Utente cancellato
Egregi Medici,
mia madre, 73 anni, ha effettuato un'ecografia al seno che ha evidenziato:
"A dx sono presenti diverse formazioni cistiche di piccole dimensioni ed alcune immagini nodulari in QSE. In sede ascellare alcune formazioni linfonodali di diametro aumentato e caratteristiche patologiche. E' necessario completamento diagnostico con RMN."
Rispetto ai precedenti controlli regolarmente effettuati, è il coinvolgimento linfonodale a preoccuparci, in quanto non era mai emerso, mentre l'elemento nodulare è presente, invariato, da decenni. Il seno è molto voluminoso sia per componente adiposa che fibromatosa e difficile da esaminare.
In particolare, in attesa della risonanza magnetica già fissata fra tre settimane, vorremmo sapere se, quando si parla di linfonodi PATOLOGICI (per contro a quelli reattivi), l'origine è sempre tumorale o possono esserci anche altre cause.
L'ecografia è stata svolta in presenza di un quadro sintomatico che persiste da circa tre mesi con dolore al seno dx dapprima trafittivo in zona centrale, con anche senso di calore, adesso diventato più un senso di "peso" in zona laterale.
Ringraziando, porgo cordiali saluti.

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Bella domanda (^___^) che però bisognerebbe rivolgere all'ecografista,.

Se c'è un sospetto in senso oncologico il termine patologico si riferisce a fattori neoplastici, ma in casi particolari nel linguaggio medico il termine "patologico" può senz'altro riferirsi a malattie varie croniche non ncessariamente neoplastiche.

Tanti saluti
Salvo Catania
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
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[#2] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottore,
intanto grazie per la rapida e chiara risposta.
I linfonodi ascellari sospetti al momento sembrerebbero essere tre: le dimensioni variano da 1,97 a 2,7 cm ma quello che preoccupa è la loro forma (rotondeggiante) e la loro struttura (ilo non conservato). Inoltre due di essi sono uniti fra loro e ipoecogeni. Facendo ricerche su internet, con queste caratteristiche vengono dati per tumorali, ma l'ecografista, che è di solito molto scrupoloso, ha eseguito un esame approfondito e non è riuscito ad individuare, nel seno, una lesione primaria che possa giustificare questa, ipoteticamente secondaria.
Allo stesso modo, eco+mammografia di ottobre scorso (effettuate presso altra struttura medica) non mostravano anomalie ed in sede ascellare non segnalavano nulla. Il dolore mammario acuto e trafittivo è iniziato forse a dicembre ed andato scemando fino a fine febbraio. Ora è rimasto solo un incostante e vago senso di peso/fastidio.
Il fatto, poi, che nell'eco non si veda nulla, non significa che non ci sia nulla, questo lo capisco, perciò eseguiremo anche la RMN con mezzo di contrasto, sperando che chiarisca qualcosa.
L'ecografista, in presenza di questi linfonodi ascellari alterati e di un quadro sintomatico apparentemente in remissione, ha detto che potrebbe anche trattarsi di una ragione non neoplastica, ad esempio infettiva, ha parlato di mastite... mi ha detto che ha osservato linfonodi così anche in tali casi.
Nella sua esperienza, Dottore, questo può essere vero?
Grazie mille per la sua gentilezza e per la risposta che vorrà darmi. Saluti.

[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Le avevo già scritto che non necessariamente siano da considerare neoplastici. Ormai occorre avere pazienza sino alla Risonanza che ci dirà qualcosa di più anche sulla mammella.

Legga

http://www.senosalvo.com/approfondimenti/quando_perche_fare_RMM.htm

Tanti saluti
Salvo Catania, MD
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[#4] dopo  
161269

dal 2016
La ringrazio davvero molto per la risposta, Dottore.
Sì, occorre attendere l'esito della RMN per capire, poiché l'ecografia, che il medico ha voluto anche ripetere questa mattina, mostra aree di nodularità ben poco chiare con questo strumento diagnostico. Grazie.

[#5] dopo  
Dr. Salvo Catania

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>>occorre attendere l'esito della RMN per capire, poiché l'ecografia, che il medico ha voluto anche ripetere questa mattina, mostra aree di nodularità ben poco chiare con questo strumento diagnostico>>

D'accordissimo si fa per superare e/o integrare i limiti della ecografia.


