Ansia pre-lavoro discoteca: trauma?
C'e da dire che l'anno scorso ho lavorato in una altra discoteca molto tranquilla con gente over 30 anni e non ho mai vuto nessun problema ed ero anche felice quando ci andavo, ora mi chiedio cosa mi sta succendo?
Dalla settimana scorsa ho deciso di fermarmi e sto molto meglio, anche perchè ho gia un lavoro ben rettribuito e ben soddisfatto
Grazie per la vostra attenzione illustrissimi dottori
da ciò che descrivi non sembra ci sia qualcosa che non va in te, ma una reazione comprensibile a un contesto lavorativo percepito come pericoloso. Esporsi ripetutamente a situazioni di violenza, tensione e imprevedibilità può attivare stati di allerta e ansia, soprattutto quando l’esperienza entra in contrasto con il proprio senso di sicurezza.
Il fatto che i sintomi compaiano nei giorni precedenti e soprattutto la sera, e che si siano ridotti nettamente dopo esserti fermato, indica che il tuo corpo stava semplicemente segnalando un limite. Non è una debolezza, ma un meccanismo di protezione.
L’esperienza positiva in un’altra discoteca più tranquilla conferma che non è il lavoro in sé il problema, bensì quel tipo di ambiente. Aver scelto di fermarti, soprattutto avendo già un lavoro stabile e soddisfacente, sembra una decisione coerente con il tuo benessere.
Ascoltare questi segnali è spesso il modo più sano per prevenire un disagio più profondo.
Cordialmente
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
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Intanto la ringrazio...
Lei pensa che abbia fatto bene a fermarmi,penso che a livello caratteriale cosi facendo ho dato una risposta sbagliata al mio subconscio, "del tipo" davanti a delle difficoltà hai avuto paura e hai mollato.Ho 45 anni e pensavo di crescere mentalmente davanti a questo tipo di difficoltà ma ho avuto questo malessere anticipatorio,francamente dottore non so se ho sbagliato o fatto bene a fermarmi,anche perche era un di piu che facevo, ed economicamente non ho bisogno di questo lavoro,ma é piu una sfida con me stesso,anche perché nonostante tutto altri colleghi hanno continuato a lavorare e non vorrei che io fossi il più debole.
Pensa che se volessi rientrare a lavorare potrei causare una ansia maggiore o la potrei forse addomesticarla e conviverci?
Cordiali saluti
capisco bene il dubbio che poni, ed è molto umano leggerlo in termini di sfida con se stessi . Provo a restituirti un punto fermo: fermarsi non equivale automaticamente a essere deboli, né a insegnare al subconscio a scappare . A volte significa riconoscere che una difficoltà non è formativa, ma logorante.
Qui non parliamo di una paura astratta, ma di un contesto oggettivamente violento e imprevedibile. Il tuo malessere anticipatorio non nasce dal caso, ma da ciò che hai visto e vissuto. Il fatto che tu abbia 45 anni non rende obbligatorio dover tollerare qualsiasi cosa per crescere : la crescita, spesso, passa anche dal saper scegliere cosa è compatibile con sé e cosa no.
Il confronto con i colleghi è comprensibile, ma poco utile: ognuno ha una soglia diversa, una storia diversa e motivazioni diverse. Continuare non rende automaticamente più forti, così come fermarsi non rende più fragili.
Se rientrassi ora con l’idea di dover dimostrare qualcosa , è possibile che l’ansia aumenti, perché diventerebbe una prova da superare più che un lavoro da svolgere. L’ansia si può anche imparare a gestire, certo, ma non sempre è necessario farlo in ogni contesto, soprattutto quando non è indispensabile né economicamente né professionalmente.
La domanda forse non è posso conviverci? , ma: ha senso, per me, farlo?
Da quello che scrivi, il tuo corpo una risposta l’ha già data.
Cordialmente.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
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Quindi il suo consiglio è lascia stare questo tipo di lavoro che mi dà "grande soddisfazioni "perché finirà col farti del male, giusto?
È solo logorante nel cuore e nella testa continuare, e poco utile alla mia causa.
Cordiali saluti
Più che dirti cosa fare, quello che emerge è questo: quel lavoro ti dà soddisfazioni, ma allo stesso tempo ti espone a un livello di tensione che per te è diventato pesante. I segnali che descrivi non parlano di debolezza, ma di un costo psicofisico reale.
La scelta non è tra giusto o sbagliato , ma tra quanto sei disposto a pagare in termini di serenità per continuare. Fermarti ti ha fatto stare meglio, e questo è un dato; continuare significa accettare anche il peso che ne deriva.
La decisione resta tua. L’importante è che sia una scelta consapevole. Solo tu hai la risposta.
Cordiali saluti.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
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Per lei egregio dottore non è una sconfitta/fallimento rinunciare se pur con tutte le avversità e i pericoli del caso ad un lavoro,soltanto appunto per quel che ne può conseguire?lo chiedo a lei perché di sicuro avrà già vissuto questo tipo di consulto e di vita vissuto.
