Dipendenza da minias xanax e alcool

Gentili dottori,cercherò di essere breve dopo anni in cui usavo il minias per dormire ho iniziato ad esserne dipendente sia psicologicamente che fisicamente;questo per 13 anni. negli ultimi 4 anni ho avuto una depressione post partum ,la morte di mio padre, problemi di lavoro, con mio marito; mi son trovata ad abusare di minias per togliere il dolore e senza capire come ho aggiunto da due anni vino bianco,poi sono arrivata a mezza (forse più) boccetta di minias e alcool da un 75 ml a un litro, prima di dormire fino certe volte ad ubriacarmi;ho così capito che dovevo fare qualcosa(premetto che non ho mai bevuto in vita mai alcolici se non sporadicamente). Ho iniziato a scalare il minias poco per volta fino ad arrivare in 3 mesi a 70gocce e pochissimo vino ma è iniziata la crisi d'astinenza con attacchi di panico, insonnia,tremori, convulsioni, fitte ai nervi della schiena che mi hanno fatto mollare la palestra, mestruazioni continue o meglio continua sinrome premestruale con forti dolori al seno.Ho contattato la psicologa che mi seguiva fino ad un anno fa ma non esercitando più mi ha detto di rivolgermi altrove.In piena crisi e dopo aver cercato aiuti ovunque mi sono rivolta ad uno psichiatra che mi ha prosposto un disintossicazione con barbiturici per poi stabilizzarmi e scalare il barbiturico affiancando più avanti una psicoterapia.
Dovrei iniziare a breve ma mi rimane l'angoscia che per fare questo e stando male,visto chela mia vita è compeltamente stravolta , avrei avuto bisogno subito di una psicoterapia per parlare, capire e aver un supporto un aiuto in questo percorso.
Spero ceh qualcuno possa rispondermi perchè non potendo parlare ad amici tranne che a due familiari mi sento molto sola.
Vi ringrazio in anticipo
[#1]
Dr. Alex Aleksey Gukov Psichiatra 2.8k 119 6
Gentile utente,
prima di tutto ha fatto bene di rivolgersi finalmente allo psichiatra e di decidere ad affrontare la disintossicazione sotto la sua guida e non da sola.

Sicuramente, sebbene una persona farmacodipendente e alcooldipendente spesso vede la soluzione nella disintossicazione, nel superamento della dipendenza in sé, in realtà questo non è sufficiente, perché ci sono quasi sempre i motivi a monte della dipendenza e gli stessi farmaci e l'alcool tamponano questo qualcosa che è a monte, e senza questi "rimedi" la persona rimane "scoperta". Dunque, è effettivamente indispensabile, soprattutto nel Suo caso, occuparsi anche dei problemi a monte. E bisogna riparlarne con il Suo psichiatra. Ma, vista l'entità della dipendenza, è probabile che per occuparsi dei problemi a monte ci voglia non solo la psicoterapia, ma, nei primi periodi anche la terapia farmacologica (mi riferisco all'eventuale introduzione, oltre al barbiturico, dei farmaci antidepressivi, se il Suo specialista prenderà questa strada: parlatene). Riguardo alla psicoterapia, spesso nei primi periodi di cura la persona ha più difficoltà a partecipare alla psicoterapia vera e propria. L'affiancamento che colma i vuoti di solitudine, che permette lo sfogo ecc. non da tutti è considerata una psicoterapia. Tuttavia condivido che anche tutto questo è importante, non è da sottovalutre neanche la motivazione che può dare; inoltre, iniziando prima, si instaura già una relazione terapeutica, la quale potrà essere una base per un lavoro più diverso successivamente.

Dr. Alex Aleksey Gukov

[#2]
dopo
Attivo dal 2014 al 2014
Ex utente
Carissimo dottore, la ringrazio per la veloce attenzione al mio caso. Ho già chiesto allo psichiatra se era possibile iniziare da subito a parlare dei problemi più psicologici che farmacologici con qualcuno o della sua equipe o di sua conoscenza, ma mi è stato detto che devo prima "ripulirmi" da quello che ho perchè adesso non sarei proprio la vera io e quindi se ne parla molto più avanti.Le spiego con onestà che non mi sento depersonalizzata..anzi il mio bisogno di parlare, di capire mi aiuterebbe a mantenere la volontà, la motivazione e mi darebbe coraggio.
Non mi verranno dati antidepressivi (ne ho la certezza) e nulla che abbia a che fare con le bzd piuttosto farmaci antialcool, antieplettici, quello che si vedrà durante la somministrazione. Io mi affido, ma con chi affronto la paura che quelle boccette non saranno più in casa dal 2 giorno,che dovrò cambiare la mia vita dal semplice non dormire un oretta al pomeriggio a capire che se dormo 3 ore va bene lo stesso, a chi dirò che ho paura di perdere il mio lavoro,in sostanza qui parliamo di modificare tutto.
Inoltre affidandomi ad uno specialista non vorrei creare un brutto approccio cercandomi uno psicoterapeuta senza avergliene parlato e andando contro la sua indicazione.
Penso però, e lo dico a nome di tutte le persone che hanno distrubi come il mio, anche meno gravi, che non si può staccare la parte psichiatrica/famacologica (azione sul cervello) da quella umana psicologica (azione sulla persona).
la ringrazio se vorrà aggiungere il suo pensiero.
[#3]
Dr. Alex Aleksey Gukov Psichiatra 2.8k 119 6
Gentile utente,
scrivere a noi, secondo Lei, è compatibile con l'approccio indicato dallo specialista che La segue ? Perché ? Quali sono le Sue aspettative di questo consulto ?