L‘ecografia rappresenta l’estensione dell’esame clinico e si è imposta, i questi anni, come indagine nello studio delle neoformazioni superficiali. La facile accessibilità dei linfonodi superficiali, l’elevata risoluzione spaziale, il basso costo rispetto a TC e di RMN rendono l’ecografia il metodo di scelta per lo studio delle stazioni linfonodali superficiali migliorando la sensibilità della palpazione e della valutazione clinica nella detection dei linfonodi periferici patologici.
L’ecografia nel suo caso deve rispondere :
E’ un linfonodo?
Se è un linfonodo è normale o patologico?
Se è patologico è possibile una diagnosi differenziale tra linfonodo infiammatorio o neoplastico?
L’ecografia dei linfonodi normali rispecchia esattamente la loro anatomia; la morfologia è ovale, con una zona periferica ipoecogena (corticale), occupata dal tessuto linfatico ed una zona centrale iperecogena costituita da tessuto connettivo , adiposo e da strutture vascolari (ilo).
I linfonodi normali o reattivi hanno forma ovalare mentre i linfonodi neoplastici hanno forma rotondeggiante. Per differenziarli si utilizza l’indice di rotondità (L/T ratio), cioè il rapporto tra diametro longitudinale e diametro trasversale. Un rapporto L/T > 2 indica linfonodi benigni di forma ovale o fusiforme; un rapporto L/T (2).
In linfonodi di piccole dimensoni l’indice di rotondità non è sempre utile alla diagnosi precoce di metastasi linfonodali. Inoltre ci sono alcune eccezioni, poichè la forma rotondeggiante può essere presente nei linfonodi normali parotidei e sottomandibolari ed è abbastanza frequente nelle linfoadenopatie infiammatorie della prima infanzia.
Segno dell’ilo: l’ilo può essere periferico, iperecogeno ed aumentato nei linfonodi infiammatori, particolarmente nelle regioni inguinali ed ascellari, spesso poco visibile al collo soprattutto nei giovani. Nei linfonodi neoplastici l’ilo non è visibile, o è assottigliato, o distorto e centralizzato. La presenza di questi segni indica malignità con un’elevata specificità, che varia nelle diverse casistiche tra l’80% e il 95,5%, con una sensibilità più bassa, compresa tra il 65% e l’85% .
Ed altri segni che purtroppo non sempre sono chiarissimi.
Ecco perchè occorre attendere l'esito della Risonanza.

Tanti saluti...e auguri
Salvo Catania, MD
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[#6] dopo  
161269

dal 2016
Egregio Dottor Catania,
mi scuso anzitutto per la risposta tardiva al Suo messaggio molto chiaro ed esplicativo, avendo potuto collegarmi solo oggi dopo molti problemi concomitanti. Purtroppo, la risonanza al seno, senza+con contrasto, ha evidenziato una nodularita' maligna multifocale, non ancora confermata dalla biopsia ma altamente probabile visti la palese vascolarizzazione di tali noduli e il coinvolgimento ascellare. L'agobiopsia da effettuarsi in settimana definira' il tipo istologico e l'approccio più adeguato (chemio subito e/o dopo la chirurgia, radicalita' dell'intervento, ulteriori indagini da eseguire...). Si parla anche, nel referto della RMN, di curve i/t di tipo patologico, espressione della quale non conosco il significato.
Desidererei sapere se la multifocalita' comporta una prognosi più sfavorevole , dato che sono già alquanto preoccupata per il coinvolgimento ascellare .
Infine vorrei domandarle se uno stato infiammatorio-flogistico che mia madre sta accusando in questi giorni e che coinvolge la spalla omolaterale, le vertebre cervicali e la gola potrebbe essere correlato con quanto riscontratole al seno che si presenta anche edematoso.
Grazie mille per qualsiasi chiarimento.
Saluti

[#7] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Non ravvedo correlazione con i sintomi di competenza "ortopedica"
La multifocalità non è l'unico parametro prognostico da considerare oltre allo stato linfonodale. Ce ne sono altri sui quali se lo desidera ne possiamo riparlare quando avremo il risultato dell'esame istologico definitivo.

Adesso è il momento più doloroso dell'attesa e direi anche il più difficile sul piano psicologico. Non affronti da sola questa fase molto, e comprensibilmente, ansiogena se vuole aiutare la mamma.
Ora c'è da affrontare la prima malattia, il cancro, guaribile, ma contemporaneamente una seconda e più grave malattia, LA PAURA DEL CANCRO.

