Utente 508XXX
Ringrazio anticipatamente i professionisti che presteranno attenzione a queste righe, e chiedo scusa se non riuscirò ad essere lineare o chiara nell'esposizione delle varie problematiche che ultimamente, mi stanno rendendo la vita infernale. Parto dal principio dicendo che la mia prima ed unica esperienza - a causa di problemi economici- con lo psicologo, risale all'età di 18 anni (attualmente ne ho 21) in seguito ad un mio abbandono scolastico con conseguente perdita dell'anno. All'epoca conobbi un ragazzo con la quale intrapresi una relazione durata all'incirca 2 anni. Ed è stato in seguito a questa esperienza ben poco felice, che ho compreso di essere una persona estremamente dipendente, con una fortissima carenza di autostima, terrorizzata dalla paura di essere abbandonata, che soffre di autolesionismo, un parassita che vive sulle spalle altrui, nutrendosi della vita degli altri, perchè incapace di riuscire a costruirsene una propria, in quanto non riesce a trovare voglia e motivazioni per farlo. Tant'è che finito il liceo, ho trascorso praticamente un anno e mezzo della mia vita (durante il quale ho conosciuto un'altra persona e intrapreso la mia attuale relazione) in camera mia, in un letto, apatica, guardando semplicemente i giorni susseguirsi e aggrappandomi alla quotidianità del mio attuale ragazzo. Attualmente quest'ultimo ha deciso di iscriversi all'università, e l'idea che in qualche modo lui potesse rendersi conto della nullità che si ritrova a fianco, mi ha portato di punto in bianco, a voler troncare la relazione. Emotivamente mi sento sempre più a pezzi, sempre un passo indietro rispetto a tutti quanti gli altri. Non meritevole di essere amata. Non riesco a gestire i miei stati d'animo. Passo giornate intere piangendo, senza riuscire a toccare cibo e non dormendo di notte. Ma soprattutto, non mi sento capita da nessuno. Inoltre ci tenevo a dire che mio padre soffre da diversi anni di depressione e attacchi di panico e nella sua famiglia ci sono casi di schizofrenia e dipendenza da alcool. A questo punto mi domandavo anche, quanto geneticamente la presenza delle suddette patologie, potessero influenzare.

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Dr. Armando De Vincentiis

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gentile ragazza inutile domandarsi quanto la genetica possa influenzare. a cosa le serve? Probabilmente per deprimersi di più pensando di essere (mi faccia passare il termine) "sfigata".
In realtà deve pensare alla soluzione del problema (sempre possibile) e cercare quali sono quelle risorse da attivare. Deve guardare avanti e dirsi "come posso fare" piuttosto che "non ce la faccio".
Potrebbe cominciare con il discuterne con uno psicologo dal vivo.
è estremamente importante il confronto con qualcuno che l'aiuti a mettere in discussione del proprie dinamiche disfunzionali.
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it