dopo
Utente
Utente
Gentili dottori, vi prego di darmi un ultimo parere, dopo di che, smetterò di rimuginarci su e penserò soltanto a me stessa.
Dopo un periodo di sporadici contatti, sms e qualche incontro, siamo giunti al punto in cui era indispensabile prendere una direzione: stare insieme oppure no.
La decisione è stata quella di interrompere la relazione per alcune motivazioni principalmente sue e delle quali è fermamente convinto.
Dice di non essere all'altezza, di non essere adeguato ad affrontare una relazione, di non avere una sicurezza personale tale da potersi dedicare ad un'altra persona. Sostione di essere "sbagliato" e di non voler portare, in questa relazione, qualcosa di "imperfetto".
Sebbene il suo sentimento nei miei confronti sia forte (me lo ha detto guardandomi negli occhi) sostiene di dover "maturare" una preparazione per affrontare una relazione, perchè in tanti anni si è dedicato ad altri aspetti di sè stesso e della sua personalità (lavoro, studio, politica, ecc.) ma mai alle relazioni interpersonali, per questo si sente inadeguato. Lui parla quasi come se dovesse maturare un'abilitazione alle relazioni, come se dovesse studiare e imparare come si fa in modo da avere la situazione sotto controllo.
Credo (dal mio punto di vista) che il fatto di aver sofferto per la morte di un genitore, gli abbia fatto sviluppare questa sorta di autodifesa, in base alla quale deve "gestire" tutto quando per ridurre al minimo le possibilità di sbagliare e quindi soffrire.
Questo lo ha fatto in tutti gli ambiti della sua vita (lavoro,studio ecc.) e ora lo sta facendo anche in questa relazione.
Posto il fatto che non si può convincere una persona a fare una cosa di cui non si sente pronta, nemmeno se si ritiene che le sue motivazioni siano infondante, mi chiedo:

può davvero, a 26 anni, la paura e la convinzione di non essere "adeguati" (esperti,perfetti, giusti), essere più forte di un sentimento come l'amore (un amore appena nato)?
La paura può uccidere l'amore?

Se mi darete il vostro punto di vista ve ne sarò davvero grata, poi smetterò di pensarci definitivamente..
grazie
[#11]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

> Sebbene il suo sentimento nei miei confronti sia forte (me lo ha detto guardandomi negli occhi)

Qui apre il tema della comunicazione non verbale e di come leggere ed interpretare i segnali del corpo, dell'altro.
Il fatto che uno mi guardi negli occhi, vuol dire che mi sta guardando negli occhi. E basta. Questo il fatto.

Poi c'è l'opinione e l'interpretazione, che sono delle ipotesi, poichè è difficile se non impossibile leggere la mente dell'altro. Questa è un'opinione.

Lo sa che ci sono dei corsi per sostenere lo sguardo altrui o per imparare a guardare negli occhi gli altri?

Anche l'amore è una convinzione, tanto quanto la paura.
Sono emozioni ed i sentimenti (emozioni razionalizzate) sono entrambi convinzioni.

Come fa a sapere che l'amore più forte della paura?
Può essere che per Lei l'amore sia altrettanto forte e motivamente quanto la paura dell'altro?
Siamo diversi, e funzioniamo in modo diverso.

Dr. Fernando Bellizzi
Albo Psicologi Lazio matr. 10492
http://www.ericksoniano.it/medicitalia/

[#12]
dopo
Utente
Utente
Si, mi rendo conto che ci sono delle cose che non potrò mai sapere,né analizzare, nè di cui posso avere certezza assoluta, però empaticamente mi sembra di aver percepito il suo sentimento nei miei confronti.
La mia domanda, a livello più generale, è soltanto se è possibile che la "paura" come sentimento, convinzione, o come la si voglia definire, possa essere, talvolta, più forte dell'"amore", inteso a sua volta come sentimento, convinzione, ecc.
Mi chiedo se possa essere possibile, o se sono soltanto tutte scuse..
[#13]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

è una Sua convinzione (e anche di molti, non è sola) che l'amore sia più forte della paura...
Amore e paura sono emozioni.

E anche se fossero scuse, deve rispettare la di lui scelta...

C'è anche un'altra domanda da farsi a questo punto: cosa cambia in Lei, scrivente, in base alla risposta?
Perchè è così importante la risposta alla Sua domanda?
[#14]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile signora,
In una condizione depressiva l'affettivita' e' compromessa, non c'e libido a nessun livello.
E quando si presenti e' dolente.
C'e percio' una difesa verso qualunque emozione o desiderio vengano percepiti come tendenti al piacere.
Forse quello che lei nota e' percio' una sorta di chiusura emozionale che lei chiama "paura" ma che dovrebbe identificare come anedonia e come un rifiuto di percepire emozioni.