Le allego alcuni link per aiutare la sua mamma

Dare speranza
http://www.senosalvo.com/placebo_I.htm

http://www.senosalvo.com/mai_perdere_la_speranza.htm

https://www.medicitalia.it/salvocatania/news/4700/Dare-sempre-speranza-i-fattori-predittivi-sono-una-mera-informazione-non-una-condanna
http://www.senosalvo.com/ragazzefuoridiseno/menu_ragazzefuoridiseno.htm
Compiti per casa in attesa dell'intervento
https://www.medicitalia.it/blog/senologia/44-calcola-rischio-tumore-seno.html

Leggere le esperienze delle compagne di avventura (ci metto anche i familiari) aiuta a gestire meglio la paura soprattutto nell'attesa delle terapie.

Salvo Catania, MD
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[#8] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottor Catania,
non ho parole per ringraziarla della sua professionalità, disponibilità e per il preziosissimo materiale che mi ha linkato. E' incoraggiante parlare con lei.
Ha ragione, la paura è peggiore della malattia. Purtroppo nel giro di pochi anni ho visto due persone estremamente care andarsene via per, rispettivamente, un glioma ed un microcitoma ed è da lì che sono diventata ansiosa; mi rendo conto che, nella situazione attuale, tale disposizione d'animo è inutile e controproducente ed intendo farmi forza il più possibile.
Sono amareggiata, questo sì, per il fatto che i medici che hanno eseguito i controlli periodici a mia madre - pur ammettendo da sempre che il suo seno presenta una struttura di difficile lettura ecografica e mammografica - non le abbiano mai consigliato di fare una RMN, unico mezzo diagnostico che nel suo caso invece è stato chiarificatore.
L'acutissimo dolore mammario sorto circa 3 mesi dopo i controlli di routine a settembre fa sospettare, a questo punto, che ci fosse già qualcosa allora e che non è stato indagato... Siamo arrivati così al coinvolgimento di tutta la mammella e di più linfonodi ascellari, mia madre non ha ancora ricevuto cure ed il tempo passa. Capisco quanto sia inutile recriminare, ma è un altro motivo di angoscia per me.
I recenti dolori ortopedici di cui le scrivevo hanno reso necessarie due iniezioni di Voltaren, così come indicato dal medico di base, perché mia madre diversamente non sarebbe nemmeno riuscita ad alzarsi da letto per andare a fare gli esami.
Vorrei sapere da lei se questo farmaco può interferire con l'esito dell'agobiopsia ed agoaspirato che le sono stati praticati.
Vorrei inoltre sapere se, per non perdere altro tempo, può essere utile anticipare per conto nostro gli esami del sangue, l'rx toracica, l'ecografia del fegato ecc., visto che per il referto ci vorranno 20 gg. e non abbiamo ricevuto alcuna indicazione su cosa fare nel frattempo.
Quando avrò il referto istologico, se non la disturbo mi permetterò di scriverle ancora, ma la ringrazio intanto moltissimo, di cuore.

[#9] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Il farmaco non interferisce

Scusi per il ritardo a rispondere.
Salvo Catania, MD
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[#10] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottor Catania,
grazie infinite per il chiarimento e per il tempo che lei dedica a questo preziosissimo servizio.
Oggi ho richiesto un consulto al senologo al quale mi affido da anni e che non è lo stesso di mia mamma.
Nella RMN ha visto una lesione estesa (i noduli e relativi edemi riempiono il seno, malgrado questo sia molto voluminoso), pertanto a suo avviso sarebbe consigliabile effettuare prima la chemioterapia, in modo da intervenire poi chirurgicamente "su margini più puliti" (cito). La successiva chirurgia consisterebbe in mastectomia+svuotamento ascellare. In seguito, si farebbe ancora chemio. Di questo parere è anche uno degli oncologi che abbiamo sentito, un altro invece consiglia l'immediata mastectomia quale criterio d'elezione per rimuovere al più presto la sede fonte di cellule malate e poi eliminare quelle circolanti con la chemioterapia.
Lei che cosa ne pensa, ovviamente considerati i limiti di un parere a distanza?

