Non riesco a vivere la mia vita a 18 anni

Gentili dottori,

Sono un ragazzo 18enne prossimo al diploma e ho un problema caratteriale molto limitante. Ho solo un amico con cui uscire e mai uscito con una ragazza. Se potessi impiegherei ore a raccontare la mia vita, ma devo contenermi anche se in questi casi il bisogno di sfogarmi è forte. Sin dalla quinta elementare ho avuto in temperamento insicuro, ritroso e con un forte complesso di inferiorità. Ai tempi della scuola primaria me ne facevano di tutti i colori ed ero trattato come un emarginato perché ero\sono una persona irascibile e non so stare agli scherzi un po' troppo esuberanti. Loro erano apposto, sono io che non vado bene. Vivendo in un piccolo paese non ho avuto possibilità di resettare la mia situazione ,anche psicologicamente, conoscendo nuove persone, così questa storia continuò fino alle medie.

Mia madre è stata ed è ancora una persona IPERPROTETTIVA, mi ha sempre trattato da bambino facendomi crescere nell'ingenuità. Da piccolo quando qualcuno mi faceva un dispetto lei era pronta a difendermi ossessivamente. Non ho sviluppato quella capacità critica e di reazione di fronte alle avversità tantoché ero sempre pronto a raccontarle i dispetti che subivo e provavo un senso di appagamento vedendo lei che si arrabbiava al posto mio. Fino ai 9\10 anni ho dormito con lei nel lettone (è così umiliante scriverlo). Mia madre secondo quanto dice mio padre era anche ipercritica nei miei confronti e autoritaria, io ero intimorito dal suo atteggiamento da nazista quando si arrabbiava ma al tempo stesso lei e mio padre erano i miei due ''amici''.

Ora loro sono separati da un po' di anni e vivo con mio padre. Ho fatto molte ricerche sulla psicologia e ho visto che vi sono moltissime corrispondenze tra il carattere di mia madre e il DISTURBO NARCISISTICO. Mio padre è diventato in quegli anni un co-narcisista, quindi non ho avuto di certo dei bei modelli da seguire, anche perché facevano vita ritirata, quindi..
Dai tempi delle medie ogni volta che dovevo uscire con il mio unico amico provavo sempre ansia anticipatoria, quando ero fuori avevo la tachicardia, molta ansia e un gran voglia di riandare a casa, uno strazio. Vedevo tutti quei ragazzi e ragazze e il groviglio delle loro vite annebbiare le mie capacità mentali. Io sono un spettatore che assiste ad un film in cui vi sono gli altri, io assisto all'evolversi delle loro vite, io rimango sempre più indietro. Mai una comitiva, mai un uscita di gruppo, mai divertimento in questi anni .Quest'ansia non mi è del tutto passata e ora percorro vie traverse pur di non incrociarmi con altri. Ho un'autostima fragilissima se non nulla, bassa tolleranza alle critiche ,son sempre invidioso degli altri, odio essere il secondo e devo essere per forza il primo e provo dolore, e disprezzo temporaneo verso la persona che sa fare qualcosa in più di me. Voglio cambiare perché non sto bene con me stesso, ultimamente sono sempre più triste e piango, voglio trovare una soluzione o farmi curare.
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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>Ho fatto molte ricerche sulla psicologia e ho visto che vi sono moltissime corrispondenze tra il carattere di mia madre e il DISTURBO NARCISISTICO. Mio padre è diventato in quegli anni un co-narcisista..<<
metterei da parte queste definizioni che andrebbero confermate da un clinico esperto, sempre ammesso che ce ne sia bisogno. Peraltro i soggetti narcisisti non sono iperprotettivi, anzi sono esattamente l'opposto.

Probabilmente sua madre è stata una donna iperprotettiva che non le ha dato modo di creare una giusta separazione, continuando a svolgere una funzione "vicariante", cosa che avrebbe dovuto iniziare a sperimentare da solo (cominciare a gestire le frustrazioni e i conflitti in maniera autonoma).

Comprendo la sua situazione e concordo con lei quando dice che vuole trovare una soluzione. La strada più semplice è quella di consultare un Collega specializzato in psicoterapia e fare una valutazione approfondita.








Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it

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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 494 46
Gentile ragazzo,

forse l'iperprotezione della mamma, se da un lato ti ha salvato davvero da esperienze negative, dall'altra non ti ha permesso di poter esplorare il mondo per come è fatto e poterti anche scontrare con le frustrazioni che fanno parte della vita.
Direi però che sei molto giovane e che, se te ne rendi conto, sei già a buon punto, in quanto hai davanti a te la possibilità di svincolarti.
La buona notizia è la tua motivazione al cambiamento: capisco che stai soffrendo, ma non vedrei tutto in modo osì negativo perchè questa sofferenza può essere funzionale per mostrarti che non ne puoi più di restare in questa posizione di passività e timori e vuoi modificare alcuni aspetti della tua vita.
Anche a me sembra una buona idea chiedere una consulenza psicologica, magari presso il Consultorio della tua zona o lo Spazio Giovani.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#3]
dopo
Utente
Utente
Grazie a tutti per le risposte. Il problema che mi pongo è se potrò recuperare il tempo perduto. So che potrà sembrare sciocco ma ci penso spesso. Una cosa con cui sto lottando è la mia ''ansia'' che si presenta quando devo uscire fuori, stare a contatto con gli altri.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 494 46
Più che recuperare il tempo perduto, mi concentrerei su ciò che il presente e il futuro offrono, in quanto se le cose sono andate così probabilmente c'è una ragione.
Magari non eri pronto per fare determinate esperienze e comunque la protezione della mamma è qualcosa che tu puoi imparare a gestire a tuo vantaggio: non tutto ciò che la mamma dice e fa non va bene. Prendi ciò che è utile e inizia anche a prendere le distanze dalla mamma, riconoscendo quando esagera con i comporti iperprotettivi.
Sarà utile anche alla mamma per crescere come genitore.

Cordiali saluti,
[#5]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
A 19 anni può recuperare il "tempo perduto" e non solo in senso Proustiano, dovrebbe però affidarsi ad un Collega.







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