[#15]
dopo
Utente
Utente
Dott.ssa Esposito: è stato lui a chiamarla "paura", dicendo di non sentirsi in grado, di aver paura di sbagliare e di fare male agli altri (in questo caso a me) con la sua imperfezione e inadeguatezza.
Nel fare questo discorso lui è fermamente convinto di non essere in grado e di dover imparare a relazionarsi agli altri. Da un lato mi pare un discorso che non regge, nel senso che credo che si impari a vivere soltanto vivendo e quindi si impara a relazionarsi con gli altri soltanto facendolo, non è una cosa che si può imparare prima e poi si inizia a farla. Dall'altro non intendo ostacolare il suo pensiero nè tentare di fargli cambiare idea, rispetto la sua scelta, seppure mi sembri il frutto di una sua autoconvinzione.

Dott. Bellizzi io non penso che l'amore sia più forte della paura, al contrario invece penso che talvolta sia la paura ad essere più forte.
Questo è quello che mi sembra di aver percepito in questa situazione, mi rendo conto che nessuno può dirmi se sia andata davvero così.
Ho chiesto una vostra opinione per capire se queste cose possono realmente accadere, solo per una questione di chiarezza mia personale.
Sono cosciente che non possiate darmi alcuna risposta che allievi, almeno per il momento, il mio dolore..
[#16]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

ma il Suo dolore da dove nasce?
Dal di lui rifiuto o dalla delusione della propria aspettativa?
O da entrambe le cose?

Noi possiamo aiutarLa a riflettere su sé stessa, sull'altro sono solo ipotesi che nascono dal fatto che Lei porta non *l'altro* ma *l'altro visto da me*.

Ora, se *l'altro* sia sincero nelle parole che dice, o sia un attore, o se le Sue [di Lei scrivente] aspettative abbiano travisato le parole dette dall'altro, non ne avremo mai certezza!
[#17]
dopo
Utente
Utente
Il mio dolore nasce dalla delusione della mia aspettativa: io speravo (mi aspettavo) che il suo sentimento di amore nei miei confronti fosse più forte del sentimento della paura che prova. Ma così non è stato, purtroppo, e questo non può che crearmi sofferenza.

Credo proprio che lui tra la sicurezza di restare solo (e quindi non esporsi al rischio di amore e soffrire) e l'insicurezza di vivere una relazione che, per se pur da lui tanto desiderata, rappresenta comunque l'esposizione a un rischio e un terreno che non può controllare, abbia scelto paradossalmente la seconda proprio perchè, anche se dolorosa (è una sofferenza per lui lasciarmi), è comunque un dolore circoscritto e non "incontrollabile" come nel caso in cui avesse scelto la prima opzione.
La sua visione del mondo, e della relazione, e poi ulteriormente distorta dal malessere più generale che sta vivendo. E' come se lui metesse delle barriere alle cose che non può "controllare", per lui sono, in questo momento, difficili da gestire.

Mi rendo conto che non possiate avere una visuale oggettiva di lui, ma solo quella che vi viene descritta e filtrata da me, ma più passa il tempo e più lui continua a cercarmi con delle scuse (lo ha fatto anche oggi) e a lasciare sempre qualche spiraglio aperto, più mi sembra di capire che le cose siano andate veramente cosi.

Ora mi chiedo, se davvero è accaduto questo, quindi se il mio presentimento è corretto: cosa devo fare?
forse devo allontanandomi da questa relazione (seguendo quindi anche la sua scelta) perchè non posso e non devo essere io a fargli cambiare idea e a fargli realizzare il grande controsenso che per colpa della paura di nuotare, sta affogando.????
Dio solo sa se lui mai realizzerà che spesso è necessario lasciarsi andare per riuscire a stare a galla.. e se quando lo realizzerà, ci sarà un'altra occasione per noi..

Se questa spiegazione è plausibile avrò un punto fermo per andare avanti e per dirmi ogni volta che mi viene in mente il desiderio di stare con lui, che devo smettere di desiderarlo, non perchè lui non mi vuole bene, ma perchè realmente non riesce a dedicarsi ad una relazione come vorrebbe..
[#18]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

come sarebbe possibile consigliarLe cosa fare?
- non la conosciamo abbastanza, da decidere per Lei
- lo psicologo non decide per la persona, ma La aiuta a prendere una decisione
- non possiamo prevedere il futuro

Lei sa che lui è mosso dalla paura, e che, anche se la cerca, potrà sempre aver paura...
Ha pensato che potrebbe starLa cercando per paura di perderLa?

Non sarà Lei a fargli cambiare idea... cioè, Lei potrà proporre alternative, e se lui vorrà le accetterà.

Ora, se lasciare questa storia (per paura di cosa?) o se tenerla, questo lo può sapere solo Lei.

Ogni storia è importante fintanto che ci si sente a proprio agio.
Se si è a disagio, allora bisogna scoprire cosa ci mette a disagio.