[#11] dopo  
161269

dal 2016
Vorrei aggiornare con quanto emerso dall'esame istologico.
Diagnosi: carcinoma duttale infiltrante della mammella.
Recettori estrogenici: 80%
Recettori progestinici: 40%
Percentuale di cellule proliferanti (MIB-1 positive): 40%
Oncoproteina C-erb-B2: negativa.
Vorrei sapere com'è la situazione... L'agoaspirato del linfonodo ascellare è risultato, come previsto, positivo.
Vorrei inoltre sapere (mi scuso per l'eventuale stupidità della domanda) se aver asportato utero ed ovaie 13 anni fa per un fibroma influisce in qualche modo sulla terapia o la prognosi.
Grazie



[#12] dopo  
Dr. Salvo Catania

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1) I due trattamenti sono equivalenti, nel senso che se risponde bene la terapia NEOADIUVANTE presenta il vantaggio di poterla eseguire immediatamente, mentre se si optasse per l'intervento la terapia sarebbe differita di almeno 30- 40 giorni.

http://www.senosalvo.com/iuvante.htm

2) >se aver asportato utero ed ovaie 13 anni fa per un fibroma influisce in qualche modo sulla terapia o la prognosi.>>

L'asportazione dell'utero è ininfluente, mentre l'asportazione delle ovaie (nel secolo scorso si asportavano a tutte le pazienti) è sicuramente vantaggiosa trattandosi di un tumore ormonoresponsivo.
Salvo Catania, MD
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[#13] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottor Catania,
non so come ringraziarla ancora una volta per la sua chiarezza, che è specchio della sua grandissima professionalità ed umanità. Grazie davvero, di cuore.
Dopo l'agobiopsia avvenuta circa 3 settimane fa, Il tumore ha ripreso a dare dolore trafittivo in un punto della mammella, un sintomo che era apparso alcuni mesi prima della diagnosi e poi si era "spento"...
Intanto, finalmente, abbiamo avuto un incontro con tutti gli specialisti congiuntamente ed il chirurgo preferisce procedere subito con la mastectomia più svuotamento ascellare, in considerazione del grado alto di MIB-1 positive (40%) e anche per il fatto che la terapia neoadiuvante, ci ha detto l'oncologo, potrebbe non dare i risultati sperati di riduzione della massa, in quanto questa non si presenta compatta ma i noduli, alcuni anche piccoli, sono "sparpagliati". Si passerà poi alla chemioterapia e terapia ormonale, visto che il tumore è ormonosensibile ed HER2 negativo.

[#14] dopo  
Dr. Salvo Catania

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E allora andiamo avanti.....
Salvo Catania, MD
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[#15] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottor Catania,
torno a scriverle perché dopo la mastectomia abbiamo avuto l'istologico definitivo che è parzialmente diverso da quello dell'agobiopsia.
I valori sono:
Recettori degli estrogeni: 60%
Recettori del progesterone: 1%
mib-1: 30%
c-erb2: negativa
Trattasi purtroppo di K duttale infiltrante G3 con 20 linfonodi positivi su 28.
E' stata proposta chemio per 5 mesi, poi radio.
Non è un bell'esito, soprattutto per quanto riguarda i linfonodi e per il grading, ma l'oncologo ci ha detto di vedere il bicchiere mezzo pieno (che non so quale sia) e che le statistiche sono solo numeri...
Mia madre ha superato bene l'intervento ma continua ad accusare dolori simili a "torcicollo" (mai avuti in vita sua) che fin da prima della chirurgia vanno e vengono sia dal lato del tumore che da quello controlaterale; la PET non ha evidenziato problemi a livello del rachide, ma basta per ora per stare tranquilli?
Mia madre ora è preoccupata per la caduta dei capelli e le hanno proposto una cuffia refrigerante, io dubito che sia efficace ma almeno vorrei sapere se non ha contoindicazioni. Le sono infinitamente grata per ogni chiarimento che potrà darmi.

[#16] dopo  
Dr. Salvo Catania

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>>per il grading, ma l'oncologo ci ha detto di vedere il bicchiere mezzo pieno (che non so quale sia) e che le statistiche sono solo numeri...

