Utente 548XXX
Salve, mi chiamo Karen e lo scorso settembre mi sono trasferita in Scozia per frequentare la facoltà di criminologia come ho sempre sognato. Adoro il mio corso di studi, ho trovato delle persone meravigliosr con cui passare il tempo, ho un lavoro part-time che mi permette di autofinanziarmi gli studi e gli svaghi e non potrei chiedere di meglio. Tuttavia, certi giorni (molti giorni) mi sento sopraffare da una sorta di ansia dovuta alla nostalgia di casa. Nonostante io mi tenga occupata quasi tutti i giorni e nonostante senta i miei genitori quasi tutti i giorni, in certi momenti lo sconforto è troppo forte. La mia reazione è quella di piangere, ma mi sento una sciocca. Piango quasi tutti i giorni per la nostalgia. Appena vedo una madre abbracciare la figlia, o un padre camminare con i proprio figli, o non appena sento le mie amiche parlare dei loro genitori che verranno a trovarle. O anche quando sono sola a casa a mangiare fissando le sedie vuote accanto a me, e quando mi sento male e non c'è nessuno a tenermi compagnia. Non mi pento assolutamente della mia scelta: ne va del mio futuro e mi sta aiutando tantissimo a crescere in tutti gli aspetti della vita. Tuttavia vorrei riuscire a smettere di piangere. È normale la mia reazione alla lontananza? Passerà con il tempo?

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Dr. Alessio Vellucci

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Cara Karen,

Lasciare la propria città, e con essa affetti e punti di riferimento, è un'esperienza che la sta mettendo comprensibilmente alla prova, come d'altra parte farebbe con ciascuno di noi. Purtroppo la conta dei vantaggi che questo percorso le offre è indipendente dai tempi necessari a trovare le nuove coordinate del suo benessere e del suo ambientamento, e variano molto da persona a persona.

La separazione dalle figure di riferimento (non importa quanto siamo grandi) è sempre capace di riproporci un patrimonio di emozioni che sono le stesse, diverse solo nella forma, che hanno caratterizzato l'allontanamento da mamma o papà quando eravamo troppo piccoli per poterlo ricordare con chiarezza. Gli effetti tendono ad andare spontaneamente in remissione, ma qualora ciò non avvenisse in tempi contenuti (nel suo caso siamo ormai quasi ad un anno) sarebbe opportuno concedersi ad uno spazio di ascolto nel quale scoprire i significati personali che l'uscita dall'area di comfort della famiglia ha attivato.

Spero di esserle stato di aiuto.

Un caro saluto
Dr. Alessio Vellucci
www.psicoterapiautile.it