Insomma, lo sa Lei quale è il prezzo che è disposta a pagare per questa storia.
[#19]
dopo
Utente
Utente
Si, ho pensato che lui mi cerchi perchè ha paura di perdermi.
Il fatto è che lui ha paura di perdermi e paura di tenermi, ma a conti fatti, la paura di tenermi ha superato tutto quanto e per quanto io sia disposta a fare qualunque cosa per "noi", mi trovo in una situazione in cui non so più cosa sia meglio fare.
Le alternative che gli ho proposto non sono state accettate, perchè lui, seppure in notevole difficoltà di prendere una decisione difinitiva, quando è stato messo alle strette ha deciso di interrompere la relazione (anche se poi continua a cercarmi e non c'è mai stato un distacco totale).
Non riesco a sbrogliare la situazione..


[#20]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

fintanto che Lei lo obbliga alla decisione, lui avrà paura.
Ma il "noi" su cosa si basa?
Al momento Lei sa che lui è motivato dalla paura.

Le ripeto, valuti quanto è disposta ad aspettare. Si dia un tempo ed un limite.
Sappia che se di fondo è un soggetto indeciso, lo sarà anche domani, dopo aver preso una decisione, poichè niente gli impedisce di cambiare nuovamente decisione un domani.

Poi fondamentalmente ormai stiamo ripetendo le stesse parole del Suo consulto precedente.

Qual'è il problema nel chiudere questa relazione?
Qual'è il problema nel cercare qualcun altro?
E' forse lui l'ultimo uomo sulla terra?
[#21]
dopo
Utente
Utente
Ha ragione..
La ringrazio molto..
[#22]
dopo
Utente
Utente
Gentili dottori, a distanza di alcuni mesi e con più chiarezza rispetto alla situazione, vi scrivo per chiedere un ulteriore consiglio.


Innanzitutto lui ha finalmente deciso di rivolgersi ad uno specialista, il quale non ha diagnosticato depressione, nè gli ha prescritto medicinali, ma gli ha dato delle indicazioni su come affrontare il suo problema. Lo specialista dice che dai loro colloqui risulta che lui è consapevole della sua situazione che debba riuscire a trovare le modalità per affrontarla.

Nonostante questo, continua ad avere problemi di ansia e soprattutto a rapportarsi con gli altri (e anche con me) in situazioni nelle quali è messo alla prova dal punto di vista emotivo.
Siamo insieme da un anno e lui ha difficoltà a trovarsi in alcuni contesti con me, persino a dormire insieme a me o andare a cena fuori, in quanto sono situazioni più coinvolgenti dal punto di vista emotivo (dice lui).
Talvolta io (con i miei 30 anni) sono un po' insistente e cerco di spingerlo e convincerlo a fare qualcosa insieme: per esempio andare al mare, assistere ad un evento culturale, andare al cinema. Tutte cose che lui solitamente fa (per accontentarmi?) e durante le quali noto po' di sacrificio per superare la soglia di ansia che permane costantemente.

Vi chiedo: quale comportamento devo tenere io in queste circostanze? io cerco di essere empatica e comprensiva, ma non sono più un'adolescente a cui è sufficiente trascorrere un pomeriggio intero insieme su una panchina e sento le mie esigenze.
E' giusto o sbagliato chiedergli di sforzarsi e provare a vivere delle situazioni leggermente diverse dalle solite (per es. passare un fine settimana insieme in un b&b al mare? )
Credo che ci vorranno ancora molti mesi prima che lui sia davvero in grado di affrontare tutte le situazioni. Nel frattempo cosa è giusto chiedere per non opprimerlo e nello stesso tempo non mettere in secondo piano me stessa?
grazie per la disponibilità
[#23]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

è giusto o sbagliato, per chi?
Per lui, per Lei, per entrambi?

> Vi chiedo: quale comportamento devo tenere io in queste circostanze?

Scusi, ma una che scrive lamentandosi che il proprio compagno è indeciso e poi chiede ad altri di decidere per Lei...

Quale comportamento deve tenere?
Farmi un bonifico e portare me al B&B al mare... anzi, non posso, sono sposato.
Correggo cosa deve fare.
Deve pagare un fine settimana a me ed a mia moglie al mare nel B&B.

Se risponde si, allora ho rimediato un fine settimana per me e la moglie.

Se risponde no, come spero, allora rifletta anche su quanto è disposta al fatto che altri decidano per lei il da farsi e fino a che punto è disposta a .... (ci metta Lei il verbo che preferisce) farsi usare per le proprie esigenze (laddove proprie sono quelle dell'altro).

Le ripeto l'ultima domanda: non ha altri maschi a disposizione che si comportano diversamente e che vogliono andare al mare nel B&B con Lei?
Non ha altri maschi che la fanno sentire donna invece che adolescente al parchetto? (O Tata, dato che alcuni adolescenti al parchetto si divertono eccome, dietro la vegetazione!) ;)

Con rispetto.

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