D'accordo

Legga
https://www.medicitalia.it/blog/oncologia-medica/4700-dare-speranza-fattori-predittivi-mera-informazione-condanna.html

http://www.senosalvo.com/mai_perdere_la_speranza.htm
Salvo Catania, MD
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[#17] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Professore,

i link che ha indicato sono molto preziosi e mi aiutano tanto nei momenti di sconforto. Grazie!
Al momento, dopo due mesi dalla mastectomia+svuotamento, la ferita ancora non guarisce, c'è stata un'infezione da staffilococco aureo non risolta, malgrado cicli e cicli di antibiotici, che adesso dovranno essere ripetuti.
Intanto una prima infusione di chemioterapia c'è già stata, hanno detto che è un farmaco aggressivo, eppure mia madre non ha avuto alcun effetto collaterale. Ne' nausea, ne' caduta dei capelli, niente. E' normale?

[#18] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Sulla infezione locale non saprei dire nulla perché dovrei "vedere" direttamente.
Dipende dalla sede della mastectomia o come più probabile dalla persistenza di linforrea dal cavo ascellare ? Probabilmente lo stafilococco è solo "sovrapposto" provenendo in senso di inquinamento dalla cute.

Normale ??? Normalissimo !!! Esiste anche il NOCEBO oltre il placebo e con il paventare effetti collaterali ad ogni costo si finisce per creare disturbi , che con atteggiamento differente si potrebbero risparmiare.

Provi a leggere sulle ricerche che facevamo nel secolo scorso infondendo ad un gruppo di pazienti acqua fisiologica (ma con etichetta sulla flebo di CHEMIOTERAPIA) e ad altri pazienti infondendo chemioterapici ( ma con etichetta sulla flebo di acqua fisiologica )

Il primo gruppo che riceveva acqua fisiologica accusava nausea e vomito ed alcuni persino caduta dei capelli (!!!!!) , mentre il secondo gruppo che riceveva chemioterapici aggressivi...nulla ! Come sua mamma....niente !!

Legga
http://www.senosalvo.com/placebo_I.htm
Salvo Catania, MD
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[#19] dopo  
161269

dal 2016
Carissimo Dottore,
grazie infinite per la Sua risposta, dalla quale non posso che rimanere sinceramente e profondamente ammirata, pensando agli studi che Lei ed i suoi colleghi avete compiuto già da tanti anni, pionieri nella ricerca su queste malattie così terribili che grazie a voi sono diventate meno delle condanne e più delle situazioni con le quali si può cercare di convivere... E' motivo di grande speranza.
Mia mamma sta superando (forse) la questione infettiva, ma oggi ne è saltata fuori un'altra: quando stende le braccia in avanti perpendicolarmente al corpo, la scapola dal lato dell'intervento sporge visibilmente, come una SCAPOLA ALATA, cosa che prima non sussisteva (è evidente, l'avremmo notata!). Subito la paura è corsa all'idea di qualcosa di brutto a carico dell'osso, anche se la PET non aveva evidenziato nulla in alcun distretto a parte il seno, ma risale a 2 mesi e mezzo fa circa... La scintigrafia ossea non fu eseguita. Abbiamo contattato l'oncologo che le darà un'occhiata appena possibile. Lei non ha dolore in quel punto ma le fa invece molto male il nervo del collo da quel lato.
La saluto e ringrazio ancora.

[#20] dopo  
Dr. Salvo Catania

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>>ma oggi ne è saltata fuori un'altra: quando stende le braccia in avanti perpendicolarmente al corpo, la scapola dal lato dell'intervento sporge visibilmente, come una SCAPOLA ALATA, cosa che prima non sussisteva (è evidente, l'avremmo notata!). >>

Azzardo una ipotesi (comprenderà bene che a distanza non sia possibile, oltre che vietatissimo azzardare diagnosi) e spero di tradurre dal medichese in italiano per far comprendere un concetto non facile per i non addetti ai lavori.

Quanto descrive è molto suggestivo di una non infrequente sequela dello svuotamento ascellare, specie dopo terapie radianti o reinterventi sul cavo ascellare (non è il caso vostro).

Legga complicanze post-chirurgiche

http://www.senosalvo.com/terapia_chirurgica_intro.htm

Nelle manovre di dissezione ascellare accade talvolta di mettere in sofferenza un nervo che si chiama n .TORACICO LUNGO, che innerva il muscolo dentato anteriore, sposta la scapola in avanti e lateralmente in alto. La lesione, ma anche semplicemente la manovra di dissezione e scheletrizzazione del nervo (per una corretta radicalizzazione oncologica ) determina la " scapola alata", rotazione verso l'esterno con avvicinamento della scapola alla colonna dovuta all''azione del m. romboide . La scapola alata si evidenzia durante la flessione dell''arto fino a 90°.

