Utente
Gentili Dottori,
Mi rivolgo a voi per avere una qualche delucidazione in merito alla seguente questione. Mio padre ha 53 anni e di recente gli è stato diagnosticato un adenocarcinoma acinare infiltrante alla prostata in seguito ad una biopsia. Il referto della sancisce un grado di malignità 6 (3+3) sec. Gleason combinato. Inoltre la neoplasia è stata riscontrata in tutti i frustoli bioptici e coinvolge il 50% del campione. In particolare sono state disposte sei biocassette:
1) lobo destro apice: 1 frustolo ;
2)lobo destro medio: 1 frustolo;
3)lobo destro base : 1 frustolo;
4)lobo sinistro apice: 2 frustoli;
5)lobo sinistro medio: 1 frustolo;
6)Lobo sinistro base: 2 frustoli.
Da altri esami è emerso un valore del PSA pari a 11.4 e totale assenza di metastasi.
A completamento del quadro aggiungo anche che mio padre soffre di cuore, circa un anno fa ha subito un intervento di angioplastica.
Quale terapia mi consigliate?
La radiochirugia è auspicabile?
Vi ringrazio anticipatamente.

[#1]  
Dr. Silvio G. Festa

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Caro utente,la terapia del tumore della prostata e' in costante evoluzione e ogni caso meriterebbe una discussione interdisciplinare tra urologi,oncologi e radioterapisti. Certo l'eta' del paziente e le sue condizioni cliniche giocano un ruolo importante nella decisione dell'approccio terapeutico, nonche' la sua attesa di vita. L'intervento tradizionale o l'approccio laparoscopico in mani esperte sono a mio avviso l'arma piu' importante contro questa malattia, considerando che la linfadenectomia e' d'obbligo nei casi con psa elevato. L'intervento chirurgico, a differenza della radioterapia offre una chance in piu' al paziente giovane, consentendo una stadiazione piu' completa della malattia e non preclude altre terapie in caso di metestasi; Ma la scelta finale, secondo me, tocca al paziente una volta correttamente informato.
Saluti
Dr. Silvio G. Festa

[#2]  
Dr. Daniele Masala

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Caro signore esaminando attentamente i dati da lei riportati direi che si tratta di una forma di tumore di medio-alta aggressività (anche in considerazione dell'età anagrafica del paziente e del PSA iniziale alla diagnosi). Molto spesso, anzi quasi sempre la biopsia fornisce solo un'idea del tipo di malattia di fatto sottostadiando la malattia stessa, che nell'esame istologico definitivo (possibile solo praticando una chirurgia radicale della prostata) viene invece esattamente tipizzata.
Per tale forma e per la comorbidità (angioplastica coronarica relativamente recente) suggerirei un intervento chirurgico di prostatectomia radicale retropubica tradizionale. Si tratta di un intervento eseguito in tutti i reparti di urologia in modo quasi routinario con eccellenti risultati. Nel caso del suo papà non è ipotizzabile una tecnica di conservazione dei fasci neurovascolari deputati all'erezione dato il coivolgimento della ghiandola in toto.
Dopo l'intervento chirurgico il paziente dovrà sottoporsi comunque ad un attento monitoraggio uro-oncologico.
Cordiali saluti,
dott. Daniele Masala.
Dirigente Medico Urologo UOC Urologia Pozzuoli
Perfezionato in Andrologia

[#3]  
Dr. Roberto Mallus

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Gent.le utente,
considerata l'età e per i motivi chiaramente esposti dai colleghi che mi hanno preceduto sono sicuramente d'accordo con i colleghi nel consigliarLe una prostatectomia radicale, tenga però conto che la decisione spetta a Suo padre.
Cordiali saluti
Dott.Roberto Mallus

[#4] dopo  
Utente
Gentili Dottori,
Vi ringrazio per la celerità e per l'esaurienza delle risposte.
Cordialità

[#5]  
Prof. Bernardo Rocco

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Caro lettore,
Concordo anche io con l'intervento di prostatectomia radicale. Per esperienza personale consiglio di non escludere la chirurgia mini-invasiva, in particolare la robotica; soprattutto per il ridotto rischio di sanguinamento. Questo perché in un soggetto sottoposto ad un angioplastica coronarica, quindi con una cardiopatia ischemica di base, il vantaggio di una chirurgia con ridotte perdite di sangue puo' essere molto rilevante.
Cordiali saluti,
prof. Bernardo Rocco
Università di Modena e Reggio Emilia
www.bernardorocco.it