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Sento in dovere di dirLe che non condivido l'approccio farmacologico che è stato proposto a Lei, e, visto che il progetto è importante, Le consiglio di consultare anche un altro specialista. Questo non deve raffreddare la Sua motivazione di affrontare il problema, ma bisogna essere meno impulsivi nelle decisioni, meno idealizzanti, meno drammatici.

Spiego perché ho dei dubbi.

1) sospendere nel giro di pochi giorni un farmaco dal quale si ha la dipendenza ed il quale si è abituati ad assumere ad alte dosi è pericoloso. Lei ne ha già avuto l'esperienza, ma la Sua esperienza è stata ancora "mite", perché Lei stava scalando e non sospendendo di colpo.

2) la sostituzione della benzodiazepina con il barbiturico o/e un altro antiepilettico, non garantisce una copertura anti-astinenziale equivalente. Inoltre, rispetto alle benzodiazepine, i barbiturici hanno molti più effetti collaterali e potenzialmente rischiosi per la vita. Se si può dire che il barbiturico può prevenire le convulsioni e che normalmente ha un effetto ipnoinducente, non si può però dire che ha un effetto altrettanto ottimale sull'umore e sul comportamento, i quali possono essere in alcuni casi anche peggiorati. Inoltre, nelle persone già con problemi di dipendenza, i farmaci barbiturici hanno un potenziale di assuefazione e di dipendenza non minori rispetto alle benzodiazepine. Prima che sono state inventate le benzodiazepine, sono stati proprio i barbiturici ad essere fra i sonniferi più abusati. Alcuni altri antiepilettici possono essere più sicuri (in associazione con lo scalare graduale e non di colpo di benzodiazepine).

3) Come ho già scritto, è un errore considerare la disintossicazione come l'obbiettivo principale o unico della terapia farmacologica nel Suo caso. Vanno curati anche i problemi psico-emotivi a monte, e non solo con mezzi psicoterapeutici, "umani", ma anche con la terapia farmacologica ! E non capisco perché scartare a priori alcune categorie di farmaci, spesso usati nella cura dei disturbi emotivi sottostanti o secondari ad alcool, come ad esempio i farmaci antidepressivi. Se pensa che una psicoterapia o una relazione umana possa rendere non necessario il ricorso a tali farmaci, secondo me sbaglia.

4) Nell'approccio di cura vedo un impatto "psicologico" sul quale discuterei:
Lei scrive:
"Non mi verranno dati antidepressivi (ne ho la certezza) e nulla che abbia a che fare con le bzd"

Sembra che le benzodiazepine vengano eliminate "di principio", per dare a Lei già quasi da subito la sensazione di essersi separata da tali farmaci, di non esserne più dipendente. Ma, come ho spiegato su, è un approccio sia non sicuro, sia illudente rispetto al problema. Vanno scalate gradualmente.

Sembra che anche gli antidepressivi vengano messi nella categoria da evitare, seguendo qualche principio soggettivo che vorrei capire. Lei stessa non vuole assumere gli antidepressivi ? Ha già assunto in passato gli antidepressivi e sa di non tollerarli ? Per Lei sono i farmaci che si "associano" in qualche maniera alla "dipendenza", alla "malattia" ? Teme che, iniziando, dovrà assumergli per tanto tempo e non lo vuole ? Su che cosa è basata questa decisione "certa" di non assumerli ?

In altre parole, mi sembra che l'approccio ai farmaci sia condizionato da qualcosa e perciò non è abbastanza razionale.

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Dunque, Le consiglio, prima di iniziare il percorso, di fare una visita anche da un altro specialista.
[#4]
dopo
Attivo dal 2014 al 2014
Ex utente
Caro dottore, quando lei scrive" Se pensa che una psicoterapia o una relazione umana possa rendere non necessario il ricorso a tali farmaci, secondo me sbaglia."
non mi ha capito , io sono perfettamente d'accordo che ci dovrebbe essere un antidepressivo (ne ho già molta esperienza), infatti la mia paura è proprio quella che lei descrive, che dovrei prendere anche farmaci che mi aiutano nella crisi d'astinenza e che io ho chiesto a questo psichiatra, il quale però ha parlato di tutto tranne che di quello.
Per me non è un problema assumere antidepressivi, è questo dottore che non segue questa procedura come non mi affianca nessuno nelle prime settimane.
E' proprio per questo che ho chiesto un consulto perchè la cosa mi sembrava pericolosa,
e credo che visto ciò che mi ha scritto chiederò un altro parere ad un altro specialista.
Le farò sapere e la ringrazio ancora.

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