Occorre una visita fisiatrica perché una precoce riabilitazione può risolvere nell'arco di alcuni mesi il deficit motorio.

Quindi state tranquilli anzi è un buon pretesto per una riabilitazione completa delle sequele provocate dall'intervento di dissezione ascellare.
Salvo Catania, MD
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[#21] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottore,
lei è un angelo e devo ringraziarla per l'impegno profuso in questo servizio, nel quale mette a disposizione la sua grande esperienza che è davvero a 360 gradi.
Con le sue indicazioni cercheremo di trattare il dolore che affligge mia mamma in questo periodo (invalidandola molto nella vita di tutti i giorni) e abbiamo già preso appuntamento dal fisiatra... cosa che nessuno a parte lei ci aveva suggerito di fare, con il risultato che la spalla di mia madre è sempre più bloccata. Nel frattempo abbiamo fatto rx rachide che mostra qualche acciacco dovuto all'artrosi, ma non tale da giustificare il dolore ne' tantomeno la scapola alata. Grazie di cuore

[#22] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Salvo Catania, MD
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[#23] dopo  
161269

dal 2016
Gentilissimo Dottor Catania,
vorrei riferirle che la sua ipotesi era totalmente azzeccata e che lei è stato l'unico a capire che il problema di mia madre alla spalla era dovuto ad una lesione del nervo toracico lungo derivante da mastectomia con dissezione ascellare. Infatti, l'abbiamo risolto!
So che potrà sembrare un problema minore, dato il quadro clinico di mia mamma, ma le posso assicurare che per lei è stato un disturbo dolorosissimo ed invalidante. Adesso in pochi mesi e la spalla è quasi totalmente rientrata in sede, con netto recupero funzionale e miglioramento della qualità della vita. Grazie, grazie infinite.
Invece, è successa una cosa strana. In pratica mia mamma dopo mastectomia aveva messo l'espansore, che le è stato in seguito rimosso perché il drenaggio non si chiudeva e continuava a far uscire liquido liponecrotico. Le è però rimasto una specie di "seno" (non abbiamo capito che cosa ci sia "dentro", visto che l'espansore è stato tolto e la protesi mai inserita), più piccolo, certo, ma abbastanza da trarre inganno anche la fisiatra che sta trattando la cicatrice e che credeva che mia mamma si fosse sottoposta a quadrantectomia anziché mastectomia. Ora la domanda è: cos'è questo tessuto? Non era meglio che non "avanzasse" alcun tessuto? Rischia di contenere cellule tumorali?
Mi vengono questi dubbi perché mia mamma oggi ha detto di aver sentito "pulsare" (ma non in senso doloroso, non sa spiegarlo bene) quella zona, ma non vicino alla cicatrice, bensì da "dentro". All'inizio del suo percorso un dolore interno al seno era stato ignorato ed invece era un tumore localmente avanzato, adesso non vorremmo più ignorare alcun segnale, anche se piccolo. Ovviamente mia mamma sta facendo la chemio (ha finito 4 cicli di AC e ora ne avrà per mesi di un altro tipo, seguirà poi anche radio) e riferirà questo sintomo al suo oncologo, ma potrebbe essere utile che intanto io la porti a fare accertamenti? Dopo la mastectomia non c'è stato alcun follow-up di tipo ecografico/ecotomografico, ecc. Grazie mille

[#24] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Mi dispiace nonostante la sua precisione nel descrivere la situazione a distanza non sono in grado di inquadrare correttamente il quadro clinico.
Salvo Catania, MD
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[#25] dopo  
Dr. Salvo Catania

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La invito (ci sono diverse figlie di donne operate che narrano le esperienze dei familiari) a narrare l'esperienza che state vivendo sul mio blog

https://www.medicitalia.it/spazioutenti/forum-rfs-100/come-si-calcola-il-rischio-reale-per-il-tumore-al-seno-44-461.html

Si presenti con un nome (può dire che l'ho invitata io) anche non vero se non se la sentisse. Riceverà senz'altro consigli pratici che l'aiuteranno a superare ostacoli che sembrano insormontabili

https://www.medicitalia.it/spazioutenti/forum-rfs-100/come-si-calcola-il-rischio-reale-per-il-tumore-al-seno-44-461.html
Salvo Catania, MD
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