Grazie
Cordiali saluti
Hai già fatto un passo importante riconoscendo ciò che questo lavoro ti provoca: ascoltare te stesso e rispettare i tuoi limiti non è una sconfitta, è prendersi cura di te. Ora il resto lo puoi decidere solo tu, seguendo ciò che senti essere meglio per il tuo benessere fisico e mentale.
Cordiali saluti.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
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Però C'è una cosa importante che non le ho confessato,sapendo di essere impegnato il fine settimana mi dava obbiettivi e mi fa sentire "vivo", perché il mio lavoro principale dove ho dato tutto e non riesco più a dare e sentire quasi niente in motivazione , obiettivo ect...sono in modalità "bourbon" è questa è stata la causa che mi ha portato a cercare di lavorare in discoteca...e mi dava la possibilità di sentirmi ripagato capisce...
Ora le volevo chiedere al netto del mio lavoro principale come potrei acquisire di nuovo motivazioni obbiettivi ect...senza incappare in lavori rischiosi come lei già sa?
Cordiali saluti
Non esistono soluzioni rapide o formule universali: il modo in cui ritrovi motivazione e senso negli obiettivi dipende molto dal tuo contesto, dai tuoi valori, dai limiti che vuoi rispettare e da cosa ti fa stare bene senza rischi inutili. Puoi provare a esplorare nuovi progetti, hobby, formazione o attività che ti sfidino e ti appassionino, piccoli obiettivi che ti restituiscono soddisfazione senza metterti in pericolo.
Ti invito a riflettere su alcune domande: quali attività ti hanno dato soddisfazione in passato senza farti correre rischi? Ci sono aree della tua vita, anche personali o creative, in cui potresti trovare gratificazione simile? Che cosa ti fa sentire vivo oggi, oltre al lavoro in discoteca?
In fondo, la risposta la conosci già tu, perché sei tu a vivere la tua esperienza: trovare strade che ti motivino senza metterti a rischio dipende dal tuo equilibrio e dalle tue scelte consapevoli.
Cordialità
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
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Le faccio una domanda un po' complessa che da molto tempo mi pongo ma non trovo risposte...
Esiste la felicità?e cos'è la felicità?
È da troppo tempo che sono spesso triste e malinconico e sviluppo una certa vita monotona sempre le stesse cose, nonostante sia un uomo sposato con figli e abbia un lavoro forte economicamente,essendo anche abbastanza conosciuto in città ma non riesco quasi mai ad essere felice e motivato per andare avanti con più voglia e più gioia?
Perché?
Cordiali saluti
la domanda che poni è profonda e legittima, ma non è una domanda a cui si possa rispondere in modo risolutivo dentro uno scambio su un forum. Proprio questo, però, è già un primo punto fermo.
La felicità non è uno stato continuo né un traguardo stabile da raggiungere una volta per tutte. Più spesso è fatta di momenti, di oscillazioni, e soprattutto di senso. Quando una persona ha tutto ciò che dovrebbe bastare famiglia, stabilità economica, riconoscimento sociale e nonostante questo si sente triste, svuotata o poco motivata, il problema di solito non è cosa manca fuori, ma cosa sta succedendo dentro.
La monotonia che descrivi, la malinconia persistente, la difficoltà a sentire slancio non sono segni di ingratitudine né di fallimento personale. Sono segnali. Segnali che qualcosa di tuo chiede spazio, ascolto, rielaborazione. E questo tipo di lavoro non può essere fatto a colpi di risposte razionali o consigli puntuali: richiede un percorso, un tempo, una relazione di aiuto strutturata.
Credo che, arrivati a questo punto, sia corretto fermarsi qui sul tema discoteca e più in generale sulle singole scelte di vita, perché il nodo non è più cosa fai, ma come stai e da quanto tempo stai così. Continuare a cercare spiegazioni generali rischia solo di aumentare la confusione.
La domanda giusta, forse, non è esiste la felicità? , ma:
che spazio ho dato finora a me stesso, al di là dei ruoli che ricopro?
Ed è una domanda che merita di essere affrontata con un professionista, non da solo.
Questo non toglie nulla a ciò che hai costruito nella tua vita. Anzi. È proprio perché hai costruito molto che ora può essere il momento di prenderti cura anche di ciò che non si vede.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
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Ha fatto un intervento da applausi sul mio stato e molte cose che ha descritto sono vere.
Forse cercavo in un lavoro diverso e più appagante per cercare di smorzare la mia monotonia e sentirmi più appagato,ma forse ho sbagliato a cercare motivazioni e voglia di vivere in più,con lavori un po' movimentati e pieni di gente...forse devo cercare di analizzare dentro me cosa non va realmente e cosa desidero di più.
Grazie ancora dottore per la sua sensibilità e professionalità
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Approfondimento su Ansia
Cos'è l'ansia? Tipologie dei disturbi d'ansia, sintomi fisici, cognitivi e comportamentali, prevenzione, diagnosi e cure possibili con psicoterapia o farmaci.
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