Utente 521XXX
Buongiorno, ho mio padre che ha avuto un ictus un anno e mezzo fa e da quel periodo è portatore di catetere vescicale. Ha fatto 6 mesi consecutivi di riabilitazione e le cliniche per comodità preferiscono il catetere. Poi dopo qualche mese a casa ha avuto un infezione alle vie urinare che gli è stata curata all’ ospedale. Dopo 8 mesi si verifica di nuovo un infezione alle vie urinarie e anche qui curata in ospedale e l’ Urologo gli ha fatto vari esami tra cui una cistoscopia che ha rilevato un IPB e l’ Infezione dice l’ Urologo che è dovuta al ristagno di urina. Mi ha consiglio di togliere il catetere e di vedere come urina senza di esso e che se dovesse andar bene 3-4 volte al giorno svuotare la vescica con il catetere ad intermittenza. Voi cosa mi suggerite? Sto in panico e preoccupata per queste manovre. Ho paura che togliendo il catere non riesce ad urinare.
Inoltre, il catere che porta è un ch20 può passare al 18? Lui prima indossava un 18, non capisco perché ha un 20 da un po’.
L urorec ca usato con il catetere? L urologo mi ha detto che mio padre è portatore di catetere e che l urolec serve a poco. Oltre a questo non prende farmaci per IPB
Grazie!

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Per giudicare sarebbe necessario conoscere qualcosa di più sulle condizioni generali di suo padre, anche se immaginiamo non siano brillanti ... In situazioni molto degradate il catetere a permanenza può costituire un compromesso forzato, poiché altri approcci aggiungono difficoltà ad una assistenza già problematica (paziente allettato, eccetera). Ovviamente, fino a quando non si prova a rimuovere il catetere non si può sapere se e come la minzione spontanea possa riprendere. Se si vuole andare incontro a questo tentativo, è opportuno che la silodosina venga somministrata continuativamente almeno per una settimana. Ovviamente, con il catetere a permanenza a tempo indefinito, la silodosina non ha invece alcuna indicazione. I cateterismi ad intermittenza sono senz'altro più "puliti" e riducono il rischio di infezione, ma comportano - come dicevamo - un notevole aumento del carico assistenziale che raramente può essere affrontato in situazioni